Uno fu condannato perchè possedea le Facezie del Poggio: un altro perchè leggeva l'Amadigi: un muratore perchè stanco esclamò, «Al diavolo l'opera e il padrone».

Questo Gribaldo, che dal Leti vedemmo dato per milanese, ma par piuttosto padovano, era un antitrinitario: fu dal Vergerio chiamato alla Università di Tubinga, e mandò una confessione di fede allo Zanchi, pregando la comunicasse anche a Pietro Martire, ma fu conosciuta eterodossa, e il Beza la disapprovò affatto[126].

I duchi di Savoja non sapeano darsi pace di aver perduto Ginevra, e cercavano ripigliarla, adducendo a pretesto ch'era nido d'eretici. Pio IV incaricava il vescovo di Como della nunziatura agli Svizzeri cattolici, onde persuadere questi a confederarsi col duca di Savoja per recuperare Ginevra[127]. Stanno nell'archivio di Torino un breve di esso papa a Francesco II dell'11 giugno 1560, ove l'esorta ad ajutare di denaro e di truppe il duca per recuperare Ginevra, impresa accettevole a Dio, e utile alla pace del suo regno, disfacendo quel ricovero de' malcontenti di Francia: e un'altra del 13 al re di Spagna nel senso stesso, assicurando che il re cristianissimo dalla Borgogna, esso papa dall'Italia spedirebbero truppe all'uopo. Il giorno stesso, Carlo Borromeo avvertiva il signor Collegno che il santo padre avea deposto ventimila scudi in mano di Tommaso Marino banchiere a Milano per servire ai Cantoni cattolici contro gli eretici che volessero attaccare i fedeli; e per impedire che questi andassero a soccorso di Ginevra quando verrebbe assalita dal duca. Il quale, allorchè muova a quest'impresa, avrà pure ventimila scudi per le spese di un trimestre; il papa manderà la sua cavalleria a proprio costo, acciocchè la guerra compiasi presto, avantichè i Turchi ci molestino. Sua santità trova bene che la guerra non si qualifichi di luterana, ma solo guerra contro di ribelli e d'una città che appartiene al duca Emanuele Filiberto.

Forse la morte di Francesco II interruppe l'impresa, ma il desiderio non ne cessò nei duchi; e Carlo Emanuele meditò sorprendere la città mentre l'assicurava di pace e di buona vicinanza. È famosa la scalata sua, sì ben ordita e sì mal tessuta. Non è mestieri dire che i Cattolici secondavano quest'impresa di lui. Il poeta Vinciolo Vincioli lo incoraggiava

a domar l'antico orgoglio

Del barbaro vicin, e di quegli empj,

Che fuggendo al tuo scettro, ebber ardire

Fabbricar nuova fede e nuova legge;

gli assicurava il favor di Dio che certamente destina

Che debban l'armi tue con breve guerra