Del resto la teologia ha una storia come l'altre scienze, ed è nobile esercizio dell'attività intellettuale il seguitarne le fasi; in che guisa gli atti della ragione umana s'applicarono al divino oggetto della rivelazione; con qual metodo queste verità furono esposte, spiegate, provate, combattute; qual nuova filosofia di Dio e dell'uomo ne origina: qual parte ha esercitato nell'incivilimento umano e nel progresso della società. Ma se si tornerà al bisogno del vero per altre vie, bisognerà bene che la teologia si atteggi al nuovo arringo, giustificando i fatti su cui fonda la sua autorità, a norma delle presenti condizioni dello spirito umano e delle profonde modificazioni che la controversia religiosa ora subì: alleandosi intrepidamente alla scienza per arrivare alla grande unione della fede, del raziocinio, dell'esperienza.
La predicazione si fece più austera che non avesse cominciato col Barbieri; e se possiamo citare pochi oratori che accoppiino familiarità e decoro, logica rigorosa ed eloquenza passionata, è consolante che in molti luoghi si tengono conferenze (Bausa, Franco, Perrone, ecc.) per trattare dottrinalmente i punti che gli avversarj gettano in pubblico. Si estesero le missioni, in cui pare che il sopravvenire d'un prete straniero a predicare e confessare ridesti le coscienze, assopite alla voce del parroco consueto.
Dalle altezze della filosofia come s'inizia l'errore così è necessario proceda e si rinfranchi la difesa della verità. Nè qui ci mancarono sommi ingegni.
Già al vulgare sensismo di Locke e di Condillac[640] eransi opposti fra di noi il cardinale Gerdil, che sostenne non poter l'idea dell'ente derivare dai sensi, e neppure esser idea formata: il Falletti, che al canone della sensazione surrogò il leibniziano della ragione sufficiente e la generale idea dell'essere, dedotta dal pensante; Ermenegildo Pino, che il principio d'una scienza universale trova nella natura divina, sorgente della ragione umana. Pure non tolsero che le inezie sensiste fossero propagate fra noi, senza malizia dal padre Soave e con arte dal Lalebasque (Pasquale Borelli) e dagli ex-preti Compagnoni, che tradusse il Tracy, e Melchior Gioja, il quale della morale faceva un ramo dell'economia politica e una scienza della felicità, sicchè ponea fra i delitti punibili il digiunare, il celibato, il mortificar la carne. Verso la verità e la natura si tentò ritornare o per via dell'ecclettismo coi Francesi, o del senso comune cogli Scozzesi, cercando conoscere la natura dell'uomo e la sua finale destinazione. Le dottrine di Kant, che toglievano la coscienza all'intelletto relegandola nella sensibilità, non ebbero molto seguito fra noi, dove furono limpidamente esposte e oppugnate da Pasquale Galluppi.
Il siciliano padre Gioachino Ventura (1792-1861), fermo a innestare la filosofia sulla rivelazione, ripudia l'intuito delle idee eterne; e staccato dal tradizionalismo di Bonald e di Lamennais, ricusanti ogni certezza fuor della parola di Dio, s'attenne a san Tommaso, il quale insegna che come la Grazia suppone la natura, così la fede suppone la ragione. Pertanto dalla prima opera sua De modo philosophandi modificossi assai. Dietro a quella sì cara illusione dell'alleanza della libertà politica colla religione cattolica, lasciossi trarre nel turbine rivoluzionario; ma lo svolgersi degli avvenimenti, che sono la logica delle idee, gli portò quella rettificazione de' proprj concetti che è la ricompensa delle intelligenze sincere. Le sue lettere a una protestante sono calzanti; come belle le ultime prove di temperar colla fede così la libertà civile come l'autorità sovrana, di librare la ragion filosofica colla cattolica; al qual uopo portò anche sul pergamo l'esposizione dottrinale del dogma.
Mentre i razionalisti dicono «La ragione è tutto», e i tradizionalisti «La ragione è nulla», noi diciamo «La fede e la ragione si scontrano nella verità» e su ciò fondasi la dottrina di Antonio Rosmini roveretano (1797-1855) che vuol elevare il mondo della scienza e della verità sulle ruine della sofistica e della menzogna. Pose egli innata l'idea dell'essere possibile, che poi accostò all'ente reale, svolgendola in tutta la comprensione e le forme, e repudiando quelli che trascurano i vincoli, per cui tutti gli enti sono connessi fra loro. Teologo al tempo stesso che argutissimo dialettico ed eminente filosofo, trattò le quistioni più scabrose e sottili, e se per quelle della coscienza fu denunziato alla Congregazione dell'Indice, ebbe la gloria d'uscirne senza taccia, a gran conforto della numerosa schiera de' suoi seguaci[641]. La sua Teosofia comparsa postuma fu giudicata l'opera più poderosa che si leggesse dopo san Tommaso. Di specchiata virtù e sincera fede, dalle eminenti speculazioni scendeva alle più minute pratiche della vita e della pietà; istituì i sacerdoti della Carità per l'esercizio d'ogni opera utile al prossimo, e le suore della Provvidenza per istruire fanciulle. In giorni procellosi pubblicò le Cinque Piaghe della Chiesa, ch'erano, la separazione del popolo dal clero nel pubblico culto, l'insufficiente educazione del clero inferiore, la disunione dei vescovi, la nomina di questi lasciata al poter laicale, la servitù de' beni ecclesiastici. L'acerbità di qualche espressione e la inopportunità coi tempi fecero censurare quest'opera, e l'autore vi si sottopose docilmente.
Non così piegossi il Gioberti, del quale ripetutamente avemmo a discorrere, e che rifacendo con metodo sintetico, ed esponendo con stile retorico la filosofia cattolica tradizionale dell'ente, già con finissima analisi esposta dal Rosmini, la esagerò sino alla formola L'Ente crea l'esistente: ponendo così fra sè e l'autore del Nuovo Saggio un inutile dissenso. Con forza irresistibile abbatte psicologi e soggettivisti, peccando però nel giudicar tali alcuni che nol sono.
Nè vuolsi dissimulare che i più dei filosofi nominati sono ecclesiastici, smentendo anche in ciò coloro che appajano chierica e ignoranza[642]. Si schierano essi sotto que' due campioni, Rosmini e Gioberti, pure mirando a qualche novità; e come la teologia li rattiene da teorie esiziali alla morale e al diritto, nella metafisica sostengono generalmente l'elemento intellettuale objettivo, l'intuizione immediata del primo vero, pertinenza divina, respingendo così lo scetticismo.
Il Saggio teoretico del diritto del gesuita Tapparelli sverta, come le dottrine sensiste del Locke e del Condillac, così le cesariane del Burlamacchi e del Romagnosi; subordina il diritto alla morale, senza però confondere il giusto coll'onesto, esterno quello, interno questo, quello obbligatorio, questo spontaneo.
Il padre Bonfiglio Mora e il Sanseverino (Philosophia christiana cum antiqua, et nova comparata 1862) posero la filosofia cristiana a riscontro della moderna.