Quel bizzarro ingegno di Trajano Boccalini, arguto critico degli errori e delle tirannie del suo tempo, si mostra non solo avverso ai Riformati, ma ad ogni tolleranza verso di essi, e fin alle dispute religiose.

Ma in generale è maraviglioso il silenzio che si faceva sopra le quistioni de' Protestanti; benchè fervessero fin al sangue in una parte d'Italia, e mezza Europa fosse volta sossopra dalla guerra di religione, non troviamo in quello scorcio di secolo nè grandi campioni nè grandi avversatori della Chiesa, nè le dottrine protestanti eccitavano più curiosità. I teologi nostri d'allora erano troppo lontani dal vigore che mostravano i francesi. Il cardinale Vincenzo Gotti bolognese dimostrò la verità del cristianesimo contro atei, idolatri, ebrei, maomettani. Il padre Domenico Gravina di Napoli combattè Marcantonio de Dominis, e dettò Catholicæ præscriptiones adversus omnes veteres et nostri temporis hæreticos. Il padre Francesco Brancati pure di Napoli trattò della predestinazione secondo sant'Agostino, e della giurisdizione del Sant'Uffizio. Filippo Guadagnolo, lettore di arabo e caldeo alla Sapienza, fu incaricato di tradurre in arabo la Bibbia, come fece. Morì del 1656, e aveva pubblicato in latino (1631) un'apologia della religione cristiana contro le objezioni di Ahmed-ben-Zin-Alabedin, che dicono il miglior libro contro il maomettismo.

Fra i libri allora proibiti compajono: Riccamati Giacobo, Dialogo nel quale si scoprono le astuzie con che i Luterani si sforzano d'ingannare le persone semplici e tirarle alla loro setta: La scienza della salute, ristretta in quelle due parole Pochi sono gli eletti, tradotta dal francese dall'abate Nicolao Burlamacchi; Buonaventura abate di Laurenzana, Croniche della riforma di Basilicata; Precipizj della Sede Apostolica, ovvero la corte di Roma perseguitata e perseguitante; Ragionamento in materia di religione accaduto fra due amici italiani; a cui aggiungiamo per la pertinenza: «Trois lettres touchant l'état présent de l'Italie, écrites en l'année 1687. La première regard l'affaire de Molinos et des Quietistes: la seconde l'Inquisition et l'état de la religion: la troisième regarde la politique et les intérêts de quelques Etats d'Italie».

È superfluo rinotare che l'esser all'Indice non implica eresia. Più direttamente riguardano ad eresie i libri di Giacomo Picenino, Apologia per i riformatori e per la religione riformatasi. — Vestimento per le nozze dell'agnello qui in terra. — Concordia del matrimonio e del ministero. — Trionfo della vera religione contro le invettive di Andrea Semery, che vennero proibiti nel 1707 e 1714.

Così conosciamo un Pissini Andrea, che, nella Naturalium doctrina, si mostra materialista; un padre Mazzarini che fu processato per opinioni eterodosse: un Antonio Pellegrini che nei Segni della natura dell'uomo impugna la Provvidenza: un Tommaso Leonardo, che provò esser eretico san Tommaso[356].

L'Inquisizione, più che all'irrompere delle eresie, ebbe a far processi di fatuchieria, come altrove mentovammo. Una donna che viveva a spese d'un mal prete, confessò a questo che donna Vittoria Mendoza, moglie dell'Ossuna, vicerè di Napoli, avea fatto una malia acciocchè questi non amasse altri che lei, suo figlio, suo genero; e ciò spiegava perchè costoro salissero in tanta grazia con esso. Denunciata la cosa, l'Ossuna corre alla Vittoria, e col pugnale alla gola la obbliga a confessare, ed essa il fa. Egli allora va da sua moglie, riferendole l'avvenuto, e attribuendolo alle preghiere di lei; la quale non rifiniva di ringraziar Iddio d'aver rotto quel fascino. Ma l'accusata era figlia del duca d'Alcala, moglie del duca d'Uzeda, imparentata con grandi di Spagna: talchè l'Ossuna, che le voleva bene, non pensò a punirla, benchè applicasse la legge ad altre streghe e loro mariti[357].

Del processo contro il Centini d'Ascoli parlammo nel vol. II, p. 389, ove pure d'altri di quest'età.

In più d'uno scritto verso il 1547 è riferita la storia dell'anima di Salvatore Caravagio, più minutamente in un lungo discorso di monsignor Bonifacio arcidiacono di Treviso, press'a poco in questi termini:

Nella via famosa dei Santi Quaranta, che nella città di Treviso è la più spaziosa e la più diritta, rincontro alla chiesa dei Cappuccini, una piccola casa era infestata da spiriti, e durò la molestia per lo spazio di oltre venti mesi. Vi abita Perina, vedova di ottima fama e di età senile, il cui marito, or fanno dieci anni, fu chiamato a vita migliore, e con essa lei, che ne è padrona, altri non vi abita che Genevra figliuola di Bernardino suo figliuolo che è morto, fanciulla di quattordici anni, non bella, non vana, e, come ho veduto nel formare il processo e nel ragionare con lei, molto semplice e schietta. Sono esse poverelle e vivono colla industria dei lavori donneschi, mediante l'ago, e il fuso, non avendo che un poderetto di piccolissima rendita, che dovrà bentosto dividersi in molte parti per aver la Genevra non solo alquante sorelle, ma fratelli ancora. Giorno e notte si vedevano volar sassi, e mattoni, rompere stoviglie, trasportar bagaglie ed arnesi, e allora mo' l'avola, mo' la nepote erano leggiermente percosse, senza lividori ma non senza doglie. Non v'essendo pane in casa, furono trovati alcune fiate i pani inzuppati. Fu svelto e rimosso il cocchiume e la cannella d'un vasseletto e d'un barillotto versandosi tutto il vino. Rimesse le spinole ed i turaccioli, di bel nuovo erano sterpati e dischiusi, ed evacuati gli arnesi, ed infine tutti furono nel mezzo d'una stanza in un fascio gettati.

