Non vi pare questa una pagina de' Sansimoniani?
I suoi concetti filosofici e politici atteggiò nella Città del Sole, specie di utopia, dove il frate non sa dimenticar la gerarchia e le regole claustrali, ma che previene di due secoli i falansteri e le fraternite de' nostri contemporanei. Vinta l'imprevidenza dell'uomo, l'antagonismo degli Stati, sin la fatalità della natura, si formerà una società felice, dove (tacendo il resto) un nuovo culto senza misteri raccoglierà nel tempio medesimo le immagini di Pitagora, di Cristo, di Zamolxi, dei dodici apostoli.
Eppure il Campanella era un intollerante. Coi novatori non vuole si stia a disputar su minutezze di parole sacre; ma si domandi, «Chi v'ha mandato a predicare? Dio o il demonio?» Se Dio, lo mostrino coi miracoli: se no, bruciali se puoi, o gl'infama. In nessun modo si facciano discussioni di grammatica o di logica umana, ma sol di divina, e non moltiplicare parole o allungar il diverbio, lo che è una specie di trionfo a chi sostiene il torto. Bisogna dannarli al fuoco secondo le leggi imperiali, perchè tolgono fama e roba a persone autorizzate da Dio con lunga successione, quali sono il papa e i religiosi. Il primo errore che s'è commesso fu il lasciar vivo Lutero nelle diete di Worms e d'Augusta; e se Carlo V il fece (come dicono) per tener il papa in apprensione, e così obbligarlo a soccorrere esso Carlo di danari e indulgenze nelle aspirazioni verso la monarchia universale, operò contro ogni ragion di Stato, perchè snervando il papa s'indebolisce tutto il cristianesimo, e i popoli si ribellano col pretesto della libertà di coscienza[82]. Sulla Spagna riconosceva il marchio della predilezione divina perchè cattolica, e destinata ad abbattere l'islam e l'eresia, e assicurare il trionfo della Chiesa vera, quando, restaurata l'unità del mondo, rifabbricherà il tempio di Gerusalemme. Consiglia a quel re di remunerare i più dotti teologi; «ne' consigli supremi aver sempre due o tre religiosi, Gesuiti, Domenicani, Francescani, per cattivarsi gli ecclesiastici e fare che i suoi ufficiali sieno più accorti in non errare e più autorevoli nelle loro determinazioni: e in tutte le guerre ogni capitano deve avere un consigliere religioso, perchè i soldati riveriranno più i precetti loro, e non si tratterà cosa senza saputa loro, e massime le paghe che si danno a' poveri soldati debbano per mano di religiosi passare»[83].
«Quella medesima costellazione che trasse fetidi effluvj dalle cadaveriche menti degli eretici, valse a produrre balsamiche esalazioni dalle rette intelligenze di quelli che fondarono le religioni de' Gesuiti, de' Minimi, de' Cappuccini»[84].
I dominj (a dir suo) sono costituiti da Dio, dalla prudenza, dall'occasione. La parte che vi ha Dio, mantiene il sacerdozio: i sacerdoti riconoscono le cose che si devono fare; i governanti le comandano; soldati e artefici le eseguiscono. «Il sacerdozio non devesi far vulgare, perchè perde dignità e credenza; ed è ignoranza dei Calvinisti il creder che tutti siano sacerdoti»[85].
Altrove attacca quel «tedesco luterano, che nega l'opre ed afferma la fede»[86]: e ripetutamente combatte Lutero e Calvino, insegnatori di dottrine avverse alla politica naturale. «La setta luterana e calviniana che nega la libertà dell'arbitrio e di far bene o male, non si deve mantener in repubblica, perchè i popoli ponno rispondere al predicante della legge che essi peccano per fato, e possono osservare che non sono liberi in questo. Oggi gli oltremontani, negata l'autorità del papa, negarono l'opera della fede che se gli predicò; poi negarono la libertà di far bene e male; poi negarono i santi e il peccato, e si fecero libertini, poi negarono la providenza, poi l'immortalità, come in Transilvania. Molti finalmente negarono Iddio e fecero un libro abbominevole de tribus impostoribus»[87]. E nelle Lettere professando esatta ortodossia, dice che il dogma della predestinazione «fa li principi cattivi, li popoli sediziosi, e li teologi traditori».
