In mezzo di una società smidollata dalla sensualità, barcollante nel vuoto delle credenze, impregnata di dubbj e di beffa, dai giornali inebbriata di declamazioni e di sofismi, quando l'assolutismo amministrativo sfibra gli animi; nè lascia muoversi che sotto l'impulso del Governo; quando l'insaziabile aspirazione a felicità superne si soffoga nella sazietà di piaceri e ricchezze e nell'organizzazione dei cinque sensi; quando l'arte si raffina nel render popolare l'irreligione; quando ogni tradizione è negata dal capriccio dell'idea personale o affogata nella vertigine di novità; quando la filosofia dichiara inimicizia alla religione, le leggi alla proprietà, la letteratura alla famiglia, è impossibile impedire al dubbio di nascere, alla ragione di esercitarsi sulla fede. È impossibile arrestare il pensiero nel suo precipizio quando la fede religiosa è estinta nel dubbio o nello scherno, quando gli scettici abbattono fin ciò che costituisce il fondo della nostra ragione; quando da tutte parti si acclama che questa ubbriachezza è trionfo della libertà sull'assolutismo, dello spirito sulla materia, del bene sul male. Or che, come la società civile, così la religiosa subisce un gran mutamento, ed è minacciata sì nell'attuazione esterna, sì nelle credenze, si parlerà di fare come nel buon tempo antico? Ma se le verità sono eterne, varia secondo i tempi l'amministrazione loro e il modo di distribuirle. La fede del carbonaro è buona e invidiabile nel semplice credente, ma per coloro che sono stati posti sentinella d'Israele, apresi un'arena, ove combattere ogni giorno e con tutte le armi l'ignoranza e il sofisma.
La Chiesa ponendo come fine dell'uomo il conoscere Iddio per amarlo e servirlo, ci obbligò a coltivare l'intelligenza. Nè la religione può essere solo una poesia, un affetto; vuol conoscere ciò che crede, vuol essere principio d'azione, sforzo di virtù personale e sociale, fondata sopra la verità che rischiara l'uomo pel suo dovere, additandogli la sua destinazione. Onde prestare un ossequio razionale è obbligo conoscere i nemici, e alla propria convinzione dar l'appoggio di sostanziale dottrina, trasformare (secondo la frase d'Origene) l'evangelo sensibile in evangelo intelligibile. Già san Paolo c'intimava: «Non siam più fanciulli che ondeggiano ad ogni vento di dottrina, ma procuriamo arrivar nella fede alla statura d'uomo perfetto». Bisogna armarsi tutti, come nell'altra invasione della barbarie: proclamar regole sane, mostrare e dare abitudini regolari e robuste di critica, per ripararsi dalla menzogna stampata e insistente; mantener salda la ragione a fronte dell'assurdo, echeggiato dai masnadieri letterarj a una gente che, perduta l'attenzione nell'intelletto come il rispetto nella volontà, applaude qual vincitore chi continua a gridare.
Una delle più abili perfidie del cesarismo fu l'insignorirsi dell'educazione, sia coll'escludere ogni insegnamento religioso dalle scuole comuni, e dopo scatolizzatele costringer i figliuoli a frequentarle; sia coll'abolire i seminarj, o restringerli, come volea Giuliano, a non insegnar che teologia. I genitori reclamino e adoprino la libertà di allevare i figliuoli ad altre scuole che quelle ove è messa in pericolo la loro fede, e dietro ad essa il resto.
Ricordiamoci che i maggiori effetti la Riforma gli ottenne sempre fra persone sprovvedute di dottrina, e che perciò lasciavansi lusingare dalla promessa d'istruzione. Ed anche nella deplorabile storia della ragione contemporanea, gli spiritisti e altri mistici, non meno che i pretesi Evangelici si consolano d'aver insinuato qualche nozione e qualche credenza a chi nessuna ne aveva.
All'intelligenza bisogna dare il maggiore sviluppo, estendendo la conoscenza delle verità, scrivendo pel popolo senza affettate sentimentalità, nè esagerazioni iraconde e minacciose, ma col linguaggio che arriva all'intelletto e al cuore; persuadendosi che, in tempo di rivoluzione, è più difficile conoscere qual sia il proprio dovere che non l'adempirlo. Bisogna coltivare il popolo il quale non è buono se non per l'elemento religioso: e il prete ha per esso parole tanto semplici quanto evidenti e credute, et docet et ducit.
