«Iniziato nell'arte cabalistica (dice un altro contemporaneo), in quella parte che fa comunicare coi popoli elementari, coi morti e gli assenti, è Rosacroce; possiede tutte le scienze umane; è esperto a trasmutare i metalli, e principalmente in oro; è un silfo benefico, che medica i poveri gratuitamente, vende per poco l'immortalità ai ricchi; con corse vagabonde racchiude immensi spazj nel giro di poche ore»[428].
E di fatto ci appare or ventriloquo, or alchimista come gli antichi, or elettricista come i magnetizzatori del suo tempo, or come quelli del nostro; muove le tavole, comunica coi medium, produce il sonnambolismo e l'ipnotismo; valeasi pure della necromanzia, tanto che Figuier lo considera come «una prodigiosa personificazione della taumaturgia moderna, nel quale splendeva congiunta la magia orientale colla occidentale»[429]. Certo egli interveniva a convegni nella via della Sourdrière, ove martinisti e swedenburgiani evocavano morti: tanto, allora come oggi, il sincretismo irreligioso accumula tutte le superstizioni onde combattere la fede. E quando, per conciliare allo stesso fine le varie sette dei rosacroce, dei necromanti, dei cabalisti, degli illuminati, degli umanitarj si raccolse il gran congresso a Wilhelmsbade, poi nelle loggie degli Amici riuniti, col Saint Martin, col Mesmer, col Saint Germain vi figurava Cagliostro[430].
Simili ciarlatanerie ci farebbero compassione, se altro sentimento non eccitasse il vederle riprodotte con pochi cambiamenti dalla nostra età, che alla precedente disputa il titolo d'illuminata. Anche sua moglie esercitavasi attorno al vassojo mesmeriano, e propose dare un corso di magia naturale se trovasse tre dozzine di discepole, che contribuissero cento luigi ciascuna: e prima di sera le ebbe; tutte gran dame, e doveano giurare fede e secreto. Crebbe Cagliostro di fama per avere guarito il duca di Soubise: e più per aver tenuto mano nella tanto famosa baratteria della collana. Per chi nol ricordasse basti accennare come al cardinale di Rohan, invaghito della regina Antonietta, fu fatto credere che essa gli accondiscenderebbe se le donasse una ricca collana di diamanti, che Luigi XVI avea ricusato comprarle. Una finta lettera e un notturno convegno con una donna che le somigliava alquanto, ingannarono il principe; la collana fu compra, ma sparve nelle mani di truffatori. Erettosi processo contro costoro, si sospettò complice Cagliostro, ma egli riuscì a camparne: e poichè quella società corrotta e gaudente applaudiva allo scandalo, l'accolse in trionfo quando uscì di prigione, per fare izza alla Corte.
Ebbe però lo sfratto; ma ecco la popolazione affollarsi alla sua casa ed a Passy, disposta fino ad un'insurrezione per difenderlo e trattenerlo: personaggi di Corte fecero alternata guardia alla sua porta sinchè partì: alla nave a Boulogne più di cinquemila persone l'accompagnarono, alle quali diede, come soleva, la sua benedizione.
Passato a Londra, gridò a voce e a stampa contro i soprusi usatigli alla Bastiglia, e le preziosità involategli: pubblicò un libello violento contro il re e il governo francese, esortando a scuoterne il giogo, e a valersi per ciò della massoneria (20 giugno 1786); stampò anche una memoria stesa da un abilissimo avvocato, ove ripulsa l'asserzione della La Motte, rivela alcun che delle sue avventure, invoca la testimonianza de' personaggi più illustri che dice aver praticati, e de' banchieri che gli somministrarono denari, non indicando però donde li traesse. Vi era anteposta la sua vita, preceduta da magnifico ritratto coll'epigrafe: «Ecco le fattezze dell'amico degli uomini. Tutti i suoi giorni son segnati da nuovi benefizj. Egli prolunga la vita, soccorre l'indigenza; unica ricompensa sua è l'esser utile».
Ma se vi era accolto in trionfo dalla ciurma, la buona società ne fu presto stomacata, viepiù dacchè, Morand, redattore della Gazzetta d'Europa tolse implacabilmente a smascherarlo e deriderlo, tanto che dovette andarsene. Neppure in Svizzera fece fortuna; la tentò a Torino, ma il re gli intimò di partire, come fece il vescovo principe di Trento, dove fu pubblicato un Liber Memorialis de Caleostro dum esset Roboreti ove con frasi scritturali Clementino Vannetti raccontava le costui ciurmerie. A Venezia ingannò un mercante promettendogli cambiare la canapa in seta e il mercurio in oro. Respinto ormai d'ogni parte, lusingossi trovare più gonzi a Roma, spintovi anche dalla moglie, desiderosa di rimpatriare e cambiare vita. Egli stesso si finse convertito, ma ivi trovò pochissima adesione, neppure fra quelli che già erano ascritti alla massoneria ordinaria, e per quanto moltiplicasse segni, tocchi, parole, gerghi, e brandire la spada, e battere tre volte la terra col piede, e applicare le dita al fronte, e alitare in faccia. Egli, che aveva sì bene illuso la giustizia di Parigi, qui, sebbene prevenuto, lasciossi cogliere dal Sant'Uffizio il 27 dicembre 1789 con tutte le carte e i simboli e i libri: e avendo giudici e carcerieri incorruttibili, si trovò isolato dall'immensa sua dipendenza: sicchè non credette restargli altro partito che svelare ogni cosa, mescolandovi certamente vanterie, degne di Benvenuto Cellini o di Pietro Aretino, e fingendo circostanze, che ad un tribunale ecclesiastico attenuassero le sue colpe. Nel lungo