Questo libro chiamò subito l'attenzione, e Gramondo presidente al parlamento di Tolosa diceva: «Agli altri pare eretico, a me pare ateo». In fatti è a vicenda panteista e materialista. Il Rossetto nell'Histoire tragique dice che fa rivivere l'abominevole libro dei Tre impostori.

Traversata col duca d'Amalfi la Germania, praticando Protestanti, procedette nella Boemia, semenzajo delle dottrine che cagionarono la guerra dei Trent'anni; ivi discusse con un Anabattista, il quale tacciava i Cristiani di disputare di lana caprina; con un ateo ad Amsterdam; a Ginevra coi Riformati, dai quali sentendosi mal sicuro, passò a Lione; per paura del rogo si volse a Londra, e quivi «si attirò la persecuzione de' Protestanti, tenuto prigione quarantanove giorni, preparato a ricevere la corona del martirio, alla quale aspirava con indicibile ardore»[99]. Scarcerato, viene in Italia, e a Genova apre scuola molto frequentata; ma le sue dottrine ben presto scandolezzano sì, che deve rifuggir a Lione; in Guascogna si veste monaco, edifica colle prediche, col confessare, colla devozione, finchè scoperto di brutti vizj, viene espulso. A Parigi lo ricoverò il nunzio Roberto Ubaldini, e gli aprì la sua ricca biblioteca, donde egli stillava il peggio, e lo diffondeva tra i giovani medici e poeti, sicchè il padre Mersenne, a lui avversissimo, assicura che cinquantamila atei contavansi in quella città.

Nel 1616 v'avea stampati con privilegio del re, e dedicati al maresciallo di Bassompière, di cui era cappellano, i dialoghi De admirandis naturæ arcanis, e la Sorbona li riprovò pei dubbj sulla rivelazione, e perchè altra legge non riconosce fuor quella che natura pose nel cuor dell'uomo. Piantatosi a Tolosa, vi teneva arcane conventicole, apostolava i giovani, ed educava i figli del primo presidente di quel parlamento. Ma poichè a quelle dottrine cresceva pericolo il fermentare delle guerre di religione, un Francon gentiluomo lo denunziò nel 1618 al parlamento d'aver negato l'esistenza di Dio: altri l'attestarono, e crebbe i sospetti l'esserglisi rinvenuto un grosso rospo chiuso in un'ampolla. Venne dunque condannato al taglio della lingua e al fuoco per mago e per ateo; accuse per verità repugnanti. Durante il processo, aveva professato le migliori credenze; condannato, si chiarì empio, ricusò i conforti della religione, si vantò più intrepido del Cristo, il quale aveva sudato d'ambascia, e fu giustiziato il 19 febbrajo 1618. Leibniz dice che il Vanini meritava d'esser tenuto rinchiuso fin a tanto che divenisse assennato, invece di trattarlo con ributtante crudeltà. Vittore Cousin, che fece una memoria sul Vanini, prova che restò condannato dal parlamento di Tolosa perchè nè egli nè gli amici suoi poterono ottenere fosse demandato al tribunale ecclesiastico dell'Inquisizione, dal quale non avrebbe avuto che una pena disciplinare[100].

Anche Ferrante Pallavicino, primogenito d'insigne casa piacentina, canonico regolare a Milano e lodato per dottrina, avvoltolatosi in amori, onde averne comodità finse viaggiare, e ritiratosi a Venezia, dirigeva agli amici lettere colla falsa data di Lione, di Parigi, d'altrove, narrando apocrifi viaggi, che lo posero di moda quando ricomparve. Come cappellano del duca d'Amalfi ito in Germania, vide messo alla ruota un Calvinista, col quale entrato in disputa sulle cose dell'anima, se ne lasciò convincere, e d'indi in poi menò a strappazzo le cose e le persone sacre. Acciabattava libri, storie sacre e profane, novelle, panegirici, epitalamj, talvolta ascetico, sempre ampolloso, rinvolto, bujo e mescolandovi descrizioni lascive. Per esempio, nel trattato spirituale delle Bellezze dell'anima, al cap. XIII discorre della bellezza del seno: pari contaminazioni mette nella Susanna, nel Giuseppe, nel Sansone, nella Bersabea. Il suo Divorzio celeste cagionato dalle dissolutezze della sposa romana, e consacrato alla semplicità de' scrupolosi (1643) fu tradotto in varie lingue dai Protestanti, e continuato probabilmente da Gregorio Leti, dividendolo in tre libri, I costumi dissoluti dell'adultera, Il processo de' bastardi di quella, Il concorso di varie chiese allo sposalizio di Cristo (1679). Nel Corriere svaligiato spettorò d'ogni genere calunnie contro il papa, i cardinali, i gesuiti, tutti i governi e i letterati, soluccherandole di lubricità. Lo stampò alla macchia, onde la signoria di Venezia il fece carcerare; uscitone, infierì peggio di prima contro de' principi, di papa Urbano VIII e del buon costume, e oltre La Buccinata per le api Barberine[101] e il Dialogo tra due soldati del duca di Parma, scrisse la Giustizia schernita, e la Retorica delle p.... dedicata all'università delle cortigiane più celebri.