S'inganna chiunque dice che il papa non ha se non il gladio spirituale e non il temporale, perchè la monarchia sua sarebbe diminuita mancando di questo; e Cristo Dio legislatore sarebbe diminuito; cosa imprudente ed eretica ad affermarsi. La religione, nella quale il sommo sacerdote non regna con le armi, non può capire più principati, se non saranno sêtte di eresie; e però i Persiani, i Turchi, i Tartari e quelli di Fez, mori sotto il sacerdozio di Macone disarmato, vivono ognuno con l'eresia propria senza da un capo pendere; imperò ivi fa eresia. Ma sotto il papato, sacerdozio cristiano armato, vi è il re Gallo, lo Spagnuolo, il Germano, il Veneziano, potentissimi signori sotto la medesima religione senza far eresie. La maggioranza del papa giova ai principi cristiani temperati di signoria, perchè agguaglia le loro differenze; è arbitro della pace e guerra giusta, e inclina colle arme alla parte che ha ragione, ed astringe a cedere chi ha il torto, o li unisce contro li nemici del cristianesimo, o li disunisce dai nimici; e contro ai buoni o tristi regnatori accomoda le cose loro e del cristianesimo.... Nè può sfrenar le sue voglie un principe che vive sotto una religione, la quale ha il sommo sacerdote armato che tenga maggioranza sopra lui.... Dunque la monarchia cristiana va declinando sempre, finchè arriva in man del papa.»
Per mantenere la monarchia in questa religione, altri si sono dichiarati del tutto ministri del papa e liberatori, come Carlo Magno e Costantino; «ma i figli inimicandosi col papa mancaro. Altri vollero fare il papa senz'armi temporali, e fecero rovina più che acquisto, e nacquero Ghibellini e Guelfi, Papali e Imperiali; altri fecero eresia di Ario e di Lutero, come Arrigo VIII, ma tutti rovinaro come Jeroboamo e Acab. Giuliano tornò alla gentile e rovinò col vecchiume»[88].
Le stesse idee ribadisce nei Discorsi politici ai principi d'Italia: «Aggrandire ed esaltare il papato è il vero rimedio di rassicurarci di non esser preda del re di Spagna e di sostenere insieme la gloria d'Italia e del cristianesimo.... Talchè, per assicurarsi dal re di Spagna, devono gl'Italiani solo attendere ad autorizzare il papato con fatti e scritti e parole, perchè in questo sta la sicurtà loro... Per la sicurezza dei Stati e contra interni principi, è necessario il papato ricco e potente. Dippiù il papato non è principato peculiare d'alcuno, ma di tutto il cristianesimo; e quanto possiede la Chiesa è a tutti comune, e quel che donano i principi e le persone pie ai religiosi non è dare, poichè essi e i figli loro ponno diventar padroni di quel dato; ma è un mettere in comune e far tesoro per il bene pubblico. Il papato dunque è il tesoro del cristianesimo; talchè gl'Italiani devono sempre fomentar le ricchezze dei religiosi, perchè quelle sono del comune, e fanno mancar la forza agli emuli loro.....
Ma questo principato è più proprio d'Italiani, perchè li papi e cardinali sono per lo più italiani, e fomentano sempre la sicurtà. Pertanto io dico che i principi italiani, non aspirando a monarchia, tutti devono far la Chiesa romana erede de' Stati loro quando mancasse la linea legittima di loro progenie, e con questa maniera, con successo di tempo s'anderia acquistando la monarchia italiana e la gloria ancora, e le repubbliche devrieno far una legge che, venendo esse in mano di tiranno, s'intenda la signoria loro esser devoluta alla Chiesa romana; e certo se amano il ben d'Italia questo devono fare... Intanto dovrebbe farsi a Roma un senato cristiano, dove tutti i principi avesser voce per mezzo di loro agenti: il papa vi presedesse per mezzo d'un collaterale: vi si risolvesse a pluralità di voti sulla guerra agl'infedeli ed eretici, sulle differenze tra principi, obbligando colla guerra qual vi si rifiutasse».