La terza, che non è contro la sacra scrittura, ossia la parola di Dio, l'amministrarsi il sagramento dell'Eucaristia solamente sotto una specie qual è quella del pane, anzi ciò è un rito convenevolissimo.

Per discorrere distintamente incomincierò dalla prima verità. Questa con ogni chiarezza viene esposta nell'evangelio di san Giovanni al capo 6, dove si legge, come detto da Cristo N. S., Panis quem ego dedero, caro mea est pro mundi vita; e più sotto nel medesimo capo, dice il medesimo Signore: Caro mea vere est cibus, et sanguis meus, vere est potus. San Matteo poi, nel riferire l'istituzione di questo divinissimo sagramento nel capo 26, parla come segue: Cœnantibus autem eis, accepit Jesus panem, et benedixit ac fregit, deditque discipulis suis, et ait: Accipite et comedite; hoc est Corpus meum. Et accipiens calicem, gratias egit, et dedit illis dicens: Bibite ex hoc omnes; hic est enim sanguis meus novi testamenti, qui pro multis effundetur in remissionem peccatorum. Parimente san Marco parla dell'istesso tenore al capo 14. Et manducantibus illis, accepit Jesus panem, et benedicens fregit, et dedit eis, et ait, Sumite; hoc est Corpus meum. Et accepto calice gratias agens dedit eis, et biberunt ex illo omnes, et ait illis: Hic est sanguis meus novi testamenti qui pro multis effundetur. Così fa anche san Luca nel capo 22 del suo Evangelio. Et accepto pane, gratias egit, et fregit, et dedit eis dicens: Hoc est corpus meum quod pro vobis datur. Similiter et calicem, postquam cœnavit dicens: Hic est calix novum testamentum in sanguine meo, qui pro vobis fundetur. Finalmente l'Apostolo san Paolo, nell'epistola prima a' Corinti al capo 11 parla nel modo seguente: Ego enim accepi a Domino, quod et tradidi vobis quoniam Dominus Jesus, in qua nocte tradebatur accepit panem, et gratias agens fregit, et dixit: Accipite et manducate, hoc est corpus meum, quod pro vobis tradetur: hoc facite in meam commemorationem. Similiter et calicem, postquam cœnavit, dicens: Hic calix novum testamentum est in meo sanguine; e dopo soggiunge: Itaque quicumque manducaverit panem hunc, vel biberit calicem Domini indigne, reus erit corporis et sanguinis Domini.

Su questi testi sì chiari della Scrittura divina fondano i Cattolici la loro dottrina ed indubitabile credenza intorno alla presenza reale del corpo di Gesù Cristo sotto le specie del pane, e del suo sangue sotto le specie del vino; nè si può dire altrimenti se non si vuol fare una manifesta violenza a' sensi chiarissimi di tali testi, conforme l'han fatta i Sacramentarj, gli Zuingliani, i Calvinisti e simili, i quali contro la verità hanno insegnato, che tali testi parlino metaforicamente e figuratamente, sicchè si abbia ad intendere che il pane sia una figura del corpo di Cristo, ed il vino lo sia del suo sangue. Niun uomo disappassionato si può figurare un tal senso in tali proposizioni per se stesse chiarissime, e quando non altro, una tale spiegazione si convince falsissima da ciò che si dice del corpo, Quod pro vobis tradetur; del sangue, Qui pro vobis, qui pro multis effundetur; poichè non la figura, ma il vero corpo e il vero sangue di Gesù Cristo fu quello che fu dato e fu sparso sulla Croce per la redenzione del genere umano, e per la remissione de' nostri peccati. Di più, come si possono accordare con tale spiegazione quelle altre parole in san Giovanni: Panis, quem ego dedero, caro mea est pro mundi vita; Caro mea vere est cibus et sanguis meus vere est potus? Posta l'accennata spiegazione, come poteva dire il Signore, che il pane che egli avrebbe dato è la sua carne, e che la sua carne e 'l suo sangue sono veramente cibo e veramente bevanda, se tutto si riduce ad una figura, ad un segno, ad un simbolo?