Cotali stravaganze non solo dalle abitatrici si vedevano, ma da vicini, da parenti e da amici, che per vaghezza di veder maraviglie vi concorrevano, ma non fu poi giammai veduto mano o piede o altro agente naturale nè artificiale, che facesse quelle operazioni. Furono anco tagliate le gambe sul nodo del ginocchio a tutte le galline con sì leggiadra e sottil destrezza, che camminando elle alquanto, pareano sane, ma poi cadevano giù dalle proprie gambe come se fossero gruccie o piedistalli posticci. Fu di vantaggio veduto un lenzuolo nel mezzo della camera maggiore così gentilmente agrumato e con piegature artificiosissime, così bene ridotte in figura d'uomo, che pareva propriamente un cadavere, messili due candellieri l'uno da capo e l'altro da piedi, e una croce tra le mani composta di due arpioni di ferro, che facilmente si trovarono in quella casa per avere il possessore quivi esercitato la mercanzia di fare e vendere salciccie, lardi, prosciutti e altri cibi di carne porcina insalati. Fornito il lungo corso di cotali disturbi quando piacesse alla divina provvidenza, s'udì pure una voce inarticolata prima con fischi, e poscia con gemiti, che fiocamente tanto di giorno che di notte si lamentava, e pareva che chiamasse mo' la Perina, mo' la Genevra, ancorchè non si snodasse in parole perfette. Scongiurata finalmente nel gran nome di Dio, che dicesse chi era, professò d'essere Salvatore Caravagio marito dell'una e avolo dell'altra: chiestogli ciò che egli volesse: Ajuti (rispose) e suffragi per esser cavato di purgatorio. Ricercato se gli era in grado che si chiamassero i Cappuccini, rispose di sì. Vennero adunque quattro sacerdoti di quella santa religione, e fatti i dovuti esorcismi, scongiuri e benedizioni secondo il rito della santa Chiesa, ed aspersa la casa cogli abitanti con l'acqua benedetta; ed esposte con le sacre cere delli agnusdei le reliquie dei santi, invitarono l'anima a notificare la sua condizione. Rispose distintamente in varj congressi, replicati in diversi tempi, sè essere l'anima di Salvatore Caravagio che morì già da dieci anni, e fu sepolto nella parrocchia di Venegazzone, villaggio di questa diocesi: andassero alla cassa in cui giaceva, iscavassero, e tutto intiero il suo corpo vi troverebbono. Interrogato ciò che pretendesse, rispose che siano celebrate otto messe a san Gotardo, chiesa poco quinci distante in villaggio che da lei prende il nome. Dettoli che saria lungo e disagevole farle celebrare in quella chiesetta mal frequentata, rispose rimanere egualmente soddisfatto se saranno offerte sull'altare di san Gotardo nella chiesa di santa Margherita collegiata dei pp. Agostiniani in questa città. Addomandato se d'altro le facea mestieri, disse che di otto messe egli abbisognava all'altare del Crocifisso in santa Agnese sua parrocchiale in questa città. Vi aggiunse infine una messa nella chiesa della Certosa nel bosco del Montello, e pregò con replicate e caldissime istanze Giorgio dei Grossi suo nepote di sorella, che prestasse la carretta a Perina e a Laura sua nuora, e alle figlie di lei, che sono la Genevra con le sue sorelle acciò che andassero alla Certosa ad udire la messa, e scioglier il voto, che nè da lui, nè da Bernardino suo figliuolo padre delle donzelle era mai stato soddisfatto. Esortò finalmente gli astanti, che erano amici ed attenenti al ben vivere, alla frequentazione dei sacramenti e alla giustizia e lealtà nelle loro arti e mercanzie. Parlava lo spirito senza esser veduto, in voce distinta, benchè alquanto impedita, quale appunto egli l'ebbe nell'ultima infermità sua, che dai mortali il sottrasse. Nel medesimo tempo apparve lo spirito di Bernardino ad un zoppo sarto di quella contrada, nominato Domenico Minoto, e pregollo a far celebrare la messa votiva alla Certosa: il che avendo il sarto prontamente eseguito, lo spirito di Salvatore si dichiarò restargli obbligato per la carità ch'egli a Bernardino suo figliuolo aveva fatta, la quale era anco ridondata a suo pro siccome di colui che aveva parte nel voto. Volendo con tutto ciò quei venerabili religiosi meglio certificarsi s'egli era spirito buono, gli proposero la recita di molte pie preci, ed egli intieramente con voce ben franca, come che alquanto balbettante, disse più volte In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum; vi aggiunse alcune fiate Peccavi, Domine, miserere mei, parole improfferibili a diavoli, che sono incapaci di confessare il proprio peccato, e di chiederne il perdono. Disse inoltre tutto il salmo Miserere mei Deus, l'antifona Salve Regina, il simbolo degli apostoli, e altre devozioni, e mentre i padri salmeggiavano, egli espressamente diceva di sentirne gran refrigerio, particolarmente nel vangelo di san Giovanni quando genuflessi pronunciavano Verbum caro factum est, perchè allora esclamando diceva: Siano per sempre benedette queste sante parole! oh quanto conforto, oh quanto alleviamento mi apportano!