Qui il solito urto fra una coscienza ferma e una forza prepotente; fra il vogliamo d'un armato, e il non possiamo d'un inerme. Ma le chiese di Francia restavano senza vescovi; l'idea d'uno scisma sbigottiva i timorati; tanto che il re dovette suggerire ai nuovi vescovi atto di sommessione, come fecero; poi si cessò d'applicare gli editti repugnanti alle libertà ecclesiastiche, e tutto fu rappacificato.

I Francesi, ligi sempre al re, non è ingiuria che non dicessero contro Innocenzo XI, e applausi a quelle fastose brutalità di Luigi XIV; i giornali riboccavano di contumelie al papa, fin a dire che, per isfavorire la Francia, avesse protetto i Protestanti, da Luigi perseguitati, e fosse protestante egli stesso[346]; e Voltaire lo chiamò «il solo pontefice di quel secolo che non sapesse acconciarsi ai tempi». Onorevole imputazione!

Innocenzo XI soppresse un Officio dell'Immacolata Concezione della SS. Vergine nostra signora, approvato dal sommo pontefice Paolo V, ecc. Milano, 1615. Subito i Gallicani fecero stampare questo decreto del 17 febbrajo 1678, con un altro ove abrogava varie indulgenze, e volevano da ciò dedurre la fallibilità del papa. Ora quell'Officio era già vecchio, e approvato e usato, ma nell'edizione milanese vi si erano aggiunte cose false o temerarie, e su queste cadeva la disapprovazione.

E pur troppo in questi principeschi garriti ebbe ad occuparsi la curia romana, più che nei grandi problemi morali e politici, che molto s'agitarono e fuori e in seno della Chiesa. Perocchè questa età fu caratterizzata dall'indipendenza con cui le nazioni straniere, e specialmente Francia e Inghilterra che dalle turbolenze interne erano state impedite di prender parte al movimento scientifico del secolo precedente, venivano ad empire il vuoto lasciato dal cadere della scolastica, mediante artifiziali combinazioni filosofiche, sempre disapprovando il passato, e aspirando a un rinnovamento, parte con fantasie proprie, parte con reminiscenze; tanto più dacchè il protestantesimo avea dalla teologia separato la filosofia, e questa tendeva a stabilire la ragione come giudice suprema ed assoluta finanche delle cose che spettano al mondo sopranaturale: e se non negavansi ancora i principj generalmente ammessi, e riveriti, si scassinavano però col dubbio.

Renato Cartesio (1596-1650) volle staccarsi affatto dal passato, ed emancipare la ragione umana da ogni idealità oggettiva intromettendo il dubbio scientifico a tutto, eliminando dalle scienze ogni autorità fuor della ragione pura, ogni criterio della verità fuori dell'evidenza: non si cerchi quel che pensarono altri o che supponiamo noi sopra l'oggetto de' nostri studj, ma ciò che possiamo vedere con chiarezza, dedurre con sicurezza.

Così rimetteva in dubbio ogni cosa; libri, uomini, se stesso, perfin la morale; costituendosene una provisoria, che consisteva in obbedire alle leggi e costumanze del paese pur conservando la religione propria; compiere con risolutezza ogni atto ben deliberato, quantunque in se dubbioso; moderare i proprj desideri, educare la propria ragione.

Già Galileo avea scritto al padre Castelli: «Il dubitare in filosofia è padre dell'invenzione, facendo strada allo scoprimento del vero»[347]. Ma se il dubbio logico è universale, non resta veruna certezza, e ne nasce quella discordia di sistemi, quella anarchia di pensamenti che formano il preciso opposto del metodo cattolico, il quale mette per fondamento ideale il verbo rivelato, per criterio irrevocabile di certezza la rivelazione, e per guida di dottrina la voce del sacerdote; col che porta a credere all'esistenza nostra e degli altri uomini e di Dio, e alla redenzione e alla Scrittura, e a molti fatti. È dunque forza o essere illogici, o cadere nel pretto scetticismo ripudiando l'evidenza naturale dell'intelletto. E per non cadere nello scetticismo stillò argomenti Cartesio. Provato che Dio esiste perchè noi ne abbiam l'idea, ne induce che esiste il mondo perchè altrimenti Dio c'ingannerebbe facendo c'ingannassero i nostri sensi, da lui creati. Non riconosce però un intimo nesso fra le cose e il loro concetto; v'è un dualismo dell'anima e del corpo, da cui deriveranno le cause occasionali di Malebranche. Cartesio non previde certo le conseguenze disastrose che ne trarrebbero i suoi successori, e come aprisse la via al sistema panteistico e al vezzo che ciascuno si crei una scienza, la quale porti in se stessa la ragione della propria certezza e la cognizione di Dio. Anzi egli era religioso, e mentre passionavasi attorno al suo Metodo di ricerche, fe voto di pellegrinare alla santa casa di Loreto, e v'andò a piedi da Venezia con tutta la devozione nel 1624, passando poi al giubileo a Roma.

