Interrogato per qual cagione se era eletta alla gloria celeste e congiunta di sì stretto nodo con quelle donne, avesse loro cotanti danni inferiti, essendo certissimo che l'anime del purgatorio, siccome quelle che nella divina grazia si trovano confermate, non possono neanco leggiermente peccare, rispose: Non io, ma lo spirito maligno ha fatto quelle inconvenienze, e quelli spropositi. E ricercato chi fosse cotesto spirito maligno, disse che egli ne aveva sempre seco due degli spiriti, uno buono ed uno reo. Dimandato ciò che fosse dell'anime d'alcuni, che erano stati suoi congiunti o per sangue per vicinanza o per amistà, disse di due sacerdoti che erano in paradiso, di altri due secolari che erano in purgatorio, d'un solo ch'era nell'inferno per aver dimezzate le sue confessioni, e soppressa buona parte delle sue colpe.
Interrogato circa lo stato d'alcuni altri disse non aver conoscenza, ma che, se l'angelo assistente glielo scoprisse nol tacerebbe: e non guari dopo disse, che erano in purgatorio. Richiesto se quando fossero fatte le soddisfazioni e i sacrificj da lui addimandati, saria più tornato, rispose di no, come in effetto è successo, perchè, eseguito quanto egli desiderava, non s'è più sentito rumore nè movimento alcuno in quella casa, abitata con somma quiete e sicurezza da quelle donne: ma prima che l'anima partisse ricercata a manifestare qual sorta di pena ella maggiormente patisse, rispose, ghiaccio grande e freddo eccessivo. Per cotale risposta molto si maravigliarono i semplici, parendo loro essere impossibile che le anime tormentate dal fuoco possano esser anco dal freddo crucciate, e pur egli è vero che, contro l'ordine della natura, per affliggere gli spiriti o dannati o purganti concorrono due contrarie pene ed opposti supplicj di gelo e di arsura, perciocchè chiaramente lo dice per bocca di Giob lo Spirito Santo, Transibunt ab aquis nivium ad calorem nimium, e lo conferma il Salvatore dicendo, che staranno in camino ignis ubi erit fletus et stridor dentium.
Qui segue una dissertazione sulla quistione del freddo e caldo che provano i dannati.
Interrogato lo spirito perchè alla Genevra fosse prima che ad altri apparso, ed a lei più che ad altri avesse favellato e non a sacerdoti, senza ch'ella ci fosse presente, rispose, tale essere stata la volontà dello spirito suo custode perchè gli angeli amano la verginità.
Qui vengono altre citazioni su tale argomento. Molte altre interrogazioni gli furono fatte, ed egli se ne sgravò dicendo che oggimai riuscivano importune. Ricercato in fine da qual parte uscirebbe, disse che per la fessura d'una finestra, che era ivi dirimpetto; e richiesto a dare il segno della partenza, percosse con tanta forza il palco superiore, che cadde la polvere copiosamente sopra gli astanti.
Tutto queste cose rimangono giustificate per la concorde attestazione di quattro sacerdoti cappuccini che v'intervennero, delle due donne abitatrici della casa infestata, di Luigi Caravagio figliuolo dell'una e zio dell'altra, di Giorgio di Grossi, di Mario Zambelli fabbro, di Libera sua moglie, di Domenico Minoto, di Bernardino Carraro, e di altri testimonj, tutti da me con questo esaminati, e nelle loro deposizioni appajono ancora molte altre cose concernenti questo affare, che troppo lungo e nojoso fora l'andarle una per una particolarmente divisando. Io feci diligentissima inquisizione in tutti i luoghi, e in ciascun ripostiglio di quella casetta, e non vidi alcun vestigio di fraudi, nè poteva ella star celata per sì lungo spazio di tempo: nè si potevano ingannar tante persone viziose, scaltre ed accorte, nè sofferto avrebbe la luce di non appalesare una sì lunga e replicata impostura, poichè i rumori e le voci non meno il giorno che la notte s'udivano: e non già da pochi, ma ben da molti di variato genio, pensiero e fine, tra i quali non potea darsi concerto, e accordo[358].
