Pag. 72, lin. 7 aggiungi, relativamente al Vanini:
«Confesso che l'immortalità dell'anima non può dimostrarsi con principj naturali. Per articolo di fede crediamo la resurrezione della carne: ma il corpo non risorgerà senza l'anima, e come vi sarebbe l'anima se non ci fosse? Io di nome cristiano, di cognome cattolico, se non fossi istruito dalla Chiesa che è certissimamente e infallibilmente maestra di verità, a stento crederei esser immortale l'anima nostra. E non mi vergogno dirlo, anzi me ne glorio, giacchè adempio il precetto di Paolo, rendendo schiavo l'intelletto in ossequio della fede»(1).
Se dice, «L'atto dipende affatto dalla nostra volontà; Dio opera fuor di noi per produr fatti simultaneamente contrarj», soggiunge: «Sempre salve le credenze cattoliche».
I martiri sono persone d'immaginazione esaltata, ipocondriaci, Cristo un ipocrita, Mosè impostore, e parlato delle profezie prorompe: «Ma lasciam da banda queste baje».
Nega la creazione; tratta i culti di menzogne e spauracchi inventati dai principi per tener i sudditi, o dai sacerdoti per aver onori e ricchezze; confermati poi dalla Bibbia, della quale nessuno vide l'originale; e che cita miracoli, promette ricompense e castighi nella vita futura, donde nessuno mai tornò a smentirla.
Non essendovi distanza fra il soggetto conoscente e l'oggetto conosciuto, sono eguali fra loro, e tutti due han la medesima volontà, uno spirito solo, e fanno un solo, Dio è la natura, la quale è il principio del movimento(2).
Tutto è perfettibile, anche Dio, ma più di Dio è potente il diavolo, perchè fece prevaricare Adamo, tormentò Giobbe, perdette due terzi del genere umano, e domina quattro quinti della terra, contro la volontà di Dio.
Non crede finirà il mondo. Il cielo, finito di grandezza e podestà, s'ha a dire per durata infinito, perchè Dio non potè far Dio, e l'avrebbe fatto se l'avesse fatto infinito per podestà: onde lo fece infinito per durata, perchè questa sola perfezione poteva appropriarsi al creato. Ma (dice) ragioniam più sottilmente. Il primo principio non potè fare cosa che fosse simile o dissimile a sè. Non simile, perchè ciò che è fatto soffre: non dissimile, perchè l'azione e l'agente non differiscono. Quindi Dio essendo uno, il mondo fu uno e non uno: essendo tutto, fu tutto e non tutto: essendo eterno, il mondo fu eterno e non eterno. Perchè uno, è eterno, non avendo pari o contrario: perchè non uno, non è eterno: giacchè è composto di parti contrarie, avversantesi per mutua corruzione: onde la sua eternità è nella sua composizione, l'unità nella continuazione(3).
(1) Amphit., pag. 164.
(2) Dialoghi, lib. VI.