(3) De arcan. naturæ Dial.
Pag. 73, lin. 4, leggi:
Questo libro chiamò subito l'attenzione, e Gramondo presidente al parlamento di Tolosa diceva: «Agli altri pare eretico, a me pare ateo». In fatti è a vicenda panteista e materialista. Il Rossetto nell'Histoire tragique dice che fa rivivere l'abominevole libro dei Tre impostori.
Pag. 79, la nota 37 si cominci:
Vedasi La vie et les sentiments de Lucilio Vanini. Rotterdam 1717. Gli è avversissimo ma ancor peggio P. Garasse, il quale, nella Doctrine curieuse des beaux esprits de notre temps, comincia a parlarne con queste frasi: Les deux plus nobles exécutions qui se soient faites de nos jours, montrent évidement que la fin des athéistes dogmatizans est toujours accompagnée d'une particulière malédiction de Dieu et des hommes. La premiére fut à Tholose en la personne de L. Vaninus, homme d'un courage dé sespérè... homme de néant... mechant bellistre, e dopo infinite altre ingiurie dice che, chiesto di far emenda onorevole a Dio, al re, alla giustizia, rispose: «A Dio non credo: il re non offesi: per la giustizia, i diavoli la portino, se pur diavoli c'è». Nella Apologia pro J. C. Vanino, stampata a Rotterdam 1712, si risponde ai diciotto capi d'accusa che si davano contro di lui da un anonimo che lo diceva ateo.
Il presidente Gramond, nella Historia Galliæ ab excessu Henrici IV, l. 3, narra a disteso il supplizio del Vanino come testimonio oculare. Espostene le colpe, e l'ipocrisia in carcere e il sopraggiunto furore, dice: «Non avea però ragione di dire che moriva intrepido. Io l'ho visto abbattuto, con aspetto orribile, spirito inquieto... Prima di mettere fuoco al rogo gli si ordinò di presentare la lingua per tagliargliela. Ricusò: e il boja non potè averla che con tenaglie. Mai non fu udito un grido più spaventevole: l'avreste creduto il muggito d'un bue. Il resto del suo corpo fu consumato dal fuoco, e le ceneri gettate al vento».
Il Vanini, dove annovera le varie ipotesi sull'origine della razza umana, pone anche quella che la fa derivare dalle scimmie; ma quidam mitiores athei solos ætiopes ex simiarum genere et semine prodiisse attestantur, quia et color idem in utrisque conspicitur: e che i primi uomini andavano a quattro zampe, e solo per un'educazione particolare cambiarono un uso, che ritorna nella vecchiaja. Vedasi pure Schramm ecc.
Pag. 100, alla linea 6 ultima, aggiungi:
Per uso della Chiesa italiana furono tradotti in versi i salmi, de' quali conosciamo l'edizione del 1566, con lettera proemiale, firmata Gio. Cal. e la professione di fede: si dice a fatta di comune consentimento da le chiese che sono disperse per la Francia, e s'astengono dalle idolatrie papistiche, con una prefatione la quale contiene la risposta e difensione contro le calunnie che gli sono imputate. Ed è de la stampa di Gio. Batt. Pinerolo a Ginevra».
L'edizione pur di Ginevra del 1592 li dà tradotti da Giulio Cesare Paschali, e dedicati alla regina Elisabetta difenditrice della fede. Spesso invece di Dio dice Giova, deducendolo dall'ebraico Iehova, e assai si diffonde nel difendere tal novità.