«Scrissi alli 17 del presente al reverendo Sadoleto e a vostra signoria illustrissima significandole come don Michele Brazetto mio compatriota, già mesi tre, partì da qui per Vittemberga, dove si è con gran familiarità intrinsecato con Filippo Melantone, di modo che gli ha aperto tutto il cor suo, ed ha fatto conoscere la bona mente sua verso la sede apostolica: e di ciò etiam ne porta testimonio con una sua, scritta al reverendo Sadoleto in risposta d'una di sua santità reverendissima. Ed io ne tengo fermezza grande, fondata sopra un natural presupposito, che essendo lui il più dotto di Germania; e in altri luoghi ancora avendo pochi pari, è da giudicare che lui conosce la via della verità: la qual conoscendo, e ritrovandosi in povertà grande, ed aver un figlio, non è da credere che lui voglia viver povero e dannato, e lasciar il suo figlio in la medesima e maggior dopo lui povertà e dannazione, possendo provveder all'uno e all'altro. E tanto più quanto da chi l'ha conosciuto è stato conosciuto per modestissima persona: e Dio volesse gli altri arrabbiati d'