Il nunzio Salviati sapea solo che si attentava alla vita del Coligny: nel riferire il fatto dice: «Quand'io scriveva i giorni passati che l'ammiraglio procedeva troppo, e gli si darebbe sulle mani, ero convinto che non si voleva più sopportarlo: ero confermato in tal opinione quando scrissi che speravo dar ben presto a sua santità qualche buona notizia, ma non credevo alla decima parte di quel che ora vedo co' miei occhi... Se l'ammiraglio fosse morto del colpo d'archibugio che gli fu tirato, non credo sarebbero perite tante persone». (Lett. 24 agosto).
Carlo IX avea prevenuto il Salviati, spedendo assicurare il papa che il fatto riuscirebbe a pro della religione; ma in quel momento di stupore, le spiegazioni che gli stessi reali ne diedero eran differenti, secondo le persone e le circostanze. In fatto, messo mano a un primo delitto, i soliti ladri e assassini che compajono in ogni rivoluzione ne profittarono; si disse che uccideano gli Ugonotti perchè questi aveano tramato d'uccidere i Cattolici: Caterina fu contenta di poter palliare sotto un delitto universale il delitto particolare. «Quelli che si vantano d'aver colpito l'ammiraglio son tanti, che piazza Navona non basterebbe a capirli (dice lo spaccio 22 settembre)..... Tutto quanto scrissi riguardo all'ammiraglio si conferma. La reggente lo fece colpire senza che il re lo sapesse, ma con partecipazione del duca d'Anjou, della signora di Nemours e del duca di Guisa. Se Coligny fosse morto al primo colpo, gli altri non sarieno stati trucidati. Ma sopravvivendo alle ferite, gli autori dell'attentato temettero che il delitto fallito non attirasse maggiori pericoli, e s'intesero col re, e risolsero di buttar ogni vergogna, e sterminare quei del suo partito».
L'Adriani, nella Storia Fiorentina, e il Davila Guerre Civili, asseriscono un concerto fra il re di Francia e quello di Spagna, fatto a Bajonna. Questa asserzione adottata dagli storici più letti, è vittoriosamente confutata dai documenti. Ponno vedersi l'italiano Alberi, Vita di Caterina De Medici, e il tedesco G. Goldan, La Francia e la San Bartolomeo; ed, oltre quel che ne abbiamo noi recato nella Storia Universale, libro XV, una pienissima dissertazione di Giorgio Gandy nella Revue des questions historiques, vol. I, pag. 1866.
Un autore tedesco prese a dimostrare che fu un'ordita di Caterina col re di Navarra per distruggere i Cattolici. W. von Schuz Die aufgehelte Bartolomæusnacht. Lipsia 1845. Non dico che abbia ragione, dico che anche questo punto fu sostenuto con buone ragioni.
Da Bossuet gli accusatori copiarono che il legato pontifizio venne a Parigi a congratularsi con Carlo IX d'«un'esecuzione lungamente e saviamente meditata». Ma Bossuet donde ha tolta quest'asserzione? Eppur divenne la base de' racconti, poi della tragedia di Chenier, degli Ugonotti di Scribe, e d'altri.
Su tutti questi fatti si consultino in senso contrario:
- De Felice, Histoire des Protestants de France, 1850.
- Coquerel, Précis de l'histoire des Eglises reformées, 1862.
- Dabgaud, Histoire de la liberté religieuse.
- Monaghan, L'Eglise et la Reforme, Bulletin de la Société de l'histoire du protestantisme français.
Dopo tant'altre storie di Caterina vedasi Debts et creanciers de la reyne mère Cathérine de' Medicis; documents publiés pour la première fois d'après les archives de Chenonceau, avec une introduction par M. L'abbè C. Chevalier. Parigi 1862.
[17.] Delle questioni religiose di Francia, come d'ogni altra cosa dove ci fosse a far rumore volle impacciarsi il gran ciarlatano Giovanni Battista Marini. E nella Sferza, invettiva a quattro ministri dell'iniquità (Napoli 1626) flagella quattro autori di un'opera eretico-democratica; sostiene che i Calvinisti sono nemici dei re; e conchiude, questa volta senza metafore, che «al fuoco dannare si devono tutti coloro, insieme con quei libri ove tali dottrine si contengono: deonsi punire gl'impressori e i venditori di essi: deonsi spianare le loro cattedre, e diroccare le loro chiese».
[18.] Il gesuita Guglielmo Dondini descrisse le imprese del duca di Parma a soccorso della Lega. Vedi Bibliotheca romana di Prospero Mandosio.