O David degno! o te beata appieno

Italia mia, se quel secondi, or volta

Da le mondane a le celesti tempre.

Ond'io ti sveglio, deh il parlar mio ascolta:

Fuor che 'l viver a Dio tutto vien meno,

E lui sol celebrar si dee mai sempre.

Vi sono soggiunte rime spirituali, e il primo canto d'un poema «l'Universo, o Creazion di tutto il mondo, origine e progressi in quello della Chiesa del Signore».

In edizione del 1621 essi salmi sono sessanta. Poi, nel 1631, si stamparono I sacri salmi messi in rime italiane da Giovanni Diodati, senza data, ma coll'áncora e il delfino, consueti agli Aldi; e sono cencinquanta. Un'edizione degli antichi sessanta salmi, del 1650, contiene gran numero di orazioni e riti. Poi nel 1683 a Ginevra apparvero Cento salmi di David tradotti in rime volgari italiane secondo la verità del testo hebreo, col cantico di Simeone ed i dieci comandamenti della legge, ogni cosa insieme col canto. Sono gli antichi sessanta, con aggiunta di quaranta, di Giovanni Diodati di benedetta memoria. L'epistola proemiale, colle solite invettive contro ai Cattolici e alla consacrazione, dice aver già pubblicato un libro sulle orazioni da farsi nelle adunanze domenicali, e sui modi di celebrare i sacramenti e santificare il matrimonio. Loda assai gli effetti della musica. Vi sono pure l'orazione dominicale, preghiere pel mangiare, e così per tutte le domeniche, pei giorni della Cena, e in fine una confessione di fede, fatta d'accordo coi fedeli di Francia. Il tutto è in italiano; locchè proverebbe come durasse a Ginevra una chiesa italiana. Nel 1840, dalla società biblica furono stampati i Salmi secondo la versione in prosa del Diodati, con a fronte la versione ên lingua piemonteisa.

Più tardi, nella Bibliothèque Germanique (Amsterdam 1725, pag. 231) leggiamo in data di Ginevra: «Nous avons ici depuis quelque tems, un savant homme nommé M. Ferrari, italien, qui depuis longtems a embrassé la réligion reformée, et c'est établi en Angleterre. Il cherche des mémoires pour un ouvrage qu'il intitulera L'Italie Reformée, et dans lequel il traitera des Italiens savans ou gens de considération, qui ont embrassé la réligion protestante».

Ecco dunque uno che ci avrebbe preceduto d'oltre un secolo. Questi è probabilmente Domenico Antonio Ferrari, giureconsulto napoletano, ajo nella casa del conte di Leicester; quel desso che nel 1744 depose al collegio di San Giovanni a Cambridge la copia della prima edizione del Trattato del Benefizio di Cristo, che fu creduta la sola sopravvivente. Egli stesso nel 1720 aveva mandato un esemplare delle Cento Considerazioni del Valdes a un non sappiamo chi di Neufchâtel, che ne fece annotazione su di esso libro; unica copia arrivataci di quell'opera, e dove il Ferrari è indicato come original de Naples, naturalisé anglais, et docteur en théologie de Cambridge, gouverneur de Mr. Cock gentilhomme anglais. Se è lo stesso, d'entrambe le due opere del Valdes, che levarono tanto rumore allora, poi di nuovo in oggi, la conservazione sarebbe dovuta allo stesso italiano.