Fondano ancora sopra de' medesimi testi i Cattolici romani quest'altra verità, che, in virtù della consacrazione, cessino le sostanze del pane e del vino, ed in vece loro succedono sotto quelle specie il corpo ed il sangue di Gesù Cristo. Lutero in questo punto ha parlato in diverse maniere, conforme può vedersi nelle sue scritture a que' di Argentina, a' Valdesi ed altri, discordando da se medesimo. I suoi primi discepoli hanno insegnato, e dietro ad essi insegnano e credono i seguaci della loro credenza, che nel tempo dell'uso del sagramento vi sia bensì la reale presenza del corpo e del sangue di Cristo, ma unitamente anche le sostanze del pane e del vino; il che è negato costantemente da' Cattolici, e si prova naturalissimamente da' medesimi testi soprallegati, a non voler cavillare ed interpretare di capriccio la parola di Dio, ma secondo il suo vero e naturale senso, conforme è di ragione che se ne intenda il significato. Imperocchè, come si può verificare in senso reale (non avendo più luogo il mistico o figurato de' Sacramentarj e loro partigiani, impugnati da' medesimi Luterani, non che da' Cattolici romani) il detto di Cristo, Il pane che io vi darò è la mia carne: questo è il mio corpo: questo è il mio sangue; siccome egli disse del pane che aveva in mano, e del vino che era nel calice da lui tenuto in mano? Imperocchè sarebbe stato necessario, per avverarsi ciò in senso reale, che veramente il pane fosse il suo corpo, ed il vino fosse il suo sangue; rimanendo quello pane, e questo dell'essere sostanziale di vino: il che ognun vede che è cosa impossibile, e che rinchiude implicanza. Adunque il senso legittimo e naturale di tali testi è quello che insegnano i Cattolici, secondo il quale le predette proposizioni della sacra scrittura portano la vera e reale mutazione del pane nel corpo, e del vino nel sangue del Signore; sicchè il senso sincero sia: Quello che vi do sotto l'apparenza, o specie del pane, non è più pane ma il mio corpo sotto le specie del pane; e lo stesso si dica del vino consacrato; siccome nelle nozze di Cana Galilea, mutata l'acqua in vino per l'onnipotenza del Signore, non rimase già la stessa cosa acqua e vino, ma quella fu tramutata in questo. Certo sarebbe una mostruosa interpretazione di quelle parole dell'evangelio di san Luca al capo 7, Cœci vident, claudi ambulant etc., se si desse loro questo senso che coloro fossero insieme ciechi e veggenti, storpi e raddrizzati a camminare; mentre il senso vero naturale delle citate parole è: Quei che erano ciechi, ora non son più ciechi, ma veggono; quei che erano storpj o zoppi, ora non sono più storpj o zoppi, ma sono abilitati nella persona a poter camminare.

Nè questo intendimento avuto per vero e legittimo da' Cattolici romani contro gl'insegnamenti de' Sacramentarj e loro simili, e de' Luterani, è una cosa nuova nella Chiesa di Cristo, come han preteso que' che sono contrarj alla Chiesa romana, ma è antichissimo nella Chiesa, e tramandato a noi di secolo in secolo fino dal primo in che Gesù Cristo la fondò, come cosa chiarissimamente fondata nella parola di Dio, espressa nei testi sopracitati, alla quale non si può dare altra legittima spiegazione. Per isfuggire lunghezze maggiori porterò qui a vossignoria alcune autorità di quelli che hanno scritto ne' primi cinque secoli, uomini dottissimi e che sono venerati anche da' Luterani, come gran maestri della Chiesa di Dio; per le quali si vede che la Chiesa romana di mano in mano ha sempre seguita e insegnata la vera fede insegnataci da Cristo, e che le sue dottrine non sono inventate dagli uomini dopo più secoli dalla fondazione della Chiesa, per politica, o per altri motivi e disegni umani, conforme senza ragione han preteso i suoi avversarj.

Tralascio quello che si ha negli atti del martirio di sant'Andrea apostolo descritti da' suoi discepoli, che furono presenti alla sua passione e morte, per ristringermi a' soli dottori. Nel primo secolo scrissero adunque sant'Ignazio vescovo e martire, e san Dionisio areopagita, ancor esso illustre per i medesimi pregi, ambedue contemporanei degli apostoli.

