A dir suo, Paolo IV vide il libro di Calvino contro Serveto ove sostiene jure gladii hæreticos esse coercendos, e ne pigliò fidanza a istituire il Sant'Uffizio, come egli stesso ebbe a dire in concistoro; notizia che il Leti ricava da un libro a me ignoto, Mendi, le rivoluzioni di Roma contro al tribunale dell'inquisizione. «Una inquisizione più orribile di quella di Roma» a Ginevra sentenziò alle fiamme il Livello politico, l'Itinerario, il Vaticano languente, opere del Leti in cui trovava proposizioni repugnanti alla fede, ai costumi, allo Stato, ed egli fu cancellato di cittadino.

Di Girolamo Cardano da Gallarate, scienziato non vulgare, autore di varie scoperte, eppure teosofista, astrologo e ciarlatano sfacciato, in altro luogo divisammo (Vol. II, pag. 372). Qui badando solo alle sue opinioni religiose diremo come a principio nel De Uno sostenesse l'unicità dell'intelligenza secondo Averroé: di poi la negò nel De Consolatione; infine nel Theonoston volle conciliar le due opinioni, col dire che l'intelligenza può considerarsi nella esistenza eterna ed assoluta, oppure nella fenomenica nel tempo; è unica nella sorgente, è molteplice nelle manifestazioni; soluzione che molti aggradiranno: ma Giulio Cesare Scaligero, suo gran nemico, l'accusa sempre di averroista. Più viene al caso nostro il passo De subtilitate, dove fa argomentare un contro dell'altro un Cristiano, un Musulmano, un Ebreo, un Gentile, e non tira alcuna conclusione, lasciando perfin sospeso il periodo.

I Gonzaga di Mantova tenevano per l'imperatore, e perciò avversavano il papa; Ferrante Gonzaga era generale nell'esercito cesareo quando saccheggiò Roma; Giulia Gonzaga era stata scolara del Valdes; Guglielmo Gonzaga ricusò mandar a Roma alcuni, citati per eresia. Di ciò indignato, e perchè Mantova fosse un nido d'eretici (Bzovius), il papa voleva assalirlo colle armi nel 1566, ma gli altri principi s'interposero. Pio V, a reprimer gli eretici, spedì a Mantova Camillo Campeggi teologo del Concilio, il quale carcerò molti e processò, e otto condannò a fare pubblica abjura in San Domenico. I costoro parenti cercarono levar il popolo a rumore, affine d'impedire quell'atto, e non riuscendo, insidiarono la vita dell'inquisitore, e ferirono due Domenicani la notte di Natale. Il duca Guglielmo, dopo professatosi ligio al Sant'Uffizio sino a offrirgli il proprio braccio se occorresse, pubblicò severo bando contro que' riottosi, ma insieme domandò al papa rimovesse il Campeggi (1568). Il papa, zelantissimo de' diritti ecclesiastici, non v'acconsentì; anzi di que' disordini imputò la tepidezza del duca. Questi era legato col Cellario, che conosceremo, e prese sdegno dell'arresto e della morte di questo: e tutto il pubblico n'era così irritato, che Pio risolse pubblicar la severissima bolla del 1569. E spedì colà san Carlo col cardinale Commendone, sicchè fu infervorata l'Inquisizione, e gravissime procedure si fecero e abjure pubbliche, non senza supplizj. Anche quelli che di là si erano dispersi pel resto d'Italia perseguitò alacremente il Borromeo, finchè tutti gli ebbe in mano.

Da Mantova era fuggito il canonico Strancario, che trovammo predicatore antitrinitario in Polonia, ed Alfonso Corrado che in un commento sull'Apocalisse scagliasi violentissimo contro i pontefici.

Il benedettino Giambattista Folengo, fratello di Merlin Coccajo autore delle Macheronee, pubblicò commenti sulle Epistole e sui Salmi, che i Protestanti trovarono nel loro senso, e vollero indurne ch'e' fosse del loro pensare; vennero messi all'Indice, ma l'autore li corresse, e Paolo IV non esitò a mandarlo in Ispagna, visitatore del suo Ordine.

Como, essendo contiguo a paesi settentrionali, soleva servire di passaggio a uomini e cose infette, e da Germania vi si mandavano balle di libri ereticali, come si scoprì poi nel 1549 per mezzo del Sant'Uffizio di Roma[60]. Doveva fomentarvi le nuove idee la vicinanza degli Svizzeri e de' Grigioni; pure, sebbene con cura speciale abbiam indagato gli archivj di quella curia, dov'erano nelle visite indicati tutti i miscredenti o sospetti, non trovammo alcun comasco personalmente indicato, oltre il Minicio e il Gamba che già mentovammo. Questo è detto bresciano dal Vergerio; certo fu morto a Como, e della prigionia e morte di esso un minuto ragguaglio si ha in lettere scritte a un fratello di esso da un comasco, e che furono ripubblicate dal De Porta[61].

Vedemmo come vi fosse trattato l'inquisitore Michele Ghislieri (Vol. ii, pag. 430), il quale, mentre dal monastero di San Giovanni entrava in città, fu preso a sassate dai ragazzi, sicchè a fatica ricoverò in casa dell'Odescalchi, principal fautore del Sant'Uffizio: il governatore gli comandò tornasse a Milano per quiete della città; ed egli il fece per distorte vie, temendo incontrar la sorte di Pietro Martire. I canonici comaschi andarono allora a portar discolpe a Roma: v'andò pure il Ghislieri, e fu la prima volta ch'ei vide la città, ove poi dovea seder pontefice. Vescovo di Como era allora Bernardino Della Croce, tenuto però lontano da Carlo V come amico di Paolo III e de' Farnesi.

Gl'interpreti del Concilio di Trento nel maggio 1567 querelavano il vescovo di Como perchè non avesse ancora stabilito il seminario nella sua diocesi, esigendo la tassa stabilita su tutti i frutti che si riscuotono nel vescovado, e la mezza decima su tutti i benefizj; gli raccomandano di collocarvi di preferenza i figliuoli de' paesi infetti di eresia; e questi paesi egli visiti di frequente e vi abbia occhio[62].

Da Cremona nel 1528 fuggì per religione Bartolomeo Maturo, priore de' Domenicani, che predicò a Vicosoprano fino al 1547, e morì a Tomiliasca nell'Engadina, ove predicò pure Bartolomeo Silvio suo conterraneo. Di là migrarono anche Giovanni Torriano, Agostino Mainardi, celebre ministro a Chiavenna, Paolo Gaddi, un frate Angelo e Gian Paolo Nazzari domenicani; Gajo Lorenzo minorita, Daniele Puerari, due Offredi, un Torso, un Cambiaghi, un Fogliata, un Pelizzari. Paolo Orlandini, in una satira contro gli astrologi, deride senza nominarlo un cremonese che avea scritto intorno all'anticristo, alla riforma della Chiesa e alla fine del mondo pel 1530.

Fra le lettere manuscritte nella biblioteca di Zurigo ve n'ha due di Alfonso Roncadello, padre di famiglia, il quale narra al ministro di Zurigo le persecuzioni che soffre, chiedendogli consolazioni. «Questi poveri membri cristiani, afflitti ed aggravati da questa intollerabile tirannide di anticristo, vi pregano caldamente che, insieme con tutta la santa Giesa, pregate il Signor per noi ne dia tanta fede, che ne liberarà da questa captività acciò potiamo offerire i corpi e l'anime nostre come bene sia piaciuto a Dio».