Pendettero nel medesimo senso gli altri figliuoli Angelo ed Agostino, il qual ultimo, morto nel 1566, avea scritto la storia de' Saraceni e dell'America. Eran nati a Lucca e aveano fatto gli studj in Italia col fratello Leone, il quale sposò Flaminia dei Muralto di Locarno, restò prigioniero in Francia al tempo delle guerre civili, in Polonia tenne splendida posizione e fu ambasciadore presso varie Corti.

Celio Secondo morì il 25 novembre 1569, e fu deposto con gonfio epitaffio[181] nella cattedrale col resto di sua famiglia; dove la moglie lo raggiunse al 12 maggio del 1587. Spirito di eccessiva sottigliezza, dicono i suoi correligionarj, non sapeva restringersi alla semplicità della Scrittura, e lasciava che la sua immaginativa trascendesse i limiti della rivelazione[182]. Per togliere il sospetto di antitrinitario, nel suo testamento, che sta manuscritto nella biblioteca municipale di Basilea, confessa creder in Dio Padre, nel Figliuolo unigenito suo, e nello Spirito Santo suo, e di abbracciare Gesù Cristo, vero figliuolo di Dio e vero uomo, come l'unico mediatore fra Dio e noi.

[APPENDICE I.]

La Fuga.

Lucio. O m'inganno, od ho le traveggole, o mi vien incontro il mio Probo, se pur non è l'ombra sua. Poichè so che fu trattato pessimamente in questi anni e da questi Caifa. Ma comunque sia, giacchè ha la faccia di Probo, per Probo il saluterò. Addio, o Probo.

Probo. Addio, caro Lucio. Ma dimmi, per Gesù; di che dubitavi al vedermi?

L. Temevo non so che; mi parevi e non parevi.

P. O che? Non ho la stessa cappa, la barba stessa, lo stesso volto?

L. Stesso affatto; ma deh quanto mutato! uscito di carcere, come sei lurido e magro.

P. Ma l'animo è uguale, neppur d'un briciolo cambiato, se non che la so più lunga.