Non è detto donde egli sia, ma lo crediamo tutt'uno con Alessandro Roncadello cremonese, il quale morendo a Ginevra, legò trentotto corone l'anno per li pii ch'erano fuorusciti d'Italia[63].
Di rimpatto in Cremona mostravansi zelanti contro gli eterodossi Angelo Zampi domenicano, autore d'un'opera De veritate purgatorj; divenuto inquisitor generale del ducato di Milano, colle multe imposte ad eretici comprò fondi e case a favore del Sant'Uffizio, come diceva il suo epitafio nel convento de' Domenicani a Milano. E quanto rigoroso operasse il Sant'Uffizio di Cremona ci apparve già nel decorso di quest'opera.
Isidoro Isolano milanese (1480-1550), domenicano, fu de' più zelanti a repulsare Lutero, come avea ribattuto gli Averroisti e sostenuta l'immortalità dell'anima secondo i filosofi. Contano fra i milanesi Pietro Galesino, benchè nato ad Ancona, perchè lunghissima dimora fece tra essi, e fu opportuno sussidio a san Carlo, pel quale compilò gli atti o i sinodi, e l'ajutò nella restituzione dei riti, materia dov'era versatissimo. Oltre moltissime opere ecclesiastiche e vite di santi, accenna aver composto un volume Contra Hæreticorum historiam, che però non abbiamo; confutò il Platina.
Magno Valeriano, nato in Milano il 1587 di illustre casa, resosi cappuccino, andò in Germania, dove fu caro e onorato dall'imperatore e dai principi; e fatto prefetto di quelle missioni, molti convertì, fra' quali il margravio di Hermannstadt. Ciò inimicogli molti, anche cattolici, e secondo un artifizio conosciuto, cercarono perderlo col tacciar d'ereticale un'opera sua stampata a Praga. Facilmente dissipò l'accusa; soffrì percosse, carcere, calunnie, e dopo sostenute onorevoli ambascerie, morì il 1661, e fu sepolto con un epitafio di quasi ducento linee, ove, in mezzo ad altre gonfiezze, si dice che la porpora cardinalizia vergognossi di coprir col suo ostro lui, cui già di più nobil ostro avea coperto il sangue versato per la fede cattolica. Molte opere scrisse, polemiche e apologetiche, e quella De Catholicorum regula credendi (Praga 1628, Vienna 1641) gli attirò molte confutazioni di acattolici e di socciniani.
DISCORSO XLII. CLEMENTE VIII. I FILOSOFI NUOVI. BRUNO. CAMPANELLA. VANINO. FERRANTE PALLAVICINO.
Tre papi si succedettero in pochi mesi del 1590 e 91: Urbano VII, Gregorio XIV, Innocenzo IX: poi Clemente VIII, insediato il 1592, finiva il 1605. Questi, prodigiosamente operoso, perseverante, circospetto senza doppiezza nè nulla d'abjetto; esperto amministratore e geloso di governar da sè, colla prudenza, la destrezza e l'aspettare compieva ciò che non potesse di primo impeto; si oppose all'ambizione dei Medici come alle pretendenze di Spagna, e riuscì a rimetter questa in armonia colla Francia, staccare Enrico IV dall'Inghilterra e dall'Olanda, ricuperare alla santa sede il ducato di Ferrara, preparare una grande spedizione contro la Turchia. Ebbe la consolazione di ricevere deputati dal patriarca d'Alessandria, che abjurava l'eutichianismo, e dai Greci di Polonia, che passavano dalla chiesa rutena alla romana (1595): studiò indefesso nella inesauribile disputa della Grazia, e vi pose un freno: personalmente e con benevolenza trattava cogli eretici e co' filosofi: tenne presso di sè il naturalista Cesalpino, benchè in fama di ateo, e gli diè licenza di legger i libri botanici de' Protestanti: chiamò a Roma il Patrizio, filosofo indipendente. Vero è che, avanzando in età, mostrossi più severo; obbligò quest'ultimo a ritrattarsi, pose all'Indice le opere di Telesio.
