Uno de' loro punti di dissenso dalla pratica universale de' fedeli è la venerazione verso i santi, e il culto a Maria, venuto, secondo essi, a tale esuberanza da derogare a quello dovuto a Cristo.

Certo gli stranieri che vengono ad ammirare il nostro cielo, le arti nostre, le nostre devozioni, allorchè vedono ad ogni crocicchio santi e madonne, e popolani prostrati a venerarle, e in collo e in petto immagini e scapolari; quando nella chiesa del tal santo, alla festa della tal Madonna si fanno orazioni particolari, si espongono ossa, si baciano reliquie, possono scivolare nella credenza che noi vi prestiamo adorazione, che teniamo presenti i santi più che Dio, che il culto della sua madre ecclissi quello di Cristo.

Ma distinguiamo bene la fede dalla devozione. La fede importa l'obbligo di credere ciò che crede la Chiesa universale. Devozione è l'onore che si tributa agli oggetti della nostra fede. Possiamo credere senza aver devozione, sebbene la devozione non possa stare senza la fede. La fede è sempre la stessa dapertutto e in ogni tempo; nella devozione è lasciata grandissima latitudine all'individuo. Il rito, la forma di un culto non isboccia bell'e formato come Minerva dal cranio di Giove: il Sole in primavera non ha ancora squagliato i ghiacci, fatto schiudere l'erbe e colorire i fiori: eppure è quello stesso che ci arde in luglio. Prima quel culto dovett'essere tributato all'apostolo; vennero poi i martiri, poi altri santi la cui glorificazione erasi manifestata forse maggiormente di alcuni, ben più vicini al Salvatore. Qui si venera il santo che vi nacque, vi morì, vi apostolò, vi operò un prodigio della grazia o della carità: là è la tomba d'un altro, gli stromenti del supplizio d'un martire, un'apparizione, una rivelazione. Son memorie, insite alla natura umana siccome tutto quanto ricorda le geste degli eroi, de' benefattori della patria; c'è la ammirazione pel dottor della Chiesa, c'è la compassione pel martire, c'è la compunzione pel penitente. In ciò tutto v'è qualcosa che decade, v'è qualcosa che sottentra: han luogo l'entusiasmo e il tepore, giacchè tutto quaggiù è vita, è movimento, cioè cangiamento continuo.

Giuseppe, lo sposo di Maria, è un santo che appartiene ancora all'antico e già al nuovo Testamento; fu il più vicino a Cristo; la Chiesa primitiva gli ebbe una venerazione implicita, eppure il suo culto cominciò tardi; cominciato che fu, tutti l'abbracciarono coll'ardore che conveniva allo sposo di Maria.

E Maria? non v'è dubbio che la devozione ad essa fu ampliata assai, dai primi tempi quand'appena trovasi nominata, infin quando Pio IX ne definisce come di fede la immacolata concezione. Il tipo di lei, dai rozzi tentativi delle catacombe sino alle meditate aspirazioni del Minardi si trasforma oh quanto, eppure senza cangiarsi.

Già nella prima scena del mondo, quando il seduttore corrompe l'umanità, è vaticinato che un'altra donna schiaccerà il capo del serpente. E seconda Eva la chiamarono i primi Padri; dottrina rudimentaria, dalla quale si può dedurne la santità, la verginità, l'immacolata concezione, l'efficace patrocinio. Maria non fu madre e nutrice di Cristo? non istette accanto alla sua croce? nol raccolse ucciso? Quanti dolci pensieri, quanti vivi sentimenti non deve eccitare una creatura, messa in così intime attinenze coll'ente divino? la donna elevata fin ad esser madre del Dio umanato? Ma egli rimane sempre il redentore, che ci rigenera continuamente; ella, la madre dataci sulla croce: ha gran potenza, ma affatto indiretta: il Cattolico non abbasserà mai il Creatore fino a questa creatura; nè lei eleverebbe a divinità, col che negherebbe quella di Gesù; il nome di lei nè tampoco si proferisce nell'amministrare i sacramenti; noi la preghiamo che preghi per noi peccatori: a lei portiamo affetto, usiamo famigliarità, appunto perchè somiglia a noi, provò i dolori nostri, eppur è tanto gloriosa[480].

Chiedetene il più semplice credente, e vi risponderà che queste chiese sono la Casa di Dio. Portano lo speciale vocabolo d'un tal santo o d'un tal fatto; vi saranno anche molti altari, dedicati a' varj santi: che monta? il Cristiano li prega come intercessori presso il Dio unico. Giunge la festa di quella chiesa? ognuno accorre al tempio, ognuno vi fa una preghiera, e genuflessioni e inchini e baci in diverso modo: sono altrettante vie per avvicinarsi a Dio.

Certo, come in tutte le dottrine concrete e vitali, è difficile assegnare teoricamente i limiti tra la verità e l'errore, tra il bene e il male. E viepiù quando si tratti d'affetti. Natura di questi è il correre senza ritegni, mirando l'oggetto proprio e null'altro: e sarebbe freddo e inconcludente quel che sapesse serbare tutte le convenienze, misurare tutte le esternazioni. Di che importanza non sono per chi le scrive e per quello cui son dirette le espressioni delle lettere amorose! Fate che un indiscreto le colga, che cadano sotto gli occhi d'un indifferente, che acquistino la pubblicità d'un giornale o d'un giudizio, parranno scempie, o esagerate. Or la fede è il cuore che sente, non la ragione che pruova.

Tanto avviene della devozione, qualora vogliasi anatomizzarla con fredda critica; e atti e parole di supremo affetto per chi le usa, possono, direi devono incontrare la disapprovazione o la beffa di chi le analizza; che se furono adoprate da qualche persona di eminente santità, divengono venerabili al popolino, la cui religione tien sempre qualche cosa di vulgare, sempre qualche mistura di fanatico o di superstizioso.

Non mi dite che appunto il dovere del pastore è di correggerla, appurarla. La snaturereste. I pastori vegliano perchè non trasmodi; ma essi non ne sono gli autori; e se volessero imprimere tutti i moti a misura, la ucciderebbero. La devozione, perchè sia universale, deve abbracciare tutte le intelligenze, tutti i sentimenti; direi che bisogna si pieghi agli istinti per poterli emendare. Gli è perciò che trovansi unite le sublimità del culto con ingenuità, che oserei chiamare puerili, delle pratiche.