Mentre il Fardella chiama analisi divina la cartesiana, il Gioberti non trova frasi sufficienti per riprovare l'inettitudine, l'ignoranza, la leggerezza di Cartesio, i continui suoi parologismi nell'attuare l'opera più assurda, qual è piantare il dogmatismo sopra lo scetticismo, considerare il niente come origine di tutte le cose: e l'imputa d'aver introdotto il psicologismo, che costituisce l'eterodossia moderna. I delirj della scolastica e la degenerazione de' monaci faceano (al dir di Gioberti) sentire il bisogno d'una riforma. Nella ricerca di questa si traviò, e i Tedeschi precipitaronsi alla negazione dell'idea, volendo risalire immediatamente all'espressione scritta del vero ideale, senza il sussidio della parola, cioè della Chiesa, e così interrompendo la continuità storica dell'idea. Con ciò si tolse anche ai futuri di più racquistare l'idea, per quanto i Tedeschi ne sieno invaghiti, poichè l'eresia è il psicologismo religioso, padre del filosofico e fonte d'ogni errore.

Pare al Gioberti che, in Italia, il terreno fosse più che in Germania disposto a ricevere il seme luterano, almeno fra le classi colte, mentre le altre se ne mostrarono sempre repugnanti; i Soccini adopravano il principio protestante, non più a sorvertire gli ordini e i riti cattolici, ma l'ontologia cristiana. Cartesio fe il terzo passo trasportando le dottrine protestanti nel campo filosofico, applicando, come Lutero, l'analisi senza sintesi anteriore, non solo alla fede ma alla ragione[348]. Anzi, mentre il protestantesimo accetta l'autenticità della Bibbia e le verità morali connaturate allo spirito dell'uomo, Cartesio dubita di tutti i veri, e così si toglie ogni sussidio a riedificare la scienza, mentre crede poterlo fare col solo studio di se stesso, e dedurre l'essere dal proprio pensiero. Di là derivò il vizio principale di tutta la filosofia moderna, il psicologismo, che conduce di necessità al sensismo e a tutte le miserabilità della scienza odierna. E Cartesio fu sensista ne' principj e nel metodo, e da lui derivano Locke, che alla psicologia tolse anche la base ontologica; Spinosa, che cerca una ontologia nuova, staccata dalla tradizione; Kant e Condillac, che rigettano l'ontologia, tutto lo scibile riducendo alla psicologia, e alla cognizione danno le qualità del senso; infine gli scettici assoluti, che negano la possibilità d'ogni psicologia o dogmatica e d'ogni ontologia, cioè tutto il reale e tutto lo scibile.

Non tralasceremo di dire come il nostro Bruno nella filosofia, il nostro Galileo nella fisica avessero precorso Cartesio: il nostro Ochino avesse già esposta la famosa sua formola Io penso, dunque esisto[349]; pure la influenza di lui fu immensa, ponendosi a capo de' pensatori moderni. Se, dal pensiero e dall'estensione ben separati fe produrre due serie di fatti perpetuamente distinti, onde il distacco delle scienze spirituali dalle fisiche, pure al sensismo di Bacone opponeva le idee innate, e sui fenomeni interni volgeva l'attenzione, dagli Inglesi tenuta unicamente sugli esterni: e se, affacciandosegli questioni religiose, rispondeva «Ciò non mi riguarda», è pur vero che, attenendosi alla filosofia platonica, rischiarò la via che conduce a Dio, esclamando: «Cosa imperfetta, incompleta, dipendente da altri sono io; che tende e aspira continuamente a qualcosa di migliore e più grande; ma le grandi cose a cui aspiro le possiede attualmente o infinitamente colui da cui io dipendo»[350].