Il primo, nella sua epistola a' cittadini di Smirne, scrivendo di quegli eretici, i quali negavano che Cristo avesse vera carne, così dice: Eucharistias et oblationes non admittunt, quod non confiteantur eucharistiam esse carnem Salvatoris, quæ pro peccatis nostris passa est, quam pater sua benignitate suscitavit. Il secondo, nel libro De Hierarchia eccles. cap. 3, parte 3, oltre le molte cose che dice di questo sagramento, così a lui parla: O divinissimum et sacrosanctum sacramentum, abducta tibi significantium signorum operimenta aperi, et perspicue nobis fac appareas, nostrosque spirituales oculos singulari et aperto tuæ lucis fulgore imple. Una tale invocazione pazzamente, anzi empiamente si farebbe al sagramento, se questo fosse pane lavorato di frumenti, e non pane celeste e divino, qual è il corpo di Gesù Cristo.

Nel secondo secolo, cioè dal cento al dugento, fiorirono san Giuliano e sant'Ireneo. Il primo nell'Apologia al capo 2 verso il fine, asserisce che quel cibo del quale ci alimentiamo, cioè il pane santificato dalla parola di Dio, è la carne del Signore; e le sue parole sono: Sic etiam per preces verbi Dei ab ipso eucharistiam factum cibum, ex quo sanguis et carnes nostræ per mutationem aluntur, illius incarnati Jesu et carnem et sanguinem esse edocti sumus. Il secondo, nel lib. IV, al capo 34, dice: quomodo constabit eis, eum panem, in quo gratiæ actæ sunt, esse corpus Domini sui. Sicchè l'uno e l'altro vuole che sia vera questa proposizione: Il pane consacrato è il corpo del Signore; ma senza la mutazione del pane nel corpo del Signore non può essere vera, poichè il pane rimanendo pane, mai non può essere il corpo del Signore, siccome abbiam detto di sopra. Nè io replicherò quest'argomento intorno alla seguente autorità, perchè lo stimo superfluo; potendo ognun vedere che tutte si tiran dietro le suddette mutazioni, se non vuol farsi volontariamente cieco per non vederlo.

Nel terzo secolo scrissero Tertulliano e san Cipriano. Il primo nel libro IV contro Marcione, dice di Cristo: Acceptum panem corpus suum facit dicendo: Hoc est corpus meum. Il secondo nel sermone De Cœna Domini dice: Panis iste, quem Dominus discipulis porrigebat, non effigie, sed natura mutatus omnipotentia verbi, factus est caro.

Nel quarto secolo scrissero Cirillo Gerosolimitano, Ambrogio vescovo di Milano, san Gregorio Nisseno, e san Gaudenzio. Il primo nella sua Catechesi 4. Mystagog, così dice: Aquam aliquando mutavit in vinum, et non erit dignus cui credamus quod vinum in sanguinem transmutavit? E poco poi dice: Sub specie panis datur tibi corpus, et sub specie vini datur tibi sanguis; e più abbasso: Hoc sciens et pro certissimo habens panem hunc qui videtur a nobis, non esse panem, etiamsi justus panem esse sentiat. Il secondo nel libro De iis qui initiantur mysteriis, al capo 9 dice della consecrazione dell'eucaristia: Quantis utimur exemplis ut probemus non hoc esse quod natura formavit, sed quod benedictio consecravit, majoremque vim esse benedictionis quam naturæ, quia benedictione etiam natura ipsa mutatur? Il terzo in oratione magna cathechetica al capo 37, così scrive: Recti Dei verbo sanctificatum panem in Dei verbi corpus credimus immutari. E di poi: Hæc autem tribuit virtute benedictionis in illud (cioè nel corpo del Signore) rerum quæ videntur (cioè del pane e del vino) naturam utens. Il quarto nel trattato secondo de Exodo scrive come segue: Ipse naturarum creator et dominus qui producit de terra panem, de pane rursus, quia et potest, et promisit, efficit proprium corpus, et qui de aqua vinum fecit, de vino sanguinem suum facit.