Ne' Cantoni riformati ebbero ricovero molti Italiani. Basilea, entrata nella confederazione il 1501, era l'Atene svizzera, e testè uno spiritoso scrittore rifletteva come il Cinquecento ne fosse l'età più splendida per arti, lettere, scienze, ma che gli insigni furono cattolici, o almeno nati tali, e sotto al dogma refrigerante del protestantesimo conservavano il pensiero ideale e il fecondo succhio del cattolicismo. Il miglior quadro di Holbein è la Madonna di Dresda, col borgomastro di Basilea inginocchiatole avanti: di quel tempo è la elegante fontana di Alberto Durer; dell'età cattolica l'altra fontana colla guglia gotica, e il palazzo di città, e la stupenda porta del sobborgo di Spalen, le cui statue di santi vennero rispettate, mentre furono distrutti gli altari e i tabernacoli del Duomo, davanti a cui eransi prostrati gli avi, conservando però l'elegante pulpito del 1486. Ivi Opporino stampò settecencinquanta opere dal 1539 al 1568: lo seguì Pietro Perna, e quando lo storico De Thou lo visitò nel 1579 lo trovò vecchio che lavorava ancora con ardore di giovane.

A Basilea Calvino incontrò il vecchio Erasmo che esclamò: «Vedo una gran peste nascer nella Chiesa contro la Chiesa». Ivi stampò l'Istituzione cristiana nel 1536, dove, a imitazione dei Valdesi, sosteneva che nella Cena non v'è la presenza reale e locale del corpo e sangue di Cristo; che non dev'essere nella Chiesa nè capo visibile, nè gerarchia, nè vescovi o preti, nè messe o feste o immagini o croci o benedizioni o invocazione di santi, nè nulla di ciò che, pei sensi passando all'anima, la eleva per mezzo delle cose visibili al Dio invisibile.

Ivi si stabilì una Chiesa italiana, della quale fu conservata notizia da Giovanni Toniola[104].

A Zurigo, che nella Ufnau in mezzo al lago ha la sepoltura di Ulrico di Hutten, Carlo Magno avea fondato una scuola, che Zuinglio resuscitò, e da cui uscirono gli illustri Corrado Gessner, Gasparo Wolfio, Giosia Simler, Enrico Bullinger. Molti riformati italiani vedremo cercarvi rifugio. Colà erasi ricoverato Jacobo Aconzio, valoroso giureconsulto di Trento, il quale nell'opera De Methodo, sive recta investigandarum tradendarumque scientiarum ratione (Basilea 1558) aveva ripudiata la dialettica ordinaria, proponendo un nuovo metodo di giungere al vero collo scomporre e ricomporre più volte la cosa, ed esaminarla sotto aspetti diversi, passando dal noto all'ignoto. Alla divina Elisabetta regina d'Inghilterra, da cui ebbe ripetute attestazioni di stima, dedicò gli Stratagemmi di Satana in fatto di religione (Basilea 1565), libro allora molto acclamato, e tradotto in varie lingue, ov'egli studia di ridurre a pochissimi i dogmi essenziali del cristianesimo, nello scopo d'indurre le sêtte a vicendevole tolleranza.

Aveva avuto per compagno Francesco Betti romano, che al marchese di Pescara, al cui servizio stava, scrisse una «Lettera nella quale dà conto a sua eccellenza de la cagione perchè licenziato si sia dal suo servizio» (Zurigo 1557). Figlio dell'amministratore dei beni del marchese, era molto in favore e in isperanza d'avanzamenti, quando lo smosse l'amor della divina fede. Descrive a lungo la lotta coi riguardi e coll'amor verso i superiori e i parenti. L'uccisione d'un fratello nella persecuzione del 1555 gli diè spinta a fuggire. Professa non voler entrare in materie teologiche che non conosce. Sa che i Luterani son guardati in Italia come i Turchi, ma assicura che quelli che così vengono chiamati dagli inimici aspirano solo ad esser cristiani, e qui espone i principali articoli della loro fede, massime sulla soddisfazione di Cristo per noi: ammette soli due sacramenti, e nella Cena vede una solenne commemorazione della passion e morte del nostro Salvatore, istituita da esso. Il matrimonio non è sacramento, ma i magistrati sono stabiliti da Dio e bisogna rispettarli e obbedirli.

A lui colla solita iracondia il Muzio buttò in viso le Mentite Bettiniane; molti assunsero di richiamarlo all'ovile; ma egli continuò a Zurigo, a Strasburgo, altrove: e nel 1587 già vecchissimo stampò a Basilea la traduzione di Galeno.

Nella biblioteca di Zurigo trovaronsi recentemente trattati dell'Ochino, di Scipione Calandrino e di altri, e ce ne valiamo nel nostro lavoro.

Strasburgo, capitale dell'Alsazia, città libera cioè imperiale, era una delle principali del medioevo, con quella cattedrale che nello stile gotico primeggia come San Pietro nel romano; con immenso commercio di libri, poi con un operoso ricambio di dispute teologiche, avendovi portato i loro dogmi Calvinisti e Luterani, Zuingliani e Anabattisti, applauditi a vicenda ed espulsi[105]. Aveva essa cacciato il vescovo e il capitolo nel 1529, abjurando il cattolicismo, che poi vi fu ripristinato nel 1681 quando si sottopose a Luigi XIV.

Fra altri italiani ivi si ricoverò il bergamasco canonico Zanchi, il quale non era così accannito contro il cattolicismo quanto i predicanti di quella città. Dal rettore Giovanni Sturm invitato a pranzo, si trovò con Marbach, Herlin, Dasypodio, Sapido; e caduti a discorrere del papa, Marbach sostenne non v'era speranza che mai conoscesse la verità, sicchè non doveasi più pregare per esso. Lo Zanchi rispose doveasi cessar di pregare solo per quelli che constasse avere peccato contro lo Spirito Santo; ciò non poteva dirsi del papa, sol perchè papa, e finchè non si fosse certi avesse commesso tal peccato, esser dovere di cristiano pregare per esso. Se ne scandalezzarono Marbach e gli altri, che teneano come articolo di fede il papa esser figlio di perdizione e anticristo.

Tra i seguaci dello Zanchi a Strasburgo troviamo Giovanni Angelo Odone, dotto veneziano, amico di Ortensio Lando, e che sin dal 1534 era in corrispondenza col Bullinger.