Le eresie antiche, le quali spesso erano una ricerca della verità, e le eresie nuove, che sono un contraddire alla verità ritrovata, provocano confutazioni e discussioni. In un secolo che osa investigare tutto, tutto dire, se v'è errore non può essere che volontario.

Dopo che la Chiesa disputò a lungo per sceverare la menzogna pronunziando «Questo è falso. Chi dice così sia anatema», oggi conviene dare l'affermazione de' veri, e dire «Il cattolicismo è questo e questo». Allora apparrà come non è vero che esso sia esclusivo: comprende anzi e riunisce tutte le verità, mentre gli eterodossi ne pigliano solo alcune, disseminate e tronche, e ripudiando qualche punto, rimettono tutto in problema, negando, escludendo, restringendo ciò che è fisso ed universale.

Se in questo campo abbia l'Italia fatto quanto e come era da aspettarsi nel centro della cattolicità, lo dicano gli spassionati; lo dica il veder come pochi de' nostri libri arrivano ai forestieri, mentre noi traduciamo da loro anche i più deboli, e le effemeridi pascoliamo di articoli stranieri.

Ed io non meno degli altri ebbi a cercar di fuori i sussidj al presente lavoro: di fuori mi vennero i più cari, direi i soli eccitamenti e conforti, allorchè, come altri coll'argomentazione e colla polemica, credetti prestare servigio alla verità col raccontare. I fatti fragorosi di cui si diverte quella mima che hanno travestita da storia, scarsi ci si presentavano: scarso quel che dovrebb'essere lo scopo principale delle scienze e delle arti, e che in Italia viepiù è trascurato, lo studio delle anime. All'esame di queste e delle opinioni divergenti noi portammo scarso ingegno, ma pazienti studj, costante sincerità, e rispetto al nostro tema e ai nostri lettori. Ci proponemmo d'evitare ogni asprezza, a costo d'esser tacciati d'indifferentismo, e non lasciammo che l'amore o la collera, l'entusiasmo o l'indignazione, l'espansione o l'ironia alterassero l'imparzialità, ben diversa dall'indifferenza. Veterani della libertà, non crediamo aver detto parola che rinnegasse la vera o blandisse la falsa, o sminuisse i diritti della ragione nel pensiero o negli atti. Non in caccia di novità e di paradossi, non con audacia e abilità, ma con intento sincero e chiara esposizione rivendicammo la verità, e non abbiam fatto a fidanza colla leggerezza di un'età insofferente d'ogni ricerca laboriosa e d'ogni seria conclusione, e appagantesi al rumore di frasi, facili a spacciare perchè non richiedono nè criterio, nè fatica, nè pudore.

Lo spirito d'oggi negativo, spoglio di critica, che ai cultori della sapienza coscienziosa affigge il titolo di cappuccini; e a chi professa le dottrine di Agostino, Anselmo, Tommaso santi, di Cartesio e Leibniz, di Vico e Gerdil e Rosmini, le dottrine che ci diedero Dante e Michelangelo, il Tasso e Bramante, Palestrina e Volta, la potenza delle nostre repubbliche e la magnificenza delle nostre città, avventa la taccia d'austriacanti e di reazionarj, ci avrà derisi di occuparci in lavori da canonici, in disquisizioni di età tramontate; ma noi chiederemo perchè ne giudicherebbe altrimenti se il lavoro fosse fatto da un acattolico e contro alla Chiesa. E cattolici sono i più degli Italiani: che se il numero non accresce diritto, non deve però scemarlo.

Noi abbiamo delineato la teologia de' primi tempi, solo in quanto toccava il nostro assunto; ne vedemmo lo splendore e i traviamenti nel medioevo, poi la trasformazione col rinascimento. Allora sorge una filosofia che presume bastar a se stessa, e considera supremo vanto l'emanciparsi dalla teologia, prendendo le mosse unicamente dall'uomo, dai sensi, dalla ragione, in conseguenza ritentando tutti i sistemi che già erano stati sperimentati prima della rivelazione.

