[110.] Samuele, figlio del Trontano, ed un Brocca con tutta la sua famiglia si resero cattolici nel 1584, come abbiamo dai manuscritti del Borromeo.
[111.] Vedi Oltrocchi, ib. 684-694. Ripamonti, Hist. Patr., Dec. IV, lib. V, e qui sopra vol. II, pag. 386.
[112.] Tobia Eglino racconta con gran dolore questi atti del Borromeo nella Mesolcina, e che colà un frate che da tre anni vi dicea messa, annunziò di farsi evangelico. E narra d'aver lungamente in Roma servito il cardinale Araceli genovese, che venuto a morte, si pentì d'avere scritto molto contro il Vangelo, e confidar della misericordia di Dio; assai cose favellò con lui sulla giustificazione e sul purgatorio, contro le opinioni papistiche, ond'egli pensò uscir da quelle tenebre. Venuto a Milano, cacciò un ghiro nel tabernacolo, acciocchè rodesse il sacro pane, e così corbellare i frati che lo credeano Dio. Quinci pericolo, ma coll'ajuto d'amici cremonesi campato, fuggì in Mesolcina. Ora voler consacrarsi a Cristo, ed esservi molti desiderosi di lasciar la messa ecc. La lettera del 9 giugno 1571 è in Hottinger, Helv. Kirch. Gesch., tom. III, pag. 900.
[113.] Giussano, Vita ecc.
[114.] Erano l'Adorno, il Grattarola, il Boverio. Il Grattarola in una lettera descrive il processo fattogli in un'osteria, presenti quindici giudici insigniti della collana d'oro, i quali alfine dovendogli impor una multa, s'accontentarono che pagasse da cena a tutti.
[115.] Il passaggio del Sangotardo era allora une de' più formidabili, pure fin dal 1374 l'abate di Dissentis vi avea posto un piccolo ospizio. Nel suo viaggio san Carlo determinò porvi una fabbrica solida; ma morì prima d'eseguirla, e Federico Borromeo vi collocò nel 1602 un prete con casa. L'ospizio fu poi eretto nel 1683 dall'arcivescovo Visconti, con due frati cappuccini per assistere i viandanti. Si sa come soccombette nella guerra contro il Sunderbund.
[116.] Appartiene a quel tempo l'avventura del prigioniero di Chillon, che nei fasti della Casa di Savoja figura come quella del Giannone. Francesco di Bonivard, priore di San Vincenzo a Ginevra, di gran nobiltà savojarda e coltissimo, inchinava a' Riformati, e molto cooperò a spinger Ginevra nell'alleanza con Berna. Perciò dal duca di Savoja era odiato. Volendo egli andar a trovare sua madre ammalata a Seyssel, domandò un salvocondotto, ma nel ritorno fu côlto e gettato nel castello di Chillon, ove stette quattro anni finchè i Bernesi lo liberarono.
[117.] Le ultime opere che conosciamo intorno a Calvino sono:
Bungener, Calvin, sa vie, ses œuvres et ses écrits. Ginevra 1862.
Geschichte des französichen Calvinismus bis zur national Versammlung in Jahre 1789 von Gottlob Von Polenz. Gotha 1857 e seg.