Cum vidissem in tota fere transpadana regione antiquissimam Psallianorum [Degli Psallj o Precatores parla il Macri nello Hierolexicon] hæresim, improborum quorumdam scelere nostris temporibus repetitam, suscitari, literis statim Paulum III Pont. Max. admonendum duxi; si forte, dum malum adhuc est recens, occurrere vellet. Quod autem hic audio tibi, Contarene pater amplissime, curæ esse, ut, quæ spectant ad rem sacram, omnia e religione fiant dicanturve, neu quis quippiam contra sanctorum patrum placita moliatur, teque huic negotio in primis summi pontificis decreto de ejus sacri senatus sententia præfectum fuisse, tibi literarum ipsarum exemplum transmittimus, ut videas an ea, quæ scribimus, sint alicujus momenti, et tanti pontificis animadversione digna. Leges igitur prius tu quicquid id est; et, si quid ad rem facere videris, literas reddendas curabis. Quia vero etiam fortasse pluribus verbis egi quam par erat in re adeo clara; si tibi longiuscula epistola videbitur, judicaverisque habendam rationem pontificis ætatis jam, ut videor videre, in gravescentis, brevi tu coram rem explicabis. Deinde mihi ut quam primum rescribatur operam dari velim, simulque abs te mihi ignosci, quod, non multa mihi tecum familiaritate intercedente, ad te, ista gravitate, dignitate ac doctrina virum, tam familiariter scribere ausus sim: quod ut boni consulas te etiam atque etiam rogo. Vale, et Vidam tui observantissimum dilige. Cremonæ, calendis febr. MDXXXVIII.

Tui observantissimus famulus
Hier. Vida, Albæ episcopus.

Al molto reverendo signor mio osservandissimo, il signor Marcello [Marcello Cervino, che fu poi papa] secretario secreto di Nostro Signore.

