Questo sonetto trovo nella Magliabecchiana mss. cl. VII. 309; dove sono moltissime pasquinate, o in raccolte, o sparse: fra cui Risate di Pasquino con l'abbate Luigi per l'aggiustamento di Pisa circa le differenze tra il re di Francia e la casa Chigi.

Ultimamente stampossi Pasquin et Marforio, histoire satirique des papes, traduite et publiée pour la première fois par Mary Lafon (Parigi 1861). È poco meglio che copia di un articolo dei Mémoires de littérature par M. De S.... (t. II, p. II, p. 200, Aja 1717), aggiuntevi mentosto pasquinate che satire contro i papi, tolte da Hutten e da altri. Per esempio, sotto Giulio II mette il dialogo, spiritoso per verità ma ben lungo, fra questo papa e san Pietro alla porta del paradiso, che è attribuito a Erasmo o a Fausto Anderlino, e che noi mettemmo in nota al Discorso XIV. Esso Hutten ha pure il Pasquillus exul, dialogo con Ciro; ove finge che, abbandonando affatto la città, stanco di aspettare, nè più nulla sperando dal papa, solo occupato ad impinguare i suoi ben numerosi, gli espone il secreto della creazione dei trentun cardinali, della promulgazione delle indulgenze, e del progetto della crociata, che in fatto era un'operazione politica e finanziera per ristaurar l'erario, e dar al papa la maggioranza nel conclave.

E tutt'altro che pasquinate sono il dialogo tra Vadisco e Pasquino: Apophtegmata Vadisci et Pasquinei de corrupto statu Ecclesiæ; il Pasquillus extaticus, ed altre composizioni.

Gli è per quest'ultima che annettesi il marmo beffardo al nome di Celio Curione, del quale vuolsi sia la raccolta Pasquillorum, comparsa a Basilea il 1544.

Questa comincia da una poesia De se ipso et origine sua, ove Pasquino narra lui esser Lica che portò ad Ercole, da parte di Dejanira, la fatal camicia, onde perdè la vita; ma prima di spirare lanciollo in aria: ricaduto sopra uno scoglio del mar d'Eubea, suscitava tante tempeste, che Nettuno col tridente ne lo cacciò, onde salvossi in terraferma, ed or rimane a Roma, dove una turba di pedagoghi ogni anno gli rende i dovuti onori.

Non v'è titolo propriamente onde attribuir quella raccolta al Curione, e neppure il Pasquillus theologaster diretto a Lutero; bensì è di lui il Pasquilli extatici de rebus partim superis, partim inter homines in christiana religione passim hodie controversis cum Marphorio colloquium (Basilea 1544). Poi Celii Secundi Curionis Pasquillus extaticus, una cum aliis etiam aliquot sanctis pariter et lepidis dialogis, quibus præcipua religionis nostræ capita elegantissime explicantur; omnia quam antea cum auctiora, tum emendatiora,.... adjectæ quoque sunt quæstiones Pasquilli in futuro concilio a Paolo III indicto disputandæ, lectu jucundissimæ (s. l. et a.).

Forse col titolo di Pasquino in estasi, ragionamento di Marforio e Pasquino, il dialogo fu scritto originariamente in italiano, qual si trova manoscritto nella biblioteca ducale di Gotha, poichè v'è qualcosa che manca nelle stampe latine, come il passo relativo a Giovanni Valdes, che daremo qui sotto.

Comparve poi a Ginevra Pasquillus extaticus, non ille prior sed totus plane alter auctus et expositus; e Pasquino in estasi, nuovo e molto più pieno che 'l primo, col viaggio all'inferno colla falsa data di Roma, nella bottega di Pasquino a l'istanza di papa Paulo Farnese. Sebben quest'ultima frase sia evidentemente falsa, indicherebbe però fosse anteriore al 1549, e vi stanno in appendice Questioni di Pasquino da disputare nel Concilio di Trento, che mostrava di voler fare il papa.

È un de' libri che più corsero attorno in quel tempo, e di quelli che sogliono fare il maggior danno, pervertendo il buon senso e la morale col mettere il riso al luogo delle ragioni, e ridur l'uomo al grado di scimia. Diamone l'analisi.

Marforio. «Che c'è di nuovo, Pasquino? Tu sei bello e smagliante.