Tra i filosofi poco abbiamo a gloriarci, lo Scarella bresciano combattè e gli scolastici e gli scettici, conciliando i principj della contraddizione e della ragion sufficiente. Ermenegildo Pino milanese professò rivelata la parola. Antonio Genovesi napoletano (1712-69) aderì alle dottrine materiali, ma dagli eccessi lo rattenne l'esser abate; e la Corte vietò di recargli disturbi, benchè un consesso di teologi l'appuntasse di proposizioni eterodosse. Prevedeva che, «andando tanti beni a ingrassar le budella de' frati, ben tosto questi ingojerebbero tutti i possessi, e ridurrebbero i baroni a servi della gleba!»

Il padre somasco Francesco Soave di Lugano colle migliori intenzioni del mondo appestò le scuole di vulgare sensismo, parte traducendo, parte rimpastando le miserie di Locke e di Condillac.

Appiano Bonafede, non abbastanza ponderato autore della Storia ed indole d'ogni filosofia, batte sempre le dottrine machiavelliche e irreligiose, e i moralisti della materia organizzata, recalcitranti contro i missionarj del vero; e compassionando i «vagabondi smarriti per le selve del caso e per li deserti del nulla», proclama che «senza l'ordine del cielo non ci fu e non ci sarà mai ordine in terra».

Distinto ricordo merita Vincenzo Miceli (1733-81) di Monreale, che da Leibniz e Wolf cavò un nuovo sistema metafisico[439]. L'ente per lui è una forza viva interiormente ed esteriormente, che agisce in perpetua novità, e comprende la trinità di onnipotenza, sapienza, carità. In esso trovasi ogni cosa: la sua continua azione si termina sempre in nuovo esternamento dell'onnipotenza, quasi veste di cui Dio s'adorna. Le anime sono modi della cognizione sperimentale della sapienza. Tutto in sè è buono: il peccato si riferisce all'ordine che è fatto dai limiti dell'onnipotenza, onde non può redimerlo che l'onnipotenza stessa.

Vi riconoscete il fondo delle dottrine di Giordano Bruno. Ma a differenza di questo, nega che il mondo sia Dio, perchè non è onnipotenza, sapienza, carità; il suo Dio può star senza il mondo, che n'è solo il vestimento; e Dio è personale, libero, perfettissimo. In somma ripudia il panteismo, ma vi giunge per conseguenza: se non che il suo panteismo viene dal considerare come nulle le cose a petto a Dio, temendo che il darvi sostanza ne faccia tanti enti, sussistenti per sè. Non dilegua l'essere di Dio, bensì l'essere del mondo: sicchè sarebbe un tentativo di innestare lo spinosismo colle dottrine cattoliche, nelle quali esso professavasi irremovibile[440].

Vincenzo Tommaso Moneglia fiorentino (1680-1767) entrato ne' domenicani di San Marco, lasciossi indurre a fuggire a Londra, ma poi reduce e pentito, lavorò dai pulpiti e in biblioteche, sebben sempre cinico e stravagante; sostenne, contro i Bollandisti, che la devozione del rosario è dovuta a san Domenico; contro i fatalisti, difese l'opinione di san Tommaso sulla libertà umana; ribattè i materialisti, e principalmente l'Esprit di Elvezio.

Contro i filosofisti e il diritto acattolico, scrissero Marco Zaguri vescovo di Vicenza un Piano per dar regolato sistema al moderno spirito filosofico: il vescovo di Crema Antonio Gandini Le verità di teologia naturale e le verità cattoliche; Alessandro Tassoni di Collalto in Sabina (-1818) la Religione dimostrata e difesa: Antonio Valsecchi, il padre Roberti di Bassano, Troilo Malipiero in quattro Notti in verso, e il conte Giovanni de Cattaneo nella Uranide batterono atei e macchiavellisti. Il più ingegnoso, dotto e profondo avversario dei filosofisti del XVIII secolo, Sigismondo Gerdil (-1802), nato fra le alpi savojarde ora strappate all'Italia, ma educato italianamente, e che in italiano non inelegante scrisse le principali sue opere. Nell'Introduzione allo studio della religione toglie a provare che i maggiori ingegni fiorirono senza la vantata libertà del pensare: contro gli empirici difende la scuola di Pitagora; contro Locke l'immortalità dell'anima e delle idee; contro Raynal la religione; contro Hobbes la immaterialità dell'essere pensante; contro Rousseau le buone pratiche d'educazione; contro i pregiudizj aristocratici combatte il duello, contro i pregiudizj filosofici la libertà e l'eguaglianza.

Monsignor Alfonso Muzzarelli ferrarese (1749-1813), soppressi i Gesuiti a cui s'era aggregato, s'applicò tutto agli studj, prese la direzione del collegio de' nobili a Modena, poi Pio VII lo fece penitenziere, e l'ebbe seco nella prigionia. Confutò il Contratto sociale, fece l'Emilio disingannato: meriterebbe esser riprodotto il suo Buon uso della logica in materia di religione, ove mostra che il cristianesimo è tutt'altro che opposto al bene della società[441].

Che però mal si scegliessero i difensori appare dall'esser Nicolò Spedalieri di Bronte (1741-95) eletto a combattere i filosofi, come il rispondere sopra la nunciatura si era affidato al cardinale Campanelli, nulla più che formalista e legulejo. Lo Spedalieri, nel libro dei Diritti dell'uomo, per confutare i nemici ricorre alle loro armi, transigendo colle idee di moda; accetta modificandola la teorica di Rousseau d'un contratto sociale, patto non fatto, a pruova del quale strascina i passi biblici; mette scopo della società civile la felicità, sebbene conchiuda ch'essa non può trovarsi senza una religione, non solo naturale ma rivelata. Così accetta il diritto pubblico protestante, benchè ne impugni le conseguenze, e scalza l'idea d'autorità mentre vuol consolidarla. Ai Giansenisti avventa tutte le infande accuse che sogliono i partiti; essi framassoni, essi atei, o se v'ha di peggio.

Molte opinioni di lui ribattè Vincenzo Palmieri nell'Analisi ragionata de' sistemi e dei fondamenti dell'ateismo e dell'incredulità.