Certo in un Dio fatt'uom creder vorrei

A salvar l'uman genere, piuttosto

Che in Giove fatt'un tauro a furti rei.

Non mancarono serj campioni della verità, ma poco letti. Francesco Manzoni pubblicò «Cinquanta motivi per indur gli eretici a venir alla Chiesa» ed ebbero l'onore d'essere bruciati a Londra. Era milanese, come Taddeo Caloschi, che fece un Esame del protestantismo, e Nicola Gavardi, che confutò la Concordia del sacerdozio e l'impero di Pier Della Marca, Giovanni Trombelli ( — 1784) bolognese scrisse sapientemente De Cultu sanctorum, e lo difese contro il Kiesling di Lipsia con tale urbanità, che questi il chiese amico. Contro lo Schœlhorn campeggiò il cardinale Quirini, valendosi di molti documenti, non accessibili ad altri, per difendere i cardinali Contarini e Morone, Paolo IV ed altri.

Costantino Roncaglia (1677-1737), oltre una teologia, descrisse le variazioni delle chiese protestanti e gli effetti delle riforme di Lutero e Calvino e del giansenismo. Vincenzo Lodovico Gotti bolognese domenicano (1674-1742), dappoi cardinale, nell'opera De vera Christi ecclesia confutò Jacobo Picenino ministro a Coira, che nell'Apologia della religione riformata e nel Trionfo della vera religione avea malmenato la Chiesa nostra; come confutò un trattatello di Le Clerc sulla religione cattolica.

Contro il Picenino stesso difese il culto delle immagini Luigi Andruzzi ciprioto, e l'infallibilità del papa nelle decisioni di fede. Cesare Amedeo Bonaventura calabrese diede una voluminosa confutazione di tutte le eresie. Monsignor Giovanni Marchetti da Empoli confutò il Fleury, e scrisse La Religione vittoriosa e Interesse della religione cattolica. Aggiungiamo i lavori del Mansi sui Concilj, dell'Orsi sulla storia ecclesiastica; Gaetano Travasa bassanese che diè la storia critica della vita degli eresiarchi; il Massini da Cesena che fece le Vite dei santi, Antonio Sandini vicentino quelle di varj papi; Vito Coco dei Siciliani: Mittarelli e Costadoni veneti gli Annali de' Camaldolesi; Benedetto Trombini quelli di Certosini, Mamachi le origini e antichità cristiane; Flaminio Corner la storia ecclesiastica di Venezia. Giuseppe Bianchini veronese diede molte edizioni de' santi padri, e nelle Vindiciæ canonicarum scripturarum vulgatæ latinæ editionis porge la storia de' codici più rari e delle versioni della Bibbia e l'evangelario nella traduzione italica.

Il pio prevosto Lodovico Muratori, nelle opere per le quali è detto padre della storia italiana, ebbe frequenti occasioni di difendere la Chiesa, ma non favorì le pretensioni temporali del papato, anzi sostenne l'imperatore e i principi d'Este nelle ragioni che allegavano sopra Cervia e il Ferrarese ed altri possessi, contro la santa sede. Varie delle opere sue sono specialmente religiose. Nella Liturgia romana antica, stampando tre sacramentarj di san Leone, Gelasio papa e l'antico Gregoriano, pose in chiaro i riti primitivi di Roma a confronto di quelli d'altre chiese. Nel libro De ingeniorum moderatione in religionis negotio porge buoni canoni di critica in fatto di controversie religiose e sul contegno de' censori. Contro Giovanni Le Clerc difese sant'Agostino; opera molto difusa e ristampata, ma in un'edizione parigina essendosi alterate alcune frasi, in modo da far parere che l'autore aderisse alle opinioni gallicane, egli se ne dolse, protestando ammettere assolutamente l'infallibilità del papa. L'immacolata concezione di Maria era già asserita dai più; anzi in Sicilia una compagnia professava il voto sanguinario, cioè di sostenere quell'opinione anche col sangue. Il Muratori disapprovò tale eccesso; del che gli si sollevarono incontro molti, e principalmente il siciliano gesuita Francesco Burgio, col nome di Candido Partenotimo. Il Muratori si difese nel libro De superstitione vitanda col pseudonimo di Antonio Lampridio, ma non che sopire, invelenì la quistione. Anche il libro Della regolata devozione gli suscitò molti oppositori, tra' quali il cardinale Quirini: fin dal pulpito si predicò contro di esso, e fu denunziato alla Congregazione dell'Indice: ma questa, dopo morto l'autore, lo dichiarò immune da censura, e la dottrina di esso pia e cattolica[437].

La morale cristiana (De actibus humanis) di Giovanni Antonio Ghio, professore a Torino, fu forse la sola che gl'Inglesi traducessero in loro lingua dopo separati da noi.

Alfonso De Liguori napoletano, da avvocato messosi prete, predicava semplice e chiaro; e austero a sè, mansueto ai peccatori, tutto opere di santificazione e carità, tornò in credito l'educazione popolare, che aveano cessato di dare gli Oratoriani, ed ajutato dal cardinale Sersale, arcivescovo, estese le cappelle serotine sicchè da cento n'avea la sola Napoli con forse trecento uditori ciascuna, ove, terminate le opere del giorno, ai giovinetti impartivasi istruzione morale da maestri laici, secondo un antichissima consuetudine napoletana[438], che il secolo nostro osteggia inesorabilmente. Il Liguori lasciò un corso di teologia morale, che divenne classico, procurando l'esatta osservanza de' precetti della Chiesa e di Dio, senz'aggiungere altri obblighi. Fu esaltata forse di là dal merito perchè venne opportunissima a contrapporsi al rigorismo dei Giansenisti, e perchè raccoglie e coordina tutte le leggi ecclesiastiche positive, riuscendo comodissima a quelli che non vogliano faticarsi nel trovare, contentandosi d'applicare. Realmente copia affatto il Busembaum, aggiungendovi qualche erudizione e molte nozioni pratiche per la guida delle coscienze. L'appuntano poi di mancare di chiarezza, di deduzione logica e di sistematica coerenza; nelle controversie non coglie il nodo della quistione, nè sempre mostrarsi esattissimo, p. e. intorno alle restrizioni mentali, all'intenzione morale, al giuramento. Ha pure una storia delle eresie, ma piuttosto a edificazione che ad istruzione; e meglio giova l'Opera dogmatica contro gli eretici pretesi riformati, dove espone ciò che, sovra i singoli punti, fu definito dal sinodo tridentino.

Giuseppe Guerrieri di Cremona, essendogli proibito di amministrare frequentissimo la comunione ad alcune devote durante la messa, ostinasi che questo fosse inviolabile diritto de' fedeli; il vescovo gli impone perpetuo silenzio, ed egli tergiversa, cerca adesioni, fa firmare ricorsi: in fine il papa lo trasferì canonico a Busseto, ma nella enciclica Certiores dichiarò che all'integrazione della messa non era necessario comunicar i fedeli, bensì lodevole lo facciano qualora non si sturbino altri atti di pietà. Altri ci verranno nominati parlando de' Giansenisti.