Il secolo XVIII, sprovisto di coscienza, di sentimento storico, di passione per la verità, di rispetto per l'autorità e la tradizione, confidando senza limiti nella ragione umana, col dogmatismo negativo preparò il nostro, che doveva riuscire a uno scetticismo, assoluto eppure irrequieto. Allora proclamavasi la religione degli onesti uomini, in contrasto da una parte col Vangelo, dall'altra coll'epicureismo. Oggi si affetta l'indipendenza della vita civile, e alla religione si surroga qualche concetto di sociale egoismo. Allora con Voltaire si volgeva in burla tutto quanto ha diritto al rispetto; al miracolo davansi vulgari spiegazioni; la stella di Betlem era una delle solite comete, il passaggio dell'Eritreo una marea bassa, la morte di Lazzaro una sincope, l'acqua cangiata in vino un regalo improvisato agli sposi; Cristo non era morto, ma erasi appiattato, e Paolo l'incontrò alquanti anni dopo sulla via di Damasco; tutte le religioni erano scaltre combinazioni de' sacerdoti, propagate mediante prestigi.

Tutto ciò era predicato da scrittori che vantavansi spiriti forti, cioè eccezionali, e che ogni objezione rigettavano col beffarla di pregiudizio. Nel XIX invece l'empietà è consentita da' savj, è attuata con sembianza d'autorità dai Governi: questi s'impiantano senza Dio, mentre gl'individui operano come Dio non fosse, e non più per lepida schermaglia degli scriventi, ma per sistema dei governanti; non per negare la tripersonalità e deridere il Vangelo, ma per iscuotersi da ogni autorità; non per sostituire al verbo divino il verbo umano, e alzare una credenza contro l'altra, ma per negarle tutte, eliminare ogni dato tradizionale, i faticosi acquisti di tanti secoli di studio sagrificando alla fatuità de' giornali o di libri che n'hanno la forma e il peso; molestare, distruggere non solo le credenze avite, ma tutte.

Altri più serj, mediante teorie storiche e psicologiche, posate con serietà, dedotte con rigore, pretendono impugnare fin la creazione; e supposta una cellula prima, (che ad ogni modo bisognerebbe chiedere donde provenga) la vedono per milioni di secoli trasformarsi in corpi inorganici, poi negli organici, e via via perfezionarsi fin alla scimmia, poi all'uomo che ne deriva. E quest'uomo, in cui il ventre fu precursore del cervello, non è altro che materia e forza, poichè i risentimenti della coscienza sono irritazioni dei visceri, rimandate al cervello; il pensar nostro è fosforico lampo. Ma mentre si dice all'uomo, «Tu sei figlio di scimmia», gli si dà la superbia della prima tentazione: «Tu sei simile a Dio». Lo spinosismo pone il mondo, identificato con Dio, come fondamento a diritti e doveri, a speranze e certezze, all'esistenza della società e degli individui, sicchè il sopranaturale è dichiarato assurdo, nè si ha cura che a studj materiali, applicati e immediatamente profittevoli. Eppure negar il miracolo è negar Dio, poichè Dio è il miracolo in potenza: il miracolo è Dio in atto.

Nella farraginosa varietà d'opinioni, irreconciliabili fra loro, nè d'accordo che nell'osteggiare il cattolicismo, al tirar dei conti non rimane che lo scetticismo; negata l'irremovibilità del vero e la sua necessità, credesi supremo perfezionamento il dubbio. Trovammo scettici leggeri nel XV secolo; trovammo nel XVIII gli enciclopedici, che propagarono al resto d'Europa e all'Italia nostra la negazione frivola e beffarda; ma dettavano in mezzo a generazioni credenti; parlavano da cristiani anche nello scassinare le credenze. Divenuto predominante l'industrialismo, fatto cura unica il denaro come fonte di godimenti, di distinzioni, di felicità, la teorica si ridusse a meri fatti, le dottrine a consuetudini. Se pareva debolezza il capitolar con Dio e col diavolo, fu poi regolarità dacchè l'uno non si distinse dall'altro, attesa l'identità dei contrari; dall'educazione si eliminò ogni idea superiore ai sensi, e così si tolse la suprema efficacia delle prime ispirazioni. N'è conseguenza il ridersi della rivelazione, presentare il cristianesimo come qualcosa di melanconico, di cupo, di nemico alle gioje dell'arte, e resuscitare il paganesimo: sicchè udimmo Feuerbach, più risoluto di Giuliano e di Porfirio, non iscorgere nel cristianesimo che bruttura e ridicolaggine, a fronte alla bellezza e poesia gentilesca; e Göthe tener al capoletto l'Apollo, acciocchè elidesse le ascetiche immagini de' santi, ed esclamare che quattro cose detestava: il tabacco, le cimici, le campane, il cristianesimo.