«Il cardinale privato di Sciattliglion avea scritto alla regina che saria andato presto a trovare sua maestà e saria andato in abito di gentiluomo e cavaliero, avendo lasciato la impurità della veste romana, per dir quelle parole ch'egli temerariamente e insolentemente usa».
Tra i famigliari di Caterina de' Medici fu Giacomo Corbinelli, d'illustre famiglia fiorentina e di bella coltura, e che pel primo pubblicò il libro di Dante del Vulgare Eloquio. Lo storico De Thou dice di lui: «Non sapevasi di qual religione fosse: era d'una religione politica alla fiorentina, ma era uomo di buoni costumi».
Cosmo Ruggeri fiorentino s'introdusse alla Corte di Caterina de' Medici; e pien di talento e di sfacciataggine, ottenne onori e soldi. Tirò l'oroscopo de' signori della Corte: cominciò a far almanacchi ogni anno, sparsi di sentenze d'autori latini. Venuto in fin di morte, ed esortato a pensar a Dio, prese in burla il curato e i Cappuccini, protestando aver sempre creduto non v'abbia altro Dio se non i re e principi che possono farci del bene, nè altri diavoli sè non i nemici che ci tormentano in questo mondo. Morto in tali sentimenti, il suo cadavere fu strascinato ove si sepelliscono le bestie. Molto s'applicò alla magia, fu accusato di sortilegj contro Carlo IX ed Enrico IV.
[12.] A proposito di martiri d'eretici va citata un'opera di Feliciano Niguarda, oratore nel Concilio di Trento, poi vescovo di Como, Assertio fidei catholicæ adversus articulos utriusque confessionis fidei Annæ Burgensis juris doctoris, et in academia aurelianensi olim professoris, ac postremo parlamenti parisini senatoris: quam ipse eidem parlamento obtulit cum, propter hæresim diu in carcere inclusus, paucis post diebus ad supplicium esset deducendus: nec non adversus pleraque id genus alia. Præterea contra ejusdem mortis historiam, quæ martyrium inscribitur, Lutetiæ editum; deque hæreticorum miraculis specialis additur articulus. Venezia 1563.
[13.] Lettera del 6 ottobre 1570 a Nofri Camajani ambasciadore a Roma, nell'Archivio centrale di Firenze, Carteggio di Roma, app. LXXXII.
Delle cose di Francia abbiam parlato nel vol. II, pag. 408.
[14.] Sull'assassinio politico abbiam noi raccolto bizzarre particolarità, e pubblicate nelle Spigolature degli archivj di Firenze.
[15.] Il 27 giugno 1566 Pio V scriveva a Caterina lamentandosi che, sotto il nome della pace, crescesse di tanto l'ardire de' Riformati, e da ciò prendesser ansa anche altri. Non est quod quisquam istos Dei et vestros rebelles atque hostes patiendo, tollerando, dissimulando ad sanitatem redituros esse speret; et nescio quam temporis maturitatem expectandam censeat, et illo pacificationis edicto paci regni consuli existimet. Crescit eorum in dies furor, augetur animus; quo lenius cum illis agitur, eo magis eorum corroboratur audacia. Non solum matris Ecclesiæ obedientiam abjecerunt, sed in primis regiæ potestatis jugum excutere, et legum ac judiciorum metu abjecto, se se in libertatem asserere et rapinarum sacrilegiorum, scelerum et flagitiorum omnium licentiam assequi student. Quo circa majestatem tuam hortamur, monemus et per omnipotentem Deum obstestamur ut, cum videat jam nihil cunctando et patiendo perfici, tantum incendium, antequam latius serpeat, extinguere conetur: si enim hæreticorum sectas alias ex aliis in isto regno in dies exoriri, et multiplicari permiserit, tum volet illud extinguere cum minime poterit. Utinam non eveniant ea quæ eventura prædicimus!
[16.] Sermoni del Panigarola, Parigi 1599, in 8º, p. 318.
Oltre i già conosciuti documenti, fu ultimamente dal Theiner Ann. Eccles. pubblicata la corrispondenza del nunzio Salviati, che conferma viepiù quel che Ranke, Raumer, Mackintosch ed altri protestanti sostennero, essere quello un delitto politico, non un delitto religioso. Vivissima era l'ira del duca di Guisa contro l'ammiraglio Coligny, cui attribuiva l'assassinio di suo padre. Coligny entrò in Parigi alla testa di trecento gentiluomini, quando trattavasi del matrimonio di Enrico di Navarra con Margherita di Valois: e acquistò le buone grazie di Carlo IX, che così parea sottrarsi alla dipendenza di Caterina de' Medici e del duca d'Anjou, e che forse andava a romper guerra a Filippo II per cacciarlo dai Paesi Bassi. Ciò spiaceva immensamente a quei due, onde risolsero di uccider l'ammiraglio, ispirati anche da Filippo II. Per l'uccisione di lui avvenne il massacro.