Questa inurbanità gittava egli a pascolo del secolo inurbano, eppure avea confessato che mai non seppe valutar le cose al giusto come a Roma, che quel soggiorno avrebbe sulla sua vita un'influenza benedetta; l'arte stessa lo forzò a mostrarsi religioso ne' rimorsi di Margherita, a far che i canti della Pasqua commovessero fin quel suo tipo del pensiero umano abbandonato alle forze proprie maravigliose e impotenti.

Essi pochi, essi beati, essi con pace, essi con senno, non badano ai dolori profondi che chiedono pace e obblio; che per sostentar le lunghe speranze e la penosa rassegnazione hanno bisogno esempj di disinteresse e d'abnegazione: essi gaudenti ripetono quel che, censettantasette anni dopo Cristo, il giudice che condannava a morte sant'Epipodo: «Noi onoriamo gli Dei coll'allegria, con feste, musica, giuochi, divertimenti. Voi adorate un uom crocifisso, che ripudia la gioja, ama i digiuni e la sterile castità, condanna il piacere. Che ben può farvi costui, che non seppe salvar sè dalle persecuzioni di gente miserabile? Te lo dico affinchè tu abbandoni le austerità per godere le gioje del mondo, colla serenità, che s'addice alla tua età».

Che sperare da dottrine siffatte? Il cristianesimo mette la dignità e il valore dell'uomo nella coscienza intima; il paganesimo nell'esterna legalità. Pel Cristiano la perfezione consiste nel riconoscere l'ordine stabilito da Dio e sottomettervisi; pel Pagano basta l'adempiere alla legge civile. Il perfetto Cristiano è quello che meglio osserva la legge di Dio, e se quelle dello Stato vi ripugnano, osa disobbedirle: pel Pagano è cittadino perfetto quel che non offende le leggi, benchè lo faccia senza coscienza. Abbiasi dunque la forza per farsi obbedire esternamente, e la società sarà beata[661]. Lo vediamo!

Oltre la vita animale, ne abbiamo una intellettuale, una spirituale; cioè, oltre il corpo, esistono spirito e Dio. Le verità morali e religiose che hanno per fine il perfezionamento, per oggetto il bene, bisogna procedano da altra sorgente che le fisiologiche: e quella sorgente è la fede. C'è fede umana e fede divina. Oggetto di questa è il principio superiore e divino della natura umana; è Dio stesso. La fede umana porta che non si è uomini se non si ammettono certe verità sulla esistenza propria, sull'essenza della natura umana. E col coraggio della fede e la saviezza della speranza, ben meglio che colla presunzione individuale, si cresce la sapienza de' padri, e si trasmette migliorata ai figliuoli, abbattendo il nemico comune, lo scetticismo; separando le cognizioni sperimentali da quei disegni che Dio realizza nel mondo, e di cui vuol nasconderci il mistero.

Nè solo al fatalismo orientale noi opporremo la proclamazione della libertà umana, al panteismo buddistico la personalità di Dio, all'assorbimento nel gran tutto l'immortale retribuzione delle anime: ma aspiriamo all'unità di credenze, persuasi che la prima condizione di difender bene la verità è l'accettarla tutta intera.

Il protestantesimo, appoggiandosi solo all'individuo, accentrando ogni potere objettivo nell'io umano, reputando se stesso autorità suprema ed assoluta, cioè principio, legge, fine d'ogni istituzione, porta la morale autonoma nella volontà, l'autonomo pensiero nell'intelligenza, nell'arte, nel raziocinio, nell'economia, nella politica. Gli è perciò che gli apologisti cattolici combatterono sempre più quel sofisma fondamentale della Riforma, che è la negazione assoluta e universale dell'autorità, sia nell'ordine ideale, sia nel reale.

Nell'immenso scompiglio cagionato da una rivoluzione che presuntuosamente posò infiniti problemi, e forse neppur uno ne sciolse; quando un esecrabile jeri fa tremare d'uno spaventoso domani, il cattolicismo rimane grandioso rappresentante dell'autorità, in cui si conciliano la ragione e la fede, la stabilità e il progresso. E viepiù sentesi il bisogno di tornarvi, perchè l'obbedienza, quando non è figlia dell'affezione, è madre del rancore, e perchè al fine si trova che, anche agli occhi della logica, la sola autorità avea ragione. Perocchè chi dico cattolico sa che cosa esprime; mentre chi dice «Io son protestante» fa una negazione, come chi dicesse «Io non sono cinese». Il Cattolico non crede una cosa se non quando s'accertò che è rivelata da Dio, e mentre alcuni dicono «Il tal maestro insegna», ed altri «Maestro mio son io», egli ripete col Vangelo: Magister vester unus est Christus[662]. Così tiene un complesso di verità, una traccia sicura di condotta; in tempo che interessi e passioni rendono difficile il pensar giusto quanto l'operar giusto, s'appoggia ad un'autorità infallibile: non foss'altro, colla sommessione alla Chiesa si sottrae al mostruoso procedere di tanti che abusano della ragione per isragionare, alle follie che s'annicchiano in quel vuoto che il disparir della religione lasciò all'ostentazione d'un interesse pubblico, tutto a danno delle classi più amorevoli.

Fidato in questa, il credente, alla persecuzione sapiente o legale oppone la pazienza, e la fiducia che un giorno, se pur non si riconcilieranno Gerusalemme e Roma, verranno alla Chiesa stessa tutti quelli che credono al Vangelo. Ora un tal fatto sarebbe possibile se ognuno lo interpretasse a suo senno? È dunque necessario il cattolicismo, e questo non può rinunziare a nessun dogma, nè alla comunicazione della Grazia per mezzo de' sacramenti, di cui è dispensiero il sacerdote; onde sta la promessa divina che dalla persecuzione usciranno salvi il sacerdozio, i sacramenti, l'infallibilità della Chiesa.

Nella qual persecuzione gli arretrati e i servili continuano nel calunniare preti, nel sopprimere frati, nel canzonar monache, nel cuculiare psicologi, nel vilipendere la coscienza e la rivelazione come ostacoli al progresso; e s'affollano intorno al pretorio gridando ai moderni Pilati «Crocifiggilo, se no ti denunzieremo a Cesare come clericale». A questo grido, qualche apostolo rinnega, gli altri si nascondono, e la ciurma incalzando urla come al tempo di Tertulliano, Christianos ad leonem, tantum quod christianos.

Unico divario è che la persecuzione non si fa violenta, bensì ipocrita, fin a chiamarsi libertà; libertà il non poter prendere in mano un giornale, un opuscolo, senza dovervi leggere un attacco o violento o profondamente perfido contro la religione; libertà l'impedire che un padre o un marito possa condurre in giro la figliuola o la moglie senza che l'occhio e l'orecchio ne sieno contaminati da nefandità; libertà il contrafare ai sentimenti e alle abitudini d'un intero popolo per lasciar imbaldanzire gli Ebrei e i Vandali, in cui balìa fu consegnata la società; libertà il vietare atti innocenti e pii, anzichè reprimere coloro che gli oltraggiano, e che ridono vedendo sanguinare i cuori, cui sono strappate le più care abitudini; libertà l'impugnare la verità, e il farsi lecito qualunque atto, quasi sia libero il matematico di negare che tre e due fanno cinque; quasi sia libero Iddio di peccare; quasi abbia a considerarsi più libero l'Americano perchè può trafficare di Negri, e il Cinese perchè non gli è proibito trucidare i proprj bambini.