Del 1705 possediamo originale questa lettera di un frate Aurelio Ghirardini servita bolognese, in cui al governo di Ginevra offre la propria apostasia.

«Serenissime Princeps, excellentissimi patres,

Fidem vestram tueri cupio, serenissime princeps, excellentissimi presidenteis; sanguinem ad vestram religionem defendendam sum effusurus, et mei ingenii tenebris splendorem ipsius adaugere peropto. Fidem, homini contra fidei dogmata insequuti, præstate. Debito abundant rubore characteres, licet atramenti colore funesto nigrescant; vestram enim pietatem implorant, quæ absque dubio, quamvis in celsitudinem conscendat humanitatis, quamvis maxima sit, tamen adeo grata est, ut absque precum effusione ab omnibus impetretur: in hoc non recedens a solis generositate, qui tam collium celsitudini, quam vallium humilitati lumen suum uberrime impertitur. Vere futuro proximo, vobis annuentibus, hic servitutem, quam verbis profero, operibus confirmabo; dummodo me vobis gratum fore, certiorem reddatis. Hoc temporis curriculum ab hujusce epistolæ exaratione ad discessionem intercedet, ob commoditatum inopiam, ab ærumnis et calamitatibus a me perpessis exortam et genitam. Nullam artem mæchanicam ob natalium modicam claritatem, calleo. Artes tantum liberales humilitate ingenii recolo, et vestram solum humanitatem et æquitatem summe veneror et agnosco. Vos humillime precor, ut non calamo, sed mihi parcatis. Viginti duo anni statis meæ jam evolarunt, et reliquum vitæ et laborum vobis, vestræ fidei consecrabo. Responsum et rescriptionem hujusce epistolæ animo hilari expecto. Ad majorem notitiam simul, et mei delitentiam hic titulum mihi in rescriptione adaptandum subposui. Vobis Cœlum illos tribuat honores, quos æque meritum vestrum appetit. Vobis, vestræ quæ religioni tribuat incrementum; reipublicæ augmentum, nominisque vestri famam æternam. Dum in obsequii mei evidentiam vobis me ipsum consacro.

«Dominationis vestræ serenissimæ et perquam exc.

«Ab urbe Reggio, mensis decembris, anni 1705.

Humillmus et obsqmus famulus
F. Aurelius Ghirardini, ordinis Servorum».

«Titulus italo idiomate faciendus:
Al p, f. Aurelio Ghirardini servita bolognese
della Madonna. A Reggio.

Dopo il 1725 la Chiesa di Ginevra dichiarò che non volea maestri umani, fossero Calvino o Beza; poi nelle conferenze che l'Alleanza Evangelica tenne l'autunno del 1861, molti pastori d'essa Chiesa affermarono non potere aderire ad essa Alleanza perchè aveva adottato una formola dogmatica, cioè Credo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo[128].

Mentre fin a ciò si spingeva la negazione, noi stessi vedemmo un singolare ritorcimento, attuato per opera dell'abate Francesco Vuarin savojardo, che fu curato di Ginevra dal 1808 al 1843. Trovati colà appena ottocento Cattolici, diede opera ad aumentarli, cozzando vigorosamente col Governo e coi ministri, scrivendo, divulgando libri, moltiplicando opere benefiche, introducendo le Suore della carità e i Fratelli della dottrina cristiana, che dirigessero un ospedale, una scuola, un orfanotrofio, mentre i Cattolici restavano esclusi dalle molte istituzioni pie di quella città. Fu ajutato da molti, e non solo dai pontefici, ma sin da Alessandro I imperatore di Russia: pubblicò il giubileo del 1825, e vide accorrervi cinquemila Cattolici; diecimila ne lasciò morendo nella sua parrocchia, con scuole libere e riti pubblici e prediche solenni, dalle quali noi fummo assai volte edificati, come dalla devozione degli intervenienti. L'opera sua è insignemente proseguita dal suo successore, monsignore di Mermillod, che testè elevalo a vescovo ausiliario di Ginevra, diceva: «In nome di Pio IX e di Gesù Cristo sono nella città, per la quale Francesco di Sales non potè passare che travestito nè senza pericolo della vita. Ora la percorro con tutta libertà, in abito vescovile: vi sono salutato e riverito, e sul mio cammino benedico fanciulletti, come faceva Gesù Cristo. Ho dodici preti: non ancora seminario nè capitolo, ma spero impiantarveli quando che sia. I Fratelli della dottrina cristiana istruiscono liberamente la gioventù. Le Suore della carità traversano le strade colla modestia della loro innocenza. In questa città, che vantavasi la Roma protestante, nel giorno di Natale contai più di tremila comunioni. Sopra cinquantamila abitanti ha ventimila cattolici: una magnifica cattedrale si sta elevando sopra una delle primarie sue piazze».

APPENDICE IV