Altri impugnano i diritti della Chiesa e della santa sede sulle cose d'ordine esteriore, sottomettendole all'arbitrio dell'autorità civile, sino ad affermare che le leggi ecclesiastiche non obblighino in coscienza nè abbiano vigore se non siano promulgate dalla podestà civile. Per conseguenza non badano alle condanne contro le società secrete e gli usurpatori de' possessi della Chiesa; anzi dicono conforme al diritto pubblico e alla teologia che questi il Governo rivendichi; non essere la podestà ecclesiastica distinta e indipendente dalla civile; potersi negar obbedienza ai decreti della sede apostolica che non riguardino il bene generale della Chiesa, i suoi diritti e la disciplina.

Altre empie dottrine sono disseminate con libri, opuscoli, giornali avversi a verità e giustizia, fino a negare la divinità di Cristo. Pertanto i vescovi raddoppino di zelo per allontanare il gregge dai pascoli insalubri, e mostrare ai fedeli che anche la felicità terrestre dipende dalla religione; che la podestà regia è conferita non pel solo governo del mondo, ma per presidio della Chiesa, e ai principi niuna cosa può recar tanta gloria e vantaggio quanto il lasciare che la Chiesa usi delle sue leggi e della sua libertà.

A ottener tutto ciò il pontefice invocava le preghiere e la penitenza, e perciò bandiva un giubileo.

All'enciclica andava compagno l'indice (Syllabus) di ottanta errori, ch'esso pontefice in diversi tempi avea notati in lettere encicliche o allocuzioni, e che formavano un complesso di dottrine sulla Chiesa e i suoi diritti: sullo Stato e i limiti della sua podestà; sulle ragioni della famiglia; sulla fede e la ragione; insomma su quanto è di vivo ed attuale nell'umanità. Il sillabo li distribuiva sotto dieci capi. Il primo concerneva il panteismo, il naturalismo, il razionalismo assoluto, cioè la negazione della personalità o della providenza divina, della rivelazione, de' miracoli scritturali. Il secondo il razionalismo moderato, che equipara la teologia e la filosofia, e crede possa la ragione per forze proprie giungere alla vera scienza de' dogmi, nè si deva sottomettere la filosofia a veruna autorità, ma trattarne senza alcun riguardo alla rivelazione. Il terzo riguarda gl'indifferenti e i latitudinarj, che non pongono divario fra le religioni; e anche fuori affatto della Chiesa di Cristo poter salvarsi. Nel quarto si combattono il socialismo e comunismo, le società clandestine, le bibliche ed altre che tendono a sfrenare il clero e i fedeli. Nel quinto enumera errori intorno alla Chiesa e a' suoi diritti; cioè quelli che la fanno dipendente dal governo civile, che asseriscono i papi e i Concilj ecumenici avere trasceso i limiti della loro podestà e invaso quella de' principi: avere errato nel definir punti di fede e disciplina; non aver la Chiesa diritto ad alcuna podestà temporale diretta e indiretta; non ad acquistare e possedere; non a dominio temporale; non a immunità o foro privilegiato; non alla direzione dell'insegnamento teologico: il romano pontefice non esser principe libero, operante nella Chiesa universale; il pontificato potersi trasferire in altro vescovo o altra città; istituirsi chiese nazionali, disgiunte dall'autorità papale, e Concilj nazionali, che definiscano assolutamente.

Il sesto gruppo colpisce errori intorno alla società civile in sè e rispetto alla Chiesa; cioè l'ingerenza dello Stato anche nelle cose sacre, come fa coll'exequatur, coll'appellazione d'abuso, coll'annullare i concordati, col giudicare le istruzioni che i pastori della Chiesa pubblicano a regola delle coscienze, e far decreti sopra l'amministrazione dei sacramenti; col dirigere l'istruzione delle scuole pubbliche e fin de' seminarj, e sottrarre al clero l'insegnamento, che così, separato dalla fede, cerchi solo le cose naturali e i vantaggi materiali; coll'impedir che i vescovi e i fedeli comunichino col papa, e voler presentare i vescovi e fin deporli, proibire o limitare la professione monastica, e autorizzare chi la abbandona; sopprimere famiglie religiose e benefizj e occuparne i beni; e proporre che la Chiesa deva segregarsi lo Stato.

Quanto all'etica naturale, riprovava il tener la morale come indipendente dalla sanzione religiosa e dall'autorità divina ed ecclesiastica, l'asserire che uniche forze siano le materiali, nella cui somma consista l'autorità; che i fatti compiti equivalgano a diritto, per quanto ingiusti; che sia obbligo assoluto il non intervento; che si possa ribellarsi al legittimo principe, e per amor di patria mancare al giuramento e trascorrere a iniquità.

Nel capo ottavo appuntavasi il matrimonio civile, dove il sacramento è considerato mero accessorio, sicchè non sia indissolubile, e possano contrarlo anche gli ecclesiastici.

Il nono riguarda il principato civile del pontefice, e l'asserire assolutamente che l'annullarlo gioverebbe alla Chiesa.

Il decimo colpisce quel liberalismo odierno, che non vuol più la cattolica come unica religione dello Stato, ma pretende piena libertà di culti; e vuole che il pontefice non solo possa, ma debba venir a transazioni con siffatto liberalismo.

Il sinodo tridentino aveva raccolto tutti i dettati ereticali e pronunziatone l'anatema, segnando la precisa linea fra la verità e l'errore, senza transazioni nè compromessi. Altrettanto faceva il sillabo in tanta nuova esitanza, combattendo il falso senza serbare alcun legame con esso; colpendo l'eresia intellettuale del razionalismo o panteismo, l'eresia sociale della statolatria, l'eresia religiosa di separare la civiltà dalla rivelazione. Allora negavasi il papato nell'ordine religioso, ora negasi nell'ordine della civiltà, indietreggiando alle dottrine pagane: quello volle ravvivar la pietà e la fede de' credenti, questo richiamar la civiltà cristiana all'autorità, ridurre in armonia la scienza colla fede, la patria colla Chiesa, la libertà colla legge, la vita con Cristo, e con ciò salvare non men la Chiesa che la società, scassinate da quegli errori.