Fu tra i discepoli suoi che venerossi l'Evangelo eterno; ma il testo essendone perduto, non possiamo che congetturare sopra quanto ne dissero gli scrittori, principalmente un Concilio d'Anagni ove gli errori ne furono condannati. Secondo loro, l'Evangelo di Cristo non sarebbe stato perfetto, e dovea surrogarsegli questo nuovo della vita contemplativa. All'attuazione dell'antico Testamento presedettero tre grand'uomini, Abramo, Isacco, Giacobbe, quest'ultimo accompagnato da dodici patriarchi: al nuovo tre grandi, Gioachino, Giovanni Battista e Gesù Cristo, accompagnato da dodici apostoli: all'eterno presederanno tre grandi, l'abate Gioachino, san Domenico e san Francesco co' suoi dodici seguaci. Nel 1200 fu abrogato l'Evangelo di Cristo, che nessuno condusse alla perfezione. Ora vi sottentrerà il nuovo. Nel 1260 s'avrà una grande tribolazione, e l'Anticristo apparirà: poi dopo breve pace avverrà nuova tribulazione, ancor più pericolosa perchè tutta spirituale.
Così preparavasi una nuova religione; una riforma ben più radicale di quella del XVI secolo, e non solo religiosa ma sociale, abolendo la proprietà.
Alcuni gioachiniti avendo cominciato a spiegar questo Evangelo nell'università di Parigi, que' dottori, meno ideali e più pratici come sono i Francesi, se ne sbigottirono e lo fecero condannare dai papi Innocenzo IV e Alessandro IV nel 1255, pur usando riguardo ai Minoriti che l'insegnavano. Da ciò nacque che restasse arcano il nome dell'autore, che i più credono Giovanni Burallo da Parma, nato verso il 1209, entrato francescano verso il 1232, professore a Bologna, a Napoli, a Parigi. Divenuto settimo generale de' Francescani, volendo tra questi ripristinare la stretta regola, visitò a piedi tutti i conventi, ove il suo rigore gli procacciò nemici. Da Innocenzo IV spedito a tentar la riconciliazione de' Greci scismatici, acquistò la stima dell'imperatore Vatace, del patriarca, del clero, del popolo, ma nulla conchiuse. Accusato di aderire alle dottrine dell'abate Gioachino, fu nel capitolo generale di Ara Cœli deposto, o indotto a deporsi da generale, e gli fu surrogato san Bonaventura, che ne fece fare il processo. Due suoi discepoli Leonardo e Gerardo rimasero condannati in perpetuo al pane della tribulazione e all'acqua dell'angoscia: per Giovanni intercesse il cardinale Ottoboni, sicchè potette ritirarsi nel convento della Greccia presso Rieti, ove visse trentadue anni. Ottenuto poi d'uscirne per tornare ad apostolar in Grecia, a Camerino morì. Gli si attribuirono miracoli e passò per beato, titolo confermatogli dalla sacra Congregazione de' riti nel 1777.
Ma che l'Evangelo Eterno sia opera sua non pare. Di fatto a principio era piuttosto una dottrina che un libro, sostenuta da mendicanti Predicatori o Minori. A questi dunque fu attribuito il libro quando comparve, ma i Predicatori lo ripudiarono, tanto più che nessun di essi era indicato come autore. Ma fra i Minori si nominò qual autore Gerardo da Borgo San Donnino, altri l'abate Gioacchino, mentre Giovanni da Parma avrebbe fatti il Liber introductorius in Evangelium Æternum. Probabilmente l'Evangelo Eterno non sussistette mai, ma solo per esporne le dottrine si fece quest'Introduttorio; ardito tentativo di consolidar la dominazione degli Ordini mendicanti mediante una nuova religione, perfezionamento di quella portata, dodici secoli prima, da Cristo(1). E appunto Renan, nella Revue des Deux Mondes del luglio 1866, con ricchissima erudizione sostenne che il titolo d'Evangelo Eterno davasi alle tre opere che mentovammo dell'abate Gioacchino. L'Introduttorio che epilogava le dottrine di questo, spesso venne indicato come l'Evangelo Eterno, e sarebbe opera di Giovanni da Parma o piuttosto di Gherardo da Borgo San Donnino nel 1254.
(1) Vedasi un articolo di Daunou su Giovanni da Parma, nel tom. XX della Histoire littéraire de la France.
Dom Gervaise, Hist. de l'abbé Joachim.
Meyenberg, De pseudo evangelio æterno. Helmstadt 1725.
Pag. 135, alla nota 7, aggiungi:
Nella Biblioteca Magliabecchiana, Manuscritti, classe XXXIV, n. 76, esiste un libro di 121 carte, che taccia d'eresia le decretali di Gio. XXII contro i Fraticelli; il processo e le proteste di frà Bonagrazia da Bergamo, e tutti gli atti relativi alla quistione, e a difesa da frà Michele, con moltissime particolarità anche di persone. Incomincia:
«Questa è una parte degli articholi heretici tratti dalle IIII decretali fatte contro alla povertà di Cristo e degli apostoli per Giovanni di Caorsa detto papa XXII, riprovati.