Nello stemperato dominio che alla menzogna assicurano i giornali, dalle insistenti declamazioni la folla lasciossi persuadere che la Chiesa sia complice di tutti gli abusi, ostacolo a tutte le novità, e perciò la tolse in odio e in disprezzo, e volle il progresso senza di essa, anzi contro di essa. È dunque necessario mostrare che le scoperte naturali crescono l'aureola della rivelazione sopranaturale, ch'essa contiene il germe di tutte le libertà, come i limiti alle loro trascendenze. Ben perciò i moderni apologisti non si ristettero a dissipare le taccie apposte alla Chiesa, ma tolsero a mostrare la bellezza suprema di quel compiuto sistema di verità che la Chiesa presenta, con ciò attestando che essa non è soltanto un concetto speculativo, ma il fatto più decisivo della storia, e destinato a governare la società e utilizzarne tutti gli elementi; non presumendo di possedere essa sola la scienza, la filosofia, la politica, ma tutte abbracciando le forme dello scibile e degli istituti civili, tutti gl'incrementi del diritto pubblico e della critica.
Non bisogna addormentarsi un sol momento, non fidarsi al miracolo, non a protezione di braccio secolare o d'ordigni governativi, è necessario a tutti studiare a fondo la religione, se non si vuol perdere la fede; e combattere da sè il materialismo politico e sociale in ogni ramo dell'attività umana, in ogni fase dell'esistenza pubblica e privata.
Il prete, ajuto di Dio[665], in questa lotta contro la triplice concupiscenza, deve mostrarsi non inferiore in dottrina ai laici, perchè difficilmente si onora uno che si reputa meno colto e meno savio: e tra il gelo del razionalismo e la grossolanità del materialismo deve non arrestarsi alla mezza scienza, ma cercare la vera. Or che gli esegeti tedeschi vogliono ricondur la storia originaria del cristianesimo alle leggi pure dello spirito umano, abolendo la distinzione di naturale e sopranaturale; or che i filosofi politici a gara ventilano i problemi religiosi, e massime quelli che concernono la natura ed il valore del cristianesimo; or che tutti cercano l'uomo volgendo le spalle a Cristo, il prete deve mostrare Ecco l'uomo: e quei problemi affrontare senza gli scrupoli e le paure che un tempo ispirava l'indagine scientifica: ripudiare i pregiudizj; non confondere la legenda colla storia; non credere tutti i miracoli colla leggerezza con cui il bel mondo crede ai novellisti; non riconoscer mai utile la pia frode. Per tal modo gli uomini che nascono curiosi e creduli, poi divengono curiosi e investigatori, si condurranno ad essere curiosi e credenti. E s'anche non possa ottenersi che gli erranti ritornino alla verità, almeno se ne cerchi la buona fede e la carità, che possono avvicinarli alla riva della salvezza.
S'incolpano molte volte di poca carità i nostri perchè guardano con iracondia una società ebbra d'interessi e di godimenti, che, preoccupata nelle funzioni più umili dell'attività; giudica vergogna il ricusarsi a una scelleratezza ammantata di pubblico bene; loda il tradimento calcolato e l'ipocrisia a freddo; colloca la prudenza nel fluttuare tra obbrobriose contradizioni e sfacciate palinodie; dove l'egoismo del pensiero, passato nell'azione, produce una guerra universale di aspirazioni, di concorrenze, di accuse o d'epigrammi che fan l'uffizio del pugnale; dov'è implacata la congiura della mediocrità contro il talento, del servilismo contro la libertà, dell'ignoranza contro il sapere, del vizio contro l'onestà; dove anche gli spiriti eletti vanno falsati dalle consuetudini rivoluzionarie, fin a tollerare non solo, ma applaudire ciò che sulle prime faceva ribrezzo e nausea.
Chi veda in qual modo siano trattati i buoni da scrittori ingordi d'abjezione, che armano cittadini contro cittadini, tanto più sfacciati perchè i Cattolici non vi oppongono la bocca d'una pistola; chi oda tutto ciò ch'è cattivo chiamarsi cattolico; chiamarsi ragione e gloria tutto ciò che vi contraddice, e strapparsi l'aureola alla Chiesa, al papa, a tutto quanto è grande, inculcando così il disprezzo d'ogni autorità, e preparando lo sterminio della società, dovrà giudicar severamente i nostri se talvolta s'irritano? Ma tanto più domandiamo la moderazione da quei pochi che, nell'età infausta, continuano ad osservare, riflettere, preparare; che cercano la verità indipendentemente dall'utile che ne deriva; che sanno resistere alle minaccie, alle seduzioni e fin alla più lusinghiera di tutte, la popolarità.