In queste parti et in Lombardia gli errori de' moderni heretici vanno molto hora dilatandosi: non parlo già della diocesi mia, che, per Dio gratia et per uno gagliardo Breve a me da nostro signore per sua benignità el suo prim'anno concesso contra tanto esenti quanto non, è assai ben netta. Dico la cosa esser in colmo; e, se non se li provede, vedo l'impendente total ruina. A questi giorni trovandomi in Asti per vedere il signor marchese del Vasto, et ivi ragionando sopra questa mala influentia, per alcuni predicatori, i quali in diversi lochi hanno havuto ardire predicare perniciosa dottrina contra il pubblico consenso d'antichi Padri, in molto pregiudicio de l'anime de' fedeli christiani, ritrovandosi a questi parlamenti il signor Giovanni Battista Speciano senatore di Milano et capitano generale di justitia, huomo molto da bene et catholico, mi promise volere alla fiata, anchor che sia occupatissimo, ire alle prediche, per potere obviare a tali inconvenienti: il che facendo, son certissimo sarà di molto freno a queste pesti, per la suprema autorità e potestà che tiene. Vero è che in la mente li resta qualche scrupolo, imperocchè essendo materia mera ecclesiastica, accasca spesse fiate fare qualche dimostrazione contra detti heretici; ma, dandoli poi da essere giudicati al giudice ecclesiastico, si vede che subito senza altra animadversione sono rilassati, sotto pretesto che siano pentiti et emendati, e che non siano relapsi. Io poi ritornato alla mia Chiesa, e facendo molta consideratione sopra questa cosa, et vedendo che questa setta di heretici non è per errore, ma per espressa malitia, e che non solamente fanno questo perchè così sentano, ma tutto procedere perchè attendono alla destruttione del vivere christiano, e sitiscono il sangue dei catholici, macchinando etiandio con l'arme in la vita nostra, e che non fu mai setta tanto pernitiosa, mi parerebbe se li dovesse precedere contra con maggiore severità, e non darli occasione di far peggio, perdonandoli sotto pretesto di falso pentimento. Questi falsamente repentiti (io ne ho veduto l'esperienza molte volte) fanno come gli uccelli, i quali sono stati in la rete una volta: non mutano il costume suo, ma sono assai più cauti, temendo di non cascare in la rete un'altra fiata, e con astutia serpentina al coperto spargono tutto il veneno, et fanno peggio assai che prima. Per obviare a tanto male, si serva pratica in Francia di condennare alla morte et al focho chi è represo, nè si aspetta che la seconda volta incappino; e, per questo, in quelle contrate capitano rarissimi heretici. Quando tal pratica si servasse in Italia, non sarebbe tanto dannoso, nè si dilaterebbe tanto questo male, il quale ogni dì va serpendo per summa impunità e licentia di delinquire. Nè mi parerìa fuori di proposito che hor si facesse una severa costitutione contra gli heretici, come al tempo d'Innocentio IIII in Concilio Lugdunense fu fatta contra quelli i quali commettevano homicidio per mezzo degli assassini; dove el detto pontefice volle che, constando che alcuno avesse commesso tal delitto, come inimico della religione christiana fusse diffidato da tutto il populo christiano, et ciascuno potente senza altra sententia lo potesse punire della vita. A questa impresa mi pare saria molto a proposito l'animo di nostro signore, come anche sua santità nel suo pontificato ha fatto altre imprese honorevolissime, intentate dagli altri pontefici suoi predecessori. Se pur sua beatitudine non volesse fare una cosa pubblica e generale, me parerìa molto a proposito ch'ella facesse electione d'alcuni signori seculari in Italia, persone di buona fama et catholici, alli quali desse piena libertà di potere executivamente punire tutti gli heretici convicti (o fusseron relapsi, o non), con partecipatione del vescovo di quella diocesi per riverenza. Se nè ancho questo piacesse a sua beatitudine fare in ogni loco, certo almeno sarìa necessario in Lombardia et in queste contrate di Piemonte. E, piacendole, non potrebbe trovare huomo più a proposito in queste parti di quello, del quale di sopra è fatta mentione, essendo dottore e dotto senatore, et capitano generale di justitia, di molta autorità. De l'integrità et virtù sua, sua beatitudine potrebbe far pigliare informatione dal reverendissimo cardinale di Veruli, havendo sua signoria reverendissima praticato molto tempo nel ducato di Milano. Tal facoltà ho inteso fu data altre volte al marchese di Saluzzo, e fu di tanto spavento in queste parti, che, poichè n'ebbe punito due o tre, mai più nel tenimento suo non si vide pur un heretico, ancorchè li circumvicini paesi ne fusseron pieni. Se tal facultà se fusse havuta, un mastro Agostino dell'Ordine de' Servi (credo sia aretino) [Dovrebb'essere maestro Agostino Bonucci da Arezzo, che nel 1542 fu generale dei Serviti, e del quale trattano gli Annali dei Servi di Maria al tom. II, pag. 131 dell'edizione lucchese del 1721], il quale or fa l'anno predicò gagliardamente in Cremona mille heresie, non sarìa partito impunito. Quest'anno poi predicando in Genova, non fu già tollerato dai Genovesi, ma scacciato con vergogna anti mezza quaresima; provisione certo non bastante, imperocchè un altro anno andarà a seminare queste male sementi altrove. Costui, oltra le bestemmie ch'ebbe ardimento predicare in Cremona contra Dio e li santi, tutto incumbeva a demolire la potestà ecclesiastica e del sommo pontefice. Venne a tanto, che seditiosamente tentò di persuadere al populo che fusse lecito ire a casa di prelati ecclesiastici, e popularmente depredarli, levando li grani e robe quanto se poteva. Per soddisfare al debito mio mi è parso non poter far di meno, che non procurassi per qualche via queste cose tanto periculose pervenissero a notitia di nostro signore, acciò vi facesse opportuna provisione come li paresse. Piacerà dunche alla signoria vostra, comunicando prima il tutto col reverendissimo et illustrissimo signore padron nostro (il cardinale Farnese), la cui signoria intendo già essersi applicata alle faccende, parlarne opportunamente con sua beatitudine. E s'ella non potesse comodamente fare che non li dicesse l'autore da chi ha queste cose, lo dica con tal destrezza, che sua santità non mi tenga nè presuntuoso, nè in tutto inetto, ch'io mi sia arrogato prescrivere quale modo s'habbia tenere circa cose di tanta importanza. Il zelo della fede et il studio ch'io ho sempre havuto a quella sacrosanta sede, m'hanno spinto a ciò fare.

Baso il piede di sua santità, le mani allo reverendissimo et illustrissimo signor padrone, et me raccomando alla signoria vostra.

In Alba alli XXVII di maggio MDXXXIX.

Se nostro signore ordinasse che 'l Breve fosse fatto al signor Giovanni Battista Spetiano, vostra signoria lo facci dare al mio agente. E perchè ho nuove fresche che monsignor illustrissimo e reverendissimo dovrà ire in Ispagna, in absentia sua insinui pur queste cose a sua beatitudine.

Di vostra signoria

servitore
Hier. Vida, vescovo d'Alba.