Nella bolla 25 luglio 1596 metteva: «Abbiam saputo con immenso rammarico che molti fedeli, uscendo da varie parti d'Italia lor patrie, dove la vera e santa cattolica apostolica religione è in vigore e pubblicamente predicata, vanno in lontani luoghi, dove non solo serpeggia impunemente l'eresia, ma è interdetto il pubblico esercizio della religione cattolica, talchè colà anche le persone fedeli restano prive della messa e dei sacramenti. Desiderando quanto possiamo ovviare a questi ed altri mali, ordiniamo che nessun italiano, mercante o di qualsiasi condizione, sotto nessun titolo o pretesto abiti o si stanzii in luogo dove non v'abbia chiesa con parroco o sacerdote cattolico, e dove liberamente e senza pericolo possano pubblicamente celebrarsi la messa e i divini uffizj: essi italiani si astengano da nozze con donne eretiche, da sepolture d'eretici, dal far levare al battesimo i loro figli da eretici, nè valersi di medici loro, per quanto possono. Quando poi rientrino in patria, si notifichino al vescovo e agli inquisitori, dai quali saranno ammoniti seriamente ad osservare anche le pratiche della Chiesa, e a sfuggire gli erranti; e attestino d'essersi almen una volta l'anno confessati e comunicati, se no vengano puniti dagli inquisitori».
La bolla fu confermata da Gregorio XV, che ne promulgò un'altra contro gli eretici che dimoravano in Italia, e chi li favorisse.
Nel pontificato di Clemente VIII restò famoso il processo di Giordano Bruno. Nelle teorie del pensiero si era rotta la venerazione scolastica, sia seguendo i Platonici teisti e i Neoplatonici panteisti, alcuni de' quali vantavano l'unità di Plotino, alcuni la trinità razionale, alcuni il risolversi delle cose in Dio: sia emancipandosi dall'autorità, e tentando coll'esperienza e coll'induzione piantare teoriche nuove, con quelle eccentricità, che taluni considerano come genio. Bernardino Telesio di Cosenza (1509-88) ammetteva tre principj: due incorporei, calore e freddo; uno corporeo, la materia, e li faceva non soltanto attivi ma intelligenti, percependo i proprj atti e le mutue impressioni: e dalle loro combinazioni esser nate le cose. Le sue opere dicemmo proibite da Clemente VIII, nè a torto, se insegnava quod animal universum ab unica animæ substantia gubernetur. In fatti al panteismo vergeano tutte le teoriche d'allora, o non traendone le conseguenze, come Marsilio Ficino che diceva Deus fieri nititur, eppure si mostra tutt'altro che panteista; oppure intendendolo in un senso che non vorremo giustificare, ma esplicare.
Qualche fisiologo o tassonomico riconosce che tutti gli enti, a qualunque appartengano dei tre regni fittizj, sono animati: i minerali hanno una vita latente di continuità; i vegetali una vita di eccitazione; gli animali una vita istintiva; onde soli questi ultimi sono non solo animati, ma animali. La cristallizzazione, cogli stupendi suoi accidenti, attesta nelle molecole minerali una forza propria d'informarsi e individuarsi, analoga alla forza plastica de' germi vegetali; cioè il principio vitale, avente come forza sussidiaria indispensabile l'etere, che però non tende a plasmare, sibbene a dissolvere. In tal senso, secondo una dottrina ora abbandonata, il Fusinieri asseriva che «tutto l'universo sensibile è in combustione». In fatti ogni atto vitale cade su oggetto materiale: quest'azione importa lavoro; il lavoro importa combinazione o decomposizione chimica, e perciò combustione; sicchè può dirsi che tutto l'universo è in combustione, o, secondo le teoriche moderne, è in moto; e da per tutto e in tutto v'è l'alito della vita. Ciò forse intendeva il Bruno.