E sopra relazioni siffatte tessono le loro storie l'arguto Petrucelli ed altri.

Vedasi J. Lorentz, Sixtus V und seine Zeit. Magonza 1832.

[5.] Questa ottenne a suo zio Antonio l'abazia di Fleury, il vescovado d'Orleans, il cappello rosso, l'arcivescovado di Tolosa: a Carlo suo fratello l'abazia di Bourgueil e il vescovado di Condom; a Francesco altro fratello l'abazia di San Cornelio di Compiègne e il vescovado di Amiens; all'altro di nome Guglielmo il vescovado di Pamiers; due sorelle furono abadesse l'una a Maubuisson; l'altra a San Paolo in Beauvoisis.

[6.] Brantome, suo nimicissimo, non ne intacca la costumatezza. Enrico IV, pur suo nemico, diceva al presidente Claudio Groulard: «Affedidio, cosa poteva fare una povera donna, rimasta vedova con cinque figliuoli sulle braccia e le due famiglie di Navarra e di Guisa anelanti alla corona? Strane parti doveva ella sostenere per ingannar gli uni e gli altri, eppure salvar, come fece, i suoi figliuoli, che regnarono successivamente per la savia condotta di donna tanto accorta. Mi meraviglio che non abbia fatto di peggio». Mém. de Groulard, nel vol. II della collezione di Petitot, pag. 384.

[7.] Discorsi, lib. II, c. 13.

[8.] Il 7 gennajo 1559 da Blois Niccolò Capponi, per man del Tornabuoni ambasciador fiorentino, mandava al granduca notizie di Francia, soprattutto lagnandosi che molti colà sostenessero allora le dottrine luterane, mentre a Ginevra le calviniche; e si leggessero i libri di Melantone e «di Pietro Martire fiorentino che ne tengono conto»; cerca si dissuada il papa dal fare il Concilio, asserendo che «se si vien al Concilio, al certo hanno ragione, perchè si fonderanno in su una cosa ove si fonda la Chiesa romana anche lei; e se vengono alle mani, la risoluzione sarà che o non si farà nulla o con poca reputazione».

[9.] Haag, France protestante, al nome. Il cardinale Commendone al cardinale Borromeo scriveva nel dicembre del 1561. «Del vescovo di Troye in Campagne mi hanno detto per cosa certa come, già pochi giorni, egli ha solennemente renunziato il vescovado e l'Ordine, e presa manuum impositionem dalli ministri calviniani con queste solenni parole: Abrenuntio manuum impositionem papisticæ sathanicæ: e che avea voluto predicare nella chiesa di San Giovanni di Troye come ministro calviniano; ma che gli fu proibito dal conte d'Eo governatore della provincia, per paura che non si levasse tumulto nella città. Questo vescovo, ora ministro del demonio, fu figliuolo del principe di Melfi, fuoruscito di Napoli, di casa Caracciolo, stato soldato, frate, abbate, vescovo; e nel 1556 fu a Roma, dove fu accusato d'eresia, e che avesse, come veramente aveva, contaminato lui stesso gran parte della sua diocesi. Ora dicono ch'egli è in Parigi con gli altri ministri: dove vivono con somma licenza, poichè già si predica in più case dentro della città..... e con tanta insolenza che, già pochi dì, sonandosi le campane di San Medardo, dove vicino abita il Beza, egli mandò a comandare che non si sonasse, e non volendo colui che sonava obbedire, fu ammazzato insieme con altri preti». Nell'Archivio Vaticano.

[10.] Si dice che i Riformati fossero due milioni. Sarebbero il sesto della popolazione, giacchè il primo censimento, fatto il 1702, dopo tante annessioni, diede 19 milioni d'abitanti: nè poteano esser più di 12 milioni al tempo della Riforma. Eran però pensatori e proprietarj, sicchè quella era veramente una rivolta politica contro la monarchia.

[11.] Di Caterina stavano molto in sospetto i Cattolici; e il cardinale Commendone ai 12 ottobre 1561 scriveva al cardinale Borromeo: «Monsignor di Granuela....... m'ha detto come la regina non vuole udir consiglio, nè conoscere il pericolo nel quale si ritrova, nè ammettere l'offerte del re cattolico e delli duchi di Savoja e di Lorena a stabilimento suo e de' figliuoli, e che ogni dì va perdendo autorità, ed all'incontro la casa di Vendome l'acquista..... Appresso mi ha detto che frà Pietro Martire (Vermiglio) ha di continuo adito aperto alla regina, e sebbene non dubita della buona mente di S. M., teme nondimeno ciò portare gran pregiudizio alla causa, sgomentando li Cattolici, e dando ardire agli Eretici. Similmente ha mostrato maraviglia e dispiacere assai che il reverendo legato (il cardinale di Ferrara) dimostri molta amorevolezza e confidenza con la casa di Vendome, usando molti rispetti verso gli eretici». Arch. Vaticano.

In una relazione di Francia al duca di Toscana 13 maggio 1563, filza 4012, dopo la pace, si scrive: