Augusto Conti cerca il metodo compositivo, fondato sulla coscienza dell'uomo, non già solitario, ma con tutte le sue relazioni, le quali bisogna riconoscere quali sono: onde in una comprensione universale riunisce gli aspetti particolari del soggetto filosofico, per arrivare alla rigenerazione morale della coscienza.

Il Bertini nella Idea d'una filosofia della vita combatte l'antropomorfismo, cioè l'umanesimo esagerato, che supponendo originalmente buono l'uomo, deve immaginare un Dio nient'altro che clemente, la cui giustizia vendicativa è mera finzione andromorfica: e pensa che la filosofia critica, la quale, per dimostrare la veracità dell'umana intelligenza si vale soltanto dell'intelligenza, non può arrivare ad alcuna ferma conclusione. Sgomentato dall'assalto mossogli da Ausonio Franchi nella Filosofia delle Scuole italiane, scivolò cogli scettici, e ne' Dialoghi sulla questione religiosa (1861) pose a colloquio un teologo inetto, con un filosofo arguto, il quale argomenta che la certezza della fede non deriva da motivi religiosi, ma da atto della volontà: e che ogni religione, la quale faccia dipendere la salute dell'anima da certe credenze, è di necessità intollerante.

E sia pur vero che la ragione naturale non possa generare una fede sopranaturale; ma ciò non importa ch'essa non arrivi a generar una certezza naturale e piena. Ripudiamo poi affatto quel suo distinguere il dio teologico dal dio filosofico, del quale non importa tanto accertare l'esistenza, quanto formarsi un giusto concetto della sua natura; giacchè, si affermi o si neghi l'esistenza sua, egli se ne compiace del pari, purchè ciò venga da convinzione.

Come non deploreremmo tante avventatezze e fantasie buttate fuori col titolo di filosofia della storia? la quale non potrebbe essere che un connettere gli avvenimenti positivi a un piano divino, sicchè dall'avvenuto può argomentarsi quel che avverrà. Ma perduta la fede perdesi anche la ragione; laonde i sistemi nuovi son immaginazioni o ciarlatanesimo per annebbiar le menti giovanili nelle scuole imposte dal governo, in modo che neppur conoscano i fatti. Perocchè già vedemmo come da Cartesio, passando per Spinosa e Kant, s'arrivasse alla completa dissoluzione con Hegel: moda tedesca che vuolsi impiantare in Italia dopo che i suoi la repudiarono. Il dubbio di Kant è la fonte de' traviamenti moderni, e bisogna guarirne tornando all'esperienza e al buon senso. Ma l'esperienza deve estendersi a tutti i fatti, non restringersi a qualche applicazione, come fa quando esclude il sentimento, quando ama e odia, e le opinioni proclama come principj, e dal regno materiale deduce le leggi dello spirito, più nella novità confidando che nella verità, allettando col bizzarro anzichè col semplice e naturale, più ch'altro temendo la disapprovazione de' giornali e l'obblio de' contemporanei. Così pretendesi andar alla conquista della verità spogliandosi di parte delle armi che si possedono: a forza di sottigliezze si trae un codice di obbligazioni da un principio che non le racchiude: adopransi a turbare la ragione maggiori sforzi che non se ne vorrebbero a trarre dal buon senso facili regole, e revocare gli spiriti a se stessi, cioè al bene. Iddio ha dato all'uomo pensiero, libertà, amore, diverse e stupende realtà, colle quali mira alla realtà infinita; a Dio che è luce alla ragione, oggetto all'amore, scopo alla volontà, che egli fece, ma che non costringe.

Principio della filosofia è, la ragione esser capace di discerner il vero nell'ordine morale, e quel complesso di massime che costituiscono la religione naturale. La religione riconosce questa forza alla ragione: sol nega che essa sia sovrana: onde può benissimo associarsi colla filosofia, purchè questa convincasi che la religione è divina, che non si compone di tesi discutibili una a una, ma d'un accordo di dogmi rivelati dalla verità eterna in un libro sacro, affidato a un'autorità viva e infallibile. La filosofia erra quando le sue conclusioni contraddicono al dogma: ma possono allearsi mediante un atto reciproco. Per parte della religione, esso sta nelle decisioni dogmatiche della Chiesa: resta che la filosofia pronunzii il suo: e forse essa non potrà progredire se non ammettendo qual postulato la coesione del finito coll'infinito, della libertà colla necessità, della creatura col creatore; invocando la fede ad attestare la permanenza del me, e dare alla verità una sanzione superiore alla filosofica.

Al cristianesimo, la cui direzione è essenzialmente tradizionale, conferisce non poco la storia. Che se ella era stata, come alcuno definì, una vasta congiura contro la verità; se, non collocando gli uomini al loro tempo, facea piuttosto romanzi, e supponeva agli uomini e al tempo propositi che non ebbero perchè non aveano ragione di averli, e calunniava la verità nel passato per opprimerla nel presente; alcuni la revocarono a migliori uffizj, e istrutti dall'urtar in tante ruine di cose che credeansi immortali, esaminarono il vario indirizzo che via via presero il pensiero e l'attività degli uomini: col che i fatti non appajono più come fenomeni accidentali, ma sviluppo, seguito, effetto di precedenti, causa di susseguenti. Tale ci pare trovarla nei lavori del padre Tosti, del Capecelatro, del Balbo[643], del Troya, del Cantù, del Mozzoni. E ben della storia fatta seriamente e con un pensiero calmo e imparziale fa bisogno tra le passioni e i pregiudizj, e quando la critica è sì morta da lasciar credere a tutto ciò che venga asserito ne' libelli; i Congregandisti, i Calderari, i Gesuiti avvelenatori ed assassini, i Paolotti cospiratori, le monache prostitute, l'accordo fra clericali e borbonici, a Roma il brigantaggio pagato col denaro di san Pietro, la cuffia del silenzio a Napoli, e tant'altre menzogne elevate fino all'assurdità; quando un'ignoranza prodigiosa presta alla Chiesa dottrine di fantasia, assolutamente diverse, talvolta opposte alle sue.

Le storie contemporanee son tutte ossesse dalle passioni, e servili all'opinione decretata e adulatrice: pure alcune potranno leggersi non senza profitto, come il Farini e il Ravitti.

Non abbiamo una storia ecclesiastica, e fu tradotta persino una, che in grandissima parte non era se non traduzione dell'Orsi. Le vite dei papi ricevemmo da stranieri, e se le Memorie del cardinale Pacca ci introdussero ai dolori di Pio VII, quelle del cardinale Consalvi dovemmo aspettare da Francia.

Il padre Brunengo nelle Origini della sovranità temporale dei papi, e il Theiner nel Codex diplomaticus dominii temporalis sanctæ sedis, hanno raccolto tutti i documenti che chiariscono l'origine e i progressi del principato pontifizio; questo principato esposto ogni tratto ad assalti cui sembra dover inevitabilmente soccombere e che poi ne risorge, perchè dietro ad esso stanno la libertà e l'indipendenza della Chiesa.

E ripetiamo come la restaurazione e la difesa della verità cattolica sia stata assunta da molti laici. Ed «è bene (come disse un di noi in parlamento) che la protesta venga da chi dai frati, dai preti, dai vescovi, non ha nulla a chiedere, nulla a sperare nè per sè nè pe' suoi; nulla, se non che all'estremo giorno lo mandino confortato nella fiducia del perdono».