Pag. 154, alla nota 19, aggiungi:
La quistione di Dante eretico fu ripigliata nel Calendario Evangelico che si stampa a Berlino, dove il dottore Ferdinando Piper, professore di teologia in quella università, nel 1865 trattò di Dante und seine Theologie. Conviene egli che Dante pone come supremo bene Iddio, nè poter l'uomo raggiunger esso bene se non acquistando la beatifica visione: questa acquistarsi colle virtù teologiche: alle quali ci ajutano le sacre carte, l'esperienza e la ragione, che però nelle cose soprasensibili piegasi alla rivelazione. Dante propriamente non può dirsi uscito dalla Chiesa di Roma: le sue dottrine però menano dritto alla evangelica. E non solo quanto alla riforma del capo e delle membra, e quanto al poter temporale: ma anche nel dogma. In fatti (è sempre il Piper che ragiona) egli non ammette l'infallibilità del papa, giacchè colloca fra gli eretici Anastasio II papa: non ammette che niun altro che il presbiterato possa ingerirsi nella Chiesa, poichè egli stesso se ne ingerisce raccomandando la riforma: non ammette che le decretali possano esser fonte del vero quanto le sacre carte.
Veda ogni cattolico se questi siano argomenti valevoli a segregar uno dalla nostra unità.
Pag. 183.
Meritava qualche maggior discorso questo Matteo Palmieri. Come ambasciadore della repubblica fiorentina, accompagnando Alfonso re di Napoli a Cuma, finge che la Sibilla lo conduca ai Campi Elisi; e, seguendo un'opinione di Origene, figura che le anime nostre siano gli angeli che non si ribellarono al Dio, ma stettero indifferenti, sicchè Iddio le prova in questo mondo, finchè dopo molto errare, tornino alla città di vita.
Sono tre canti in terzine; non furono mai stampati, ma rumor grande se ne levò. Il Tritemio, il Genebrardo, Giosia Simler, Elia Dupin, Giovanni Rioche, Oudin, Vossio, Zeno ed altri dissero che Matteo fu bruciato come eretico, e lo Zilioli lo fa ardere in Cortona, appoggiandosi alla cronaca di frà Filippo da Bergamo, che però non dice nulla di ciò. Altri (come il Gelli ne' Capricci del Bottajo) vogliono ne fosse disotterrato ed arso il cadavere, o almeno gittato fuor di terra sacra.
Bruciar solo il libro si fa dal Giovio, dal Guazzo, dal Lami; mentre il Verino, il Landino, Giovan Matteo Toscano ed altri si limitano a dire che fu proibito. Alcuni poi nominano l'autore senza nulla accennare di tutto ciò; il che viene preso per un'artificiosa dissimulazione, ne, conchiude il Vossio, hominis eruditi beneque meriti de literarum studiis nomen ac gloriam labe non exigua aspergere viderentur.
Il Richa, nelle Chiese Fiorentine, s'estende a ridur queste asserzioni al vero, provando che l'autore ebbe solenni esequie il 1475, e Alemanno Rinuccini recitogli l'orazione funebre, ove leggesi: Postremo etiam poeticam ausus tentare facultatem, hunc, quem suo pectori suppositum cernitis pergrandem librum, ternario carmine composuit, quem propterea Vitæ Civitatem nuncupavit, quod animam terreni corporis morte liberam, varia multiplicia loca peragrantem, ad supernam tandem patriam civitatemque perducit, ubi beato fruatur ævo sempiterno.
Il Palmieri era stato tenuto in onore da' suoi contemporanei, deputato dalla patria al Concilio ivi adunato, ambasciadore a pontefici, e il suo libro scrisse con buona intenzione, e al fine notò Laus honor imperium et gloria sit omnipotenti Jesu Christo per infinita sæcula sæculorum. Amen.
Compiuto il suo lavoro, lo diede a censurare al canonico Leonardo Dati, che fu poi segretario del papa e vescovo di Massa; il quale lo ringraziò di questo præclarum opus, mihi longe gratissimum; e che sarebbe meritorio per lui, e utile ai Cristiani, cui ajuterebbe ad acquistare la città eterna.