Un Carlo De Brèche che a Venezia faceasi chiamare Morone, figlio d'un librajo parigino, dicono assoldato dai Barberini con 3000 pistole, fintosegli amico, lo persuase a ridursi in Francia, dove protetto dal Richelieu, potrebbe stampare altre opere irreligiose; e così lo menò ad Avignone terra di papa, ove arrestato e messo sotto processo, dopo quattordici mesi fu decapitato, avendo ventisei anni (1618-44). La sua fine gli attirò una compassione che poco meritava. Dicono che il suo traditore fosse poco dopo assassinato da un italiano, al quale il Mazzarino fece grazia. Subito comparvero due dialoghi intitolati L'anima di Ferrante Pallavicino, opera forse di Gianfrancesco Loredano suo amico, ove sono malmenati alla peggio il papa, i prelati, i letterati, i costumi[102].

DISCORSO XLIII. ITALIANI NELLA SVIZZERA E NELLE CITTÀ LIBERE. LA MESOLCINA. GINEVRA.

La Svizzera doveva la sua civiltà ai monaci, che la popolarono di conventi e santuarj, attorno ai quali crebbero molti villaggi col nome di santi, e le città di Sangallo, Appenzell (Abatis cella), Glaris (Ecclesia Ilarii), Feldkirch, Einsidlen, ecc. E alla Chiesa andavano a servire i suoi soldati, onde Giulio II intitolò gli Svizzeri «Difensori dell'ecclesiastica libertà», e regalò loro lo stocco e il berrettone, che furono collocati a Zurigo; due bandiere, che si posero nella Madonna di Einsidlen, e a ciascun Cantone un'insegna particolare con misteri della passione; a portar la quale fu destinato un banderajo che teneva il primo luogo nelle battaglie.

Come cappellano di questi soldati era venuto in Italia il curato Zuinglio, che predicò la Riforma al tempo stesso di Lutero, con maggior metodo e più risoluta negazione, e maggiormente letto perchè scriveva in latino. Lutero lo osteggiò; tutti i Cantoni presero parte o con lui o contro di lui: Friburgo, ch'era stato ammesso nella Lega Elvetica il 1481 con Soletta, fece alleanza con Lucerna, Uri, Svitto, Unterwald, Zug, e radunati cinquemila combattenti, assalirono Zurigo, e il 10 ottobre 1531 vennero ad aperta battaglia a Cappel, nella quale Zuinglio combattendo restò ucciso[103].

I Cantoni restarono divisi in cattolici, riformati e misti. Cattolici si conservarono Uri, Svitto, Unterwald, Lucerna, Zug, Soletta, Friburgo; misti Appenzell, Glaris, Sangallo, Vaud, Argovia, Turgovia, oltre i Grigioni confederati; protestanti Berna, Zurigo, Basilea, Sciaffusa, Neufchatel. I sette cantoni cattolici mandarono al Concilio di Trento i loro deputati (20 marzo 1562) protestando la devozione filiale alla Santa Sede e il desiderio d'ajutarla come aveano fatto sotto Giulio II e Leone X: nella guerra contro i Protestanti e nell'uccisione di Zuinglio, del quale incenerirono e dispersero il cadavere, avere dato prova d'essere irreconciliabili coi Cantoni eretici; e posti ai confini d'Italia come antemurale, baderebbero che in questa l'errore non penetrasse.

In Isvizzera risedeva un nunzio apostolico, tenuto di grand'importanza per l'opporsi che faceva all'eresie: ma costava assai, sì pei molti viaggi cui era obbligato, sì pei donativi con cui tutto s'otteneva colà, e per pranzi che duravano anche cinque ore, anzi fin dieci, in occasione della Dieta.