Pag. 370, alla nota 27, aggiungi:

È alle stampe l'istruzione che la Corte di Roma dava al padre Corona il 28 luglio 1621, mandandolo alla Corte di Torino e di Francia, specialmente per indurre ad un'impresa sopra Ginevra, città che, non avendo territorio o dignità propria, nè merito guerresco o scientifico, non ha ragione d'esistere indipendente; mentre è una sentina di mali per l'Italia: e dovrebbe appartenere al duca di Savoja, salvo jure episcopatus. Il duca aveva intenzione di occuparla, ma ne l'impedì la guerra, che esaurì i suoi mezzi. Ora sarebbe propizio il momento, ma bisognerebbe far capo dell'impresa il papa, acciocchè non si accusasse l'ambizione del duca di Savoja. A questo però conviene rivolgersi prima, e se nicchiasse, andare al re di Francia; indotto il quale, certo il duca non esiterebbe. Al re bisogna mostrare quanto il papa desideri il riacquisto di Sedan, della Rochelle, di Oranges ecc., e sopratutto di Ginevra: non potersi dire ch'esso re osteggi di buona fede gli Ugonotti se poi protegge Ginevra, ch'è la loro Roma: il tempo essere a proposito, mentre Svizzeri e Grigioni sono occupati per la Valtellina: nè si può temere dell'Inghilterra o dei Bernesi: Friburgo vedrebbe volentieri la vicina Ginevra restituita ai Cattolici: tanto più l'arciduca Alberto per l'Alsazia e il Tirolo: l'imperatore godrebbe degl'incrementi d'un vicario dell'impero: i principi italiani non v'hanno interesse, e il re di Spagna si sovverrà di quanto Filippo II fece per servire a tal uopo il duca di Savoja. Anche i Bernesi vedrebbero Ginevra più volontieri nelle mani di questo che non del re di Francia, il quale potrebbero essi temere se ne valesse per metter la briglia alla Svizzera e alla Savoja.

Pag. 370, alla nota 28, aggiungi:

Beza (nel Réveille-matin des Français. Introduction, p. 12), oppone a Carlo IX la tolleranza di Emanuele Filiberto. Vous pourriez imiter l'exemple de monseigneur de Savoie, tout aussi catholique que vous, et qui entretient les pasteurs et ministres de notre réligion aux dépens des trop gras révenus des trois baillages de Thonon, Gex et Ternier, où il ne souffre nullement d'être dit une seule méchante petite messe basse: étant au reste si bien obéi d'eux, qu'il n'a nuls de ses sujets desquels il se puisse mieux assurer que de ceux-ci et de ceux de val d'Angrogne, auxquels il donne presque une semblable liberté.

Pure nel 1568 l'avvocato generale della Savoja significò ai pastori protestanti il divieto di combattere o riprendere ne' loro sermoni la religione romana, attestando che l'eresia sarebbe bentosto estirpata (Clapared et Noeff, Hist. du pays de Gex). L'Ordine de' santi Maurizio e Lazzaro fu istituito o riordinato per proteggere la religione cattolica, e Gregorio XIII nel 1575 lo arricchiva de' beni ecclesiastici de' baliaggi occupati dai Protestanti, soggiungendo che «quando gli abitanti di que' paesi venissero alla luce del vero, i loro vescovi stabilirebbero bastanti parrocchie, prendendo all'uopo sui beni ceduti ai cavalieri di san Maurizio e Lazzaro una rendita di cinquanta ducati per cura».

Pag. 440, alla linea 2, aggiungi:

Nel 1765 fece erigere una real giunta di giurisdizione per difesa dei diritti della sovranità «che sono quei soli raggi che rendono luminosa la corona», e dovea soprattutto badare che i vescovi non avessero alcun secolare nei loro tribunali, non stamperia propria: non affiggessero carte senza licenza del Governo; non traessero laici al loro Foro; non pubblicassero atti procedenti da Roma senza il beneplacito di essa giunta: questa accettasse i reclami contro le curie ecclesiastiche; potesse chiedere ai corpi ecclesiastici le fondiarie e informarsi de' loro beni e dell'uso che ne faceano; invigilasse sui conventi e i monasteri e le loro adunanze; restringesse le doti e le spese che si faceano per monache; potesse commentare le opere; traesse al Foro civile le cause per decime, nè all'ecclesiastico lasciasse portare causa alcuna dal giudice civile senza suo ordine: procurasse diminuir il numero de' cherici; e in tutto procedesse senza formalità di giudizj, ma in via economica.

Francesco III ecc.

Pag. 468, alla linea 5, aggiungi in nota:

Il padre Viatore da Coccaglio ci ricorda Paolo Lorenzini di Scapezzano nel ducato d'Urbino, che fatto claustrale, ne uscì, abbracciò la religione evangelica a Poschiavo; malato parve convertirsi, ma poi rinnegò, e scrisse in favore de' Protestanti, cercò apostolare a Bormio, e per difendersi pubblicò Brevi schiarimenti della solenne concio-abjura di Paolo Lorenzini professore di sacra teologia, ottenebrata dalle dilucidazioni di frà Viatore da Coccaglio cappuccino: dedicato ai magnifici comuni di Bregallia, delle due Engaddine, di Poschiavo, di Brusio, di Bivio: Scoglio 1761. Con tono violento, rinfiancato da continue citazioni bibliche, difende la propria abjura, sostenendo che pastori della Chiesa sono quei soli che pascono la greggia colla parola lasciata da Cristo; mentre è invenzione il papato, il cardinalato, il semplice presbiterato; non altro riconoscere che il puro vangelo, e questo appunto egli professò nella sua abjura fatta a Poschiavo. Così prosegue i suoi schiarimenti asserendo tutte le eresie intorno alla messa, al papato, alle indulgenze, ai santi, al digiuno, alla distinzione de' peccati in veniali e mortali.