Tutte queste doveano essere baje de' giornalisti del tempo; e quand'era scarsa la stampa accadeva facilmente che notizie false durassero tanto da parer verità. Ma avvertiremo che Sorbière, rispondendo a un tale che aveagli scritto, se andasse a Roma, vi scorgerebbe cose che lo farebbero tornare nella chiesa riformata, afferma non avervi veduto nulla che non lo edificasse, e singolarmente ammira il santo padre, e la sua conversazione affatto famigliare. E che alcuni gentiluomini inglesi avendolo visitato, e inginocchiatisi secondo l'uso, egli, saputo ch'erano protestanti, disse: «Su: alzatevi: non voglio commettiate un'idolatria secondo l'opinione vostra. Non vi darò la mia benedizione, giacchè non credete quel ch'io sono, ma pregherò Dio che vi renda capaci di riceverla»[344].

Raccontasi pure che, quando fu eletto papa, non voleva essere posto in San Pietro per la solita adorazione de' cardinali, e durante quest'atto tenne un gran Crocifisso, perchè a quello si dirigesse l'adorazione. Spogliandolo per indossargli le vesti papali, scopersero sulla sua pelle un aspro cilicio: subito fe prepararsi il feretro, e lo teneva sotto il suo letto. Compì fabbriche suntuose, tra cui il colonnato di San Pietro, e meditava raccogliere in Roma un collegio de' maggiori dotti per valersene nelle controversie della fede, e a confutar le opere eterodosse. Dovevamo far conoscere questo pontefice, poichè tanto male ne fu detto dacchè nacquero acerbe quistioni colla Francia.

Se sul modo di coesistere la Chiesa collo Stato aveano sospeso di contendere i principi coi papi finchè entrambi minacciati da nemico comune, ora tornavasi a discutere se il papa sia superiore al Concilio, se abbia primazia sopra le corone onde proteggerne l'autorità e impedirne gli abusi. La Francia voleva restar cattolica, ma a patto che la Chiesa non s'ingerisse nello Stato; ed anche persone dotte e savie credeano, senza rompere l'unità, si potrebbe istituire una chiesa nazionale, avente a capo il re, a giudici le assemblee del clero; formando così una Chiesa gallicana, non segregata, ma distinta dalla Chiesa oltremontana.

Infinite scritture si pubblicarono in proposito, e minacciavasi uno scisma, non in nome della libertà umana, ma dell'assolutismo principesco. Il cardinale Richelieu, ministro di Francia, avea sperato che quelle novità gli procaccerebbe la dignità suprema; e attraversatone, diede alla Corte romana quegli smacchi e quelle noje, con cui i potenti sogliono punirla dell'aver ragione. Re Luigi XIV poi, che introduceva e faceva ammirare il despotismo amministrativo, non voleva aver meno autorità nelle cose sacre che n'avessero i protestanti.

L'uccisione di un domestico del cardinale di Estrée a Roma diede occasione al re di pretendere soddisfazioni chiassose, che ad Alessandro VII parvero tanto più indecenti, in quanto che esso Luigi sopportava i vilipendj recatigli dal gransultano, che al suo nunzio De la Haye fece dar la bastonatura in Costantinopoli.

Radunatosi poi nel 1682 il clero francese, pubblicò la famosa Dichiarazione, che si tenne come simbolo della Chiesa Gallicana, sebbene in fatto non sia che una consulta di diritto canonico; dove, sancendo la onnipotenza del re, stabilivasi come antica consuetudine di Francia che la decisione del papa in materia di fede non sia irreformabile se non quando v'intervenga il consenso della Chiesa: il re gode il frutto de' benefizj vacanti, sinchè gl'investiti non abbiano prestato il giuramento.

Luigi, che alla scenica sua magnificenza voleva accoppiare le campagne teologiche[345], forte nella decisione del parlamento, che avea decretato non dover nessuno esser superiore al re, decretò che questi articoli fossero legge dello Stato, vietando d'insegnar altrimenti; e volle estenderli anche ai paesi che novamente acquistava.

Era una nuova fase del conflitto fra Chiesa e Stato: e trentaquattro soli vescovi, ligi al re e radunati per comando del re, pretendevano insegnare alla Chiesa e al capo di essa quel che può o non può.

E il fatto e il modo spiacquero al nuovo papa Innocenzo XI, che ricusò confermare i nuovi vescovi di Francia; e quando Bossuet, al modo d'un nostro contemporaneo, gli scriveva a nome de' vescovi, esortandolo «a cedere alla volontà del più cattolico dei re, e mostrare la bontà in un frangente, dove non c'era luogo a mostrar coraggio», Innocenzo rispondeva: Adversus vos ipsos potius pugnatis dum nobis in ea causa resistitis, in qua vestrarum Ecclesiarum salus ac libertas agitur. Il re, oltre assalirlo con molte scritture, mossegli querela per le franchigie. Gli ambasciatori aveano ottenuto l'immunità in Roma, per modo che i loro palazzi e le vicinanze fossero esenti dalla giustizia del paese. Tale garanzia, opportuna in tempi di violenza, degenerò in modo, che que' palazzi co' giardini e le piazze circostanti divennero asili di furfanti o di delinquenti, che di là insultavano le leggi e i magistrati; al punto che Roma ormai tornava un ricovero di ribaldi, tanto più che i cardinali e principi paesani pretendeano altrettanto.

Innocenzo XI pensò ripararvi col non ricevere più nessun ambasciatore se non rinunziasse quella franchigia. E i più vi s'aquetarono, ma non Luigi; e col diritto del forte, ordinò al Lavardin nuovo suo ambasciatore, facesse la sua entrata con ottocento armati, coi quali vigilava i contorni del palazzo di Francia: e poichè il papa ricusava riceverlo, e se entrasse in chiesa i preti ne uscivano, Luigi occupa Avignone, e minaccia mandare un esercito a Roma.