Se chi non crede all'odierno spiritismo in ciò volesse vedere soltanto arte di prestigiatori, vi associeremmo il ricordo di Giuseppe Francesco Borri milanese. Nato il 1625 da un medico e senatore, allevato da' Gesuiti a Roma, s'insinuò nella corte papale come chimico e medico, ma accusato delle peggiori sregolatezze, rifuggì in una chiesa (1654), ed evitò il castigo col fingersi emendato. Cominciò allora a dirsi ispirato da frequenti visioni celesti a riformare il mondo, rimettere la purezza nella fede e ne' costumi; esser egli il pro-Cristo, cioè difensore di Cristo, che si presenterebbe in piazza del duomo di Milano, comincerebbe a predicar le gravezze del corpo e dell'anima, e fra venti anni stabilirebbe il regno dell'Altissimo, e ridurrebbe tutti in un solo ovile: chiunque ricusasse, foss'anche il papa, verrebbe sterminato per mezzo dell'esercito pontifizio, di cui egli si porrebbe a capo con una spada datagli da san Michele, e coi denari procacciategli dall'alchimia. A Roma sterminati i malvagi, nel Sancta Sanctorum si troverebbero scritture della Beata Vergine; il pontefice succedente a questo sarebbe amico suo: avrebbe triplice corona di spine in oro. E qui impastando una bizzarra religione, diceva che il Figliuolo di Dio ab æterno non fu contento della sua gloria e aspirava alla futura, onde stimolava il Padre a creare ab extra. La divinità della terza persona è ispirata: l'essenza del Verbo è generata e filiale; e questo e quello son inferiori al Padre. Maria vergine è dea, concepita per opera divina; figlia del Padre, eguale in tutto al Figlio e incarnazione dello Spirito Santo; nata da vergine, ond'è detta gratia plena; è presente anch'essa nella ss. Eucaristia; e la chiamava Vergine sacratissima Dea, e da' suoi sacerdoti faceva aggiungere all'ave e al canone della Messa Unispirata filia altissimi[359].
Iddio volle che Lucifero adorasse Gesù e la sua madre con-dea; e avendo ricusato, precipitollo nell'abisso, e con lui molti angeli, mentre quelli che v'aderirono solo col desiderio volteggiano per le regioni dell'aria; per mezzo di questi Iddio creò la materia e gli animali bruti, mentre gli uomini hanno anima divina e ispirata. La creazione non fu atto di libera volontà, ma Dio vi si trovò costretto. I figli concetti nel peccato non possono cancellarne la sozzurra, e rimangono infetti non solo dalla colpa originale, ma anche dell'attuale. Se l'uomo crede, Dio è obbligato concedergli la Grazia.
Dicendosi autorizzato da san Paolo a criticare san Pietro, molti errori dei libri santi emendava; correggeva e interpretava il pater: nel credo insegnava che Maria uscì dal grembo della divina essenza con anima deificata. Intitolava Ragionevoli od Evangelici i suoi discepoli, dai quali esigeva voti d'unione fraterna, di segreto inviolabile, d'obbedienza a Cristo e agli angeli, di fervente apostolato e di povertà, per la quale consegnavano a lui tutto il denaro; ed egli coll'imposizione delle mani impartiva ad essi la missione divina. Dio ha riservato a questi tempi l'unione de' fedeli cogl'infedeli acciocchè si manifestino le prerogative della divinissima Madre di Dio, eguale in tutto al Figlio.
Ottenuto il trionfo, la Chiesa godrebbe pace per mille anni, e i soldati vincitori sarebbero raccolti in un Ordine monastico, vestiti di pelle bianca, con un collare di ferro portante il motto «Pecora schiava dell'agnello pastore». Tutto ciò eragli ispirato dal suo angelo, e lo sosteneva con testi scritturali adulterati; copriva gl'insegnamenti di arcano e formole iniziatrici, e tentò attuare la sua chiesa alla morte di Innocenzo X, quando nei tre mesi di vacanza anche molti fra' cardinali ordivano d'assicurare l'indipendenza italiana, spossessando la Spagna. Ma succeduto Alessandro VII, il Borri stimò prudente ritirarsi a Milano (1655) continuando a far proseliti quivi e a Pavia. Pare strano che nè il Governo nè il Sant'Uffizio n'avessero sentore fino al marzo 1659: quando egli, sentendosi decretato d'arresto, stabilì un colpo risoluto; presentarsi sulla piazza di Milano fra' suoi settarj, trucidare l'arcivescovo e i curiali, scarcerare i detenuti, inveire contro gli abusi del governo secolare ed ecclesiastico; gridando Mora Cristo e Viva Calvino, eccitare alla libertà, ed occupato il Milanese e fattosene duca, di là spingere le sue conquiste. Scoperto, molti suoi settarj furono arrestati, sette dovettero in duomo far abjura solenne; indi furono rimessi a Roma, e condannati a portar «per contrasegno dei loro falli una mantelletta gialla sopra le spalle». Egli fuggì, e in contumacia il Sant'Uffizio lo processò e condannò, ordinando omnia illius scripta hæretica comburenda esse; omnia bona mobilia et immobilia confiscanda et applicanda, vetantes sub pœna latæ sententiæ ne quis cum illo tentet, recipiat, juvet; et mandantes omnibus patriarchis et primatibus ut ipsum Burrum arrestent, vel arrestandum curent, teneant, certiores nos faciant ut statuamus quid ipsi faciendum; relaxantes ut non solum magistratus secularis sed quilibet qui possit et velit in favorem fidei nostræ ipsum capiat et teneat.