Magnin, Hist. de l'établissement de la réforme à Genève.
Ch. Charronnet, Les guerres de réligion et la société protestante dans les Hautes Alpes (1560-1789). Gap 1861.
P. Charpenne, Hist. de la réforme et des réformateurs de Genève, suivie de la lettre du cardinal Sadolet et de la réponse de Calvin. Avignone 1860: è in senso cattolico.
J. Gaberel, Hist. de l'Eglise de Genève depuis le comencement de la reformation jusqu'en 1815. Ginevra 1855, 1858 e 1862.
[118.] Non facea che dar aspetto legale a queste dottrine Rousseau, allorchè sosteneva che tocca al Governo stabilir la religione civile: che il sovrano, senza poter obbligare nessuno a creder gli articoli della fede civile, può bandire chiunque non li crede. Se alcuno, dopo riconosciuti pubblicamente questi dogmi, si conduce come se non li credesse, sia punito di morte. Contrat Social, liv. IV, c. 8.
Giudicando l'opera di Bonnet sopra Calvino, Ernesto Renan parlò lungamente di questo, trovando affatto naturale la sua intolleranza. Ne leviamo alcune linee: «Quella inflessibilità che forma il carattere dell'uomo d'azione, Calvino l'ebbe più d'ogni altro. Non so se si troverebbe un tipo più compiuto dell'ambizioso, geloso di far trionfare il suo pensiero perchè lo crede vero. Niuna cura di ricchezze, di titoli, d'onori: non fasto: vita modesta: apparente umiltà; tutto sagrificato al proposito di formar gli altri a sua similitudine. Solo Ignazio di Lojola potrebbe disputargli la palma: ma il Lojola vi metteva un ardore spagnuolo e un impeto d'immaginazione che hanno la loro bellezza: restò sempre un vecchio leggitor dell'Amadigi, che dopo la cavalleria mondana, seguiva la cavalleria spirituale, mentre Calvino ha tutte le durezze della passione, senza averne l'entusiasmo... Fa meraviglia che un uomo sì poco simpatico, sia stato al suo tempo il centro d'un movimento immenso... e che una delle donne più illustri del suo tempo, la Renata di Francia, nella sua Corte di Ferrara circondata dal fior de' letterati, s'invaghisse di questo maestro austero, e s'avviluppasse per lui in una strada così spinosa...
«Conseguenza inevitabile del carattere e della posizione di Calvino fu l'intolleranza... Pare una contraddizione che Calvino, reclamando focosamente la libertà per sè e suoi, la ricusasse poi agli altri. Eppure ciò va di suo piede: credea diverso dai Cattolici, ma assoluto quant'essi. La libertà di credere, il diritto di formarsi un simbolo da sè, non era apparso ai Protestanti del XVI secolo... Quello zelo violento che trae l'uomo convinto a procurar la salute delle anime con mezzi poderosi e senza badare alla libertà, traspira da tutte le lettere di Calvino... Come i Cattolici, reclama la tolleranza non a nome della libertà, ma della verità. — Le violenze sue contro Serveto, Bossec, Gruet, Gentile ed altri non faceano meraviglia; erano di diritto comune.
«La moderazione e la tolleranza, virtù supreme d'età critiche come la nostra, non istarebbero in un secolo dominato da convinzioni ardenti e assolute. Era la fede che in Ispagna e ne' Paesi Bassi accendeva i roghi, e alzava patiboli: quelle ecatombe offerte alla verità (cioè a quel che credeasi tale) hanno la loro grandezza, e non s'ha da esagerare nel compianger coloro che soccombettero in questa lotta grandiosa, dove ciascuno combatteva pel suo Dio: la fede gli immolò, siccome la fede li sostenne... Come creder a mezzo quello per cui si è perseguitati? Qual fede vacillante non diverrebbe fanatica colla tortura? La gioja di soffrir per la sua fede è talmente grande, che più d'una volta si videro nature passionate abbracciar opinioni pel gusto di sacrificarvisi».
[119.] Monumenta Vaticana LXXXIV.
[120.] Delle buone relazioni del Sadoleto con Melantone e delle speranze della costui conversione è curioso testimonio una lettera del nunzio Girolamo Rorario al cardinal Verulano, da Pordenone il 21 febbrajo 1539: