Il sillabo è il documento che continuo si rinfaccia al sommo pontefice, accusandolo di sostenere la verità pura, mentre accusavasi di non badar che al suo dominio temporale; accusandolo di avverso alla società, mentre la difendeva contro gli errori più ad essa perniciosi. Perocchè coloro che testè aveano detto «Crocifiggilo, non vogliam altro re che Cesare», ormai annunziano apertamente, «Fra il tronco cattolico e l'ascia democratica non resta che la corona». I lamenti del papa attestano che non si può chiedergli accordi quando non gli si usano che torti: eppure fra tante prove non mancano consolazioni a quei che si sentono qualche fiamma nel cuore, qualche elevazione nello spirito, e la più insigne è il vedere la concordia di tutti i vescovi del mondo col pontefice: verso il quale, non spinti dall'obbedienza, ma attratti dall'amore accorsero nel 1854 tutti, eccetto gl'italiani che non fossero esuli: e tra le faccie irose e le bocche spumanti degli avversarj, che lo minacciano eppur disperano, egli minacciato eppur sicuro e sereno, ricordarsi che l'Uom Dio fu pure l'uom dei dolori, dell'ingratitudine, delle calunnie, degli insulti, benedire alla intera cristianità, e pregar Dio che non domandi troppo severo conto ai persecutori, nè le pietre del diroccato Vaticano rotolino ad abbattere troni, case, tombe.
Ancor più magnifico fu il vedere, nel 1867, mentre voci autorizzate intimavano che la fede è ita, che nessuno più crede alle storie vecchie, alle vecchie Bibbie, mentre l'ostilità sorda o dichiarata de' Governi scrollava quest'ultimo argine degli arbitrj, e il Governo più vicino sconsacrava le chiese, disperdeva i monaci, carpiva i beni della carità, e intimava a Dio «Vattene dal mio regno; ritirati nel tuo cielo»; a un semplice desiderio di questo così bersagliato pontefice, accorrere da tutte le parti del mondo i vescovi per santificare alcuni martiri del Giappone[658], e celebrare il XVIII centenario del martirio di san Pietro: accorrere su quel lembo di terra che ancor gli rimane, quasi ad attestar novamente non solo la loro sommessione alla suprema autorità, ma il bisogno che vi sia un paese indipendente da nazioni e da partiti, ove la Chiesa non sia tollerata come ospite[659], ma tutte le nazioni possano adunarsi come in casa propria: accorrere a riconoscere che, mentre in diciotto secoli tutto il mondo cambiò, e tutto oggi è sovvertimento e incertezza, sola immobile sta la pietra, sulla quale Cristo edificò la sua Chiesa. Le feste del 29 giugno ricordavano il concorso ai primi giubilei ne' secoli credenti, sicchè parve angusta la basilica vaticana: ma ciò che più colpiva era la serena e fiduciosa maestà del pontefice, che aveva una parola, un consiglio, un conforto per ciascuno dei quattrocento vescovi accorsi, fra cui quelli d'Italia che aveano sofferto, ma creduto, ammirato, sperato; per le innumerevoli compagnie di preti; per le cento città d'Italia che rappresentate da mille cinquecento cittadini, gli offersero ciascuna una raccolta di disegni e cenventi pagine d'indirizzi e una limosina filiale, che esprimessero la stabilità del papato e la devozione degli Italiani per esso. In tutte le lingue si predicò, si orò, si attestò che la fede non è morta, che l'unità non è scomposta, nè lo sarà fin alla consumazione dei secoli; che la società può esser ancora salvata dall'autorità, purchè non la demoliscano coloro che han maggiormente il dovere e il bisogno d'appoggiarvisi. Poichè la grandezza sta nella semplicità, racconteremo come l'ultimo giorno che il Santo Padre diede udienza ai vescovi che gli presentarono l'indirizzo di adesione incondizionata, mentre stava per dar loro la benedizione apostolica, si sentì suonare l'Angelus. E il papa alzatosi, recitò la salutazione angelica, e vi risposero i vescovi. Erano più della metà di quelli di tutto l'orbe cattolico, sicchè mai alla Madre di Dio non era stata offerta così solenne salutazione.
Immenso conforto ne dovette venire al cuore esulcerato del pontefice, il quale ai vescovi congregati diceva: «Con letizia voi circondate i sepolcri gloriosi de' beati apostoli Pietro e Paolo, e con somma devozione li venerate. Siete in Roma, e quasi con un senso di novità fissate lo sguardo nel sacerdote massimo, costituito sopra tutta la casa di Dio, che vedete impavido al suo posto parlar a tutti con fiducia, e tutti esortare all'integrità della fede e ad una inconcussa speranza, sino a che giunga l'aspettato giudizio. Siete in Roma, e tenete in cuore e vedete cogli occhi la solidità di quella pietra sopra la quale Cristo ha edificato la Chiesa. Mentre i progetti dei popoli sono sparsi al vento, i consultori della nequizia o cadono nella stoltezza, o sono sradicati dalla terra; e i superbi capitani colpiti in guerra; e i principi ingannatori confusi, questo edifizio sta fermo non per potenza d'armi e di re; ma nella parola di Dio. Le nazioni ascendono a questa Sionne dall'austro e dall'aquilone, dal mare e dal deserto, perchè questa terra, benchè piccola, può essere abitata senza timore, nè la spada oltrepassa i suoi confini: la pace e la sicurezza custodiscono le porte della Città. Voi gioite pensando che sol per le dovizie della bontà di Dio poteste convenire in questa santa Sionne; voi che poc'anzi vi siete trovati in tante angustie, che avete sostenuto afflizioni, obbrobrj, tribolazioni, carceri, e con pazienza avete sopportato la rapina dei vostri beni, veduto i templi di Dio convertiti in spelonche di ladroni: i tesori della casa di Dio mandati a distruzione e rapina: i sacerdoti rimossi dall'altare e cacciati dalle abitazioni loro, e le sacre vergini gementi e squallide. Ed ora confortate l'amarezza dell'animo con una santa esultanza. A questa partecipando, noi ci rallegriamo con voi, perchè avete ereditato gloria ed onore col patire, ed alle mitre vostre aggiungeste la corona d'oro della fortezza. In mezzo a tanta letizia dell'orbe cattolico, innalzate le preci al Signore che può salvare; state confidenti, nè abbiate paura della moltitudine de' nemici: non è abbreviata la mano del Signore, non è otturato il suo orecchio. Egli esaudirà, ed apparirà vestito di giustizia e di vendetta; snuderà la sua spada, e con essa percoterà le nazioni e i re che ignorarono la giustizia, e i popoli che contristarono il suo Cristo. Allora i giorni della tristezza e del lutto convertiransi in gaudio, e colle vesti delle giocondità canterete un nuovo cantico a colui che ci trasse dalle mani degli inimici; sederete, nella venustà della pace, nei tabernacoli della fiducia e nell'opulenza del riposo». E ai rappresentanti d'Italia rispondea: «Da questo giorno comincia l'ora della misericordia. Han detto ch'io odio l'Italia. Deh se l'amai sempre! ho desiderato la sua felicità, e sallo Iddio quanto pregai e prego per questa infelice nazione. Non è unità quella che si fonda sull'egoismo. Non è benedetta l'unità che distrugge la carità e la giustizia, che conculca i diritti dei ministri di Dio, dei buoni fedeli, di tutti».
Come egli avea mostrato quanta fiducia metta nel voto de' vescovi suoi fratelli col radunarli intrepidamente attorno a sè, una splendida speranza diede alla Chiesa promettendo, ciò che mai non sarebbesi sperato in tanta incertezza di cose e ostilità d'eventi, di congregarli ben presto ad un Concilio generale, quasi la rivista che, alla vigilia d'una campale battaglia, fa chi è risoluto a morire, ma non avvilirsi davanti a nemico. Se più non occorre di fissare o chiarire dogmi, molto resterà a fare, per armar la scienza a lotte nuove contro il razionalismo irruente, che nega non solo la fede ma la ragione a nome del progresso; per vincere collo splendore della tradizione cattolica il conflitto tra ciò che v'ha di più vivo, l'amore o l'odio della libertà: fare dall'unità vivente e parlante in un Concilio accomodar la disciplina alle esigenze nuove; regolare il diritto canonico alle dottrine politiche ed economiche e ai problemi sociali; spiegare gli equivoci innestati dal delirio della stampa, potenza sconosciuta ai tempi addietro; vagliare il buon grano tra la paglia e il loglio delle teorie contemporanee; combinare le nuove relazioni della Chiesa collo Stato, sicchè possano la giustizia e la libertà ottenersi con mezzi giusti e liberali, e richiamarsi alla ragionevolezza, alla tolleranza, ai sentimenti della natura gli spiriti languenti nel dubbio, traviati dall'orgoglio, angustiati dall'egoismo.
DISCORSO LVIII. CONCHIUSIONE.
Ammirasi in questo momento all'Esposizione universale di Parigi il quadro, ove Kaulbach rappresentò il tempo della Riforma (Das Zeitalter der Reformation). Vi grandeggia nel mezzo Lutero, che nelle braccia elevate mostra aperta la Bibbia, volendo dar a intendere che da lui derivassero o rilevassero tutti i grandi che attorno gli stanno aggruppati. Poco badando all'unità di tempo, son fra questi Abelardo, Dante, Petrarca, non meno che Shakspeare, Cervantes, Galileo, Gustavo Adolfo; a tacere i novatori de' varj paesi, vi compajono Erasmo, Reuclino, Pico, il Machiavello, Nicola di Cusa; fra gli artisti non solo Durer, ma Rafaello, Leonardo, Michelangelo; e Guttenberg inventore della stampa, e Colombo scopritore del nuovo mondo, e Bacone autore del Nuovo Organo, e Harvey e Vesalio innovatori dell'anatomia, e Copernico e Keplero legislatori dei moti celesti, e i più insigni re e i maggiori capitani e statisti.
Il quadro presenta ad una sola occhiata quello a che molti s'industriarono, il confondere l'insigne movimento della rinascenza colla protesta anticattolica; e chi vi guarda coll'irriflessiva curiosità odierna si persuade che tanti eletti ingegni nascessero dalla Riforma o per essa o con essa, talchè ella segni l'apogeo dell'intelligenza umana.
Noi in tutta quest'opera c'ingegnammo di discernere questi due fatti, i quali, se sono ben distinti negli altri paesi, possono dirsi opposti nel nostro, dove splendidissima rifulgeva la civiltà allorchè il cammino vigoroso e unanime ne fu o riciso o sviato dallo scindersi la cristianità in due campi ostili, e dal cessare Roma d'essere la capitale di tutto il mondo civile, e l'unica educatrice dell'incivile.
Nè minore ingiustizia appare in coloro, che delle sventure piombate sulla patria nostra accagionano l'essersi ella conservata coi papi; e al paragone di lei esaltano le nazioni, fra cui rimasero appena conoscibili vestigia della grande unità cristiana, che formava un giorno la gloria dell'Europa[660].
L'Italia, malgrado qualche traviamento, rimase nell'unità della fede e della carità, sia nei tempi ove la ragione tiensi sbigottita lasciando predominare la superstizione, sia in quelli ove essa baldanzeggia producendo l'incredulità. E vi rimarrà, confidiamo, traverso alle nuove e diverse e ben meglio sistemate e risolute minaccie.