processo confessò che molte v'ha sette massoniche, ma le più frequenti sono quella della pretta osservanza a cui appartengono gl'Illuminati, e quella dell'alta osservanza: la prima col titolo di vendicare il granmaestro de' Templari, mira alla distruzione della religione cattolica e delle monarchie: l'altra cerca la pietra filosofale e gli arcani ermetici. A quest'ultima fu egli ascritto a Londra, passando pei gradi di alunno, compagno e maestro, e n'ebbe le insegne: e sua moglie un nastro, su cui era recamato Unione, Silenzio, Virtù, e quella notte dovea tenerlo cinto alla coscia. Avuti poi certi manuscritti, su quelli confezionò il nuovo rito della massoneria egiziana, eliminandone le superstizioni e la magia, dirigendola a ottenere la perfezione mediante la rigenerazione fisica e morale. I riti e le cerimonie sono i soliti; un giocoliere aveva suggerite a Cagliostro i sacri nomi di Helion, Melion, Tetragrammaton; ma il gran cofto, cioè il fondatore, pareggiavasi a Dio, gli si faceano adorazioni, gli si cantavano parodie del Te Deum, del Veni Creator, dei salmi, e credeasi comandasse agli angeli. Ogni religione v'è ammessa, e il grado supremo è per gli uomini quel di profeta, di sibille per le donne. Nelle massonerie ordinarie, all'iniziato si danno due paja di guanti, uno per sè, l'altro per la donna che più stima: qui vi s'univa una ciocca di capelli, che la donna dovea regalare all'uomo che predilige. Oltre la festa del Battista, comune a tutti, questo rito avea quella di san Giovanni evangelista, per la somiglianza che l'Apocalissi ha coi lavori d'esso rito. Fra questi citeremo come, nell'ammettere una alunna, la maestra le soffia dalla fronte al mento, proferendo: «Questo soffio farà germogliare nel vostro cuore le verità che noi possediamo: e fortificare in voi la parte spirituale, e confermare nella fede dei vostri fratelli. D'ora in poi voi siete per sempre femmina massona e libera».
Quando uno è elevato a maestro, prendesi una fanciulla, a cui dal venerabile è comunicato il potere che avrebbe avuto prima del peccato originale, e particolarmente quello di comandare ai puri spiriti. Pregasi Dio che permetta l'esercizio del potere che ha concesso al gran cofto, e alla pupilla o colomba di servire di medio fra lui e gli spiriti. Vestita di bianco con fascia turchina e rossa, vien chiusa in un tabernacolo, in cui stanno uno sgabello e una tavola con tre candele accese. Allora il venerabile evoca gli spiriti a comparire alla pupilla, dalla quale fa domandare a un di essi se il candidato sia degno. Più complicata è l'iniziazione delle maestre, con serti e vesti benedette dagli spiriti e da Mosè.
Per ottenere la perfezione morale e la fisica si prescrive un ritiro di quaranta giorni, e una cura corporea. Il primo si fa sopra un monte che s'intitola Sinai, con un padiglione a tre piani, e camere ritualmente formate e con nomi biblici, e sono prescritti indeclinabilmente i lavori di ciascun'ora. I primi sei giorni si occupano al riposo e alla riflessione; poi tre alla preghiera e all'offrire se stesso all'Eterno; nove alle sacre operazioni del preparare carta vergine e consacrare altri istromenti: gli ultimi alla conversazione e a restaurare le forze. Dopo il trentesimoterzo giorno, i rinchiusi cominciano a comunicare cogli angeli primitivi, e ne conoscono gli emblemi e la cifra, che da quelli vengono impressi su carta vergine. Compiti i quaranta giorni, ognuno ne gode il frutto col ricevere per sè il pentagono, cioè quella carta impressa, per cui il suo spirito è riempito di fuoco divino, il suo corpo diviene puro quanto quel d'un fanciullo, smisurata l'intelligenza e la potenza; nè ad altro aspirerà che al perfetto riposo per giungere all'immortalità e a dire Sum qui sum. Di sette altri pentagoni, ove è impresso il sigillo di un solo spirito, possono disporre a favore di chi vogliono; e chi li possiede comanda a un angelo solo, e in nome del maestro.
La perfezione fisica, per cui uno può o prolungare la sanità finchè a Dio piaccia trarlo a sè, o giungere alla spiritualità di cinquemila cinquecencinquantacinque anni, s'ottiene ritirandosi ogni cinquant'anni, nel plenilunio di maggio, in campagna con un amico, e per quaranta giorni serbare dieta rigorosa, cacciar sangue, prendere certe goccie bianche, e infine il grano di materia prima, che è quella che Dio creò per rendere immortale l'uomo, e di cui questi perdette la cognizione per lo peccato, nè può recuperarla che per grazia speciale e pe' lavori massonici. Resta allora in sopore e convulsione per tre ore, dopo di che viene ristorato con buon manzo; nei dì seguenti altri grani gli producono febbre e delirio, perdita della pelle, de' capelli, dei denti: poi mediante nuovi cibi, tutto rinasce e rigermoglia, e buoni bagni e balsami lo rendono ringiovanito alla società.
La visione beatificante la spiegava per un'assistenza spirituale, angelica, che Dio concede a chi gli piace, o facendosegli visibile come ai patriarchi; o coll'apparizione degli angeli, o con impulsi interni. Tale grazia si ottiene stando sempre unito a Dio, alla Chiesa, alla fede cattolica, e avendo la carità e la fede. Con queste premesse, basta domandarla a Dio con fervore; e se non oggi, vien giorno che la concede. Fu con tali operazioni che ottenne il maggior numero de' suoi adepti.