8. nel pregare non occorre articolar le parole, nè inginocchiarsi o battersi il petto;

9. gli apostoli e i padri della Chiesa usarono l'imposizione delle mani, ma come atto esterno e arbitrario;

10. i voti di celibato sono anticristiani;

11. i ministri della parola di Dio non devono andar vagando e mutare dimora, se pure nol richieda il ben della Chiesa;

12. per provvedere alle famiglie, essi possono godere altre rendite, oltre i frutti dell'apostolica comunione;

13. soli segni sacramentali sono il battesimo e l'eucaristia.

Non tutti però convennero in tali articoli; e nominatamente li ricusarono i barbi Daniele di Valenza e Giovanni di Molines, che ritiratisi dal sinodo, passarono in Boemia; primo scisma fra' Valdesi, dedotto principalmente da ciò, che «alcuni pensarono, coll'accettare tali conclusioni, si degradasse la memoria di quelli che fin allora aveano condotto la loro chiesa».

Un'altra professione di fede sporsero al luogotenente del re di Francia dopo l'editto del 1555, portante che la religione loro e de' loro padri era rivelata da Dio nel vecchio e nuovo Testamento, e sommariamente espressa nei dodici articoli del Credo; confessavano i sacramenti, ma non il loro numero; accettavano i quattro Concilj ecumenici Niceno, Efesino, Costantinopolitano e Calcedonese, il simbolo di sant'Atanasio, i comandamenti di Dio; riconoscevano i principi della terra, ma non intendevano obbedir alla Chiesa cattolica e ai decreti di essa.

Pare dunque che gl'insegnamenti ingenuamente scritturali de' barbi non tenessero di quel dogmatismo assoluto e sistematico, di cui i Riformati si armarono per combattere la Chiesa romana: poco aveano letto, poco discusso, difendendosi piuttosto col soffrire e credere; e comportavano alla Chiesa romana tutto ciò che non urtava il lor senso morale. Ma a ripudiar ogni accordo con questa gl'indussero Farel e i seguaci di Calvino, riuscendo a mutarne le credenze più che non avessero ottenuto tante predicazioni e persecuzioni. E nel 1842 il pastore Paolo Appia gemeva delle novità introdotte. «Chi voglia ben conoscere la Chiesa Valdese bisogna la osservi avanti la Riforma, quando non ancor deformata dalle professioni calviniche. Non fu un bel giorno per essa quello, in cui il genio colossale ma dialettico di Calvino le impresse il suo suggello, vigoroso sì, ma duro. Amo meglio i nostri barba, che nelle caverne o a cielo aperto recitano i passi della Bibbia. Deh perchè gli Israeliti delle valli non prefersero di rimaner nella loro oscurità, quali erano prima di quel profluvio di controversie, cioè uomini della Bibbia, della preghiera, dell'abnegazione, poveri di spirito come quelli cui appartiene il regno de' cieli?»

Furono i Valdesi che diedero alla Francia la prima traduzione della Bibbia. Perocchè, avendo veduto come le poche che correvano fossero di senso e di copia fallaci, indussero Roberto Olivetano, pratico di greco e d'ebraico, a voltarla in francese. Ed egli l'eseguì in un anno: e «ho fatto il meglio che potetti, ho lavorato e approfondito il più che seppi nella viva miniera della pura verità per trarne l'offerta che vi reco, a decorazione del santo tempio di Dio. Non mi vergogno, come la vedova del Vangelo, d'aver portato innanzi a voi due soli quattrini, che son tutta la mia sostanza. Altri verranno appresso, che potran meglio riparare il cammino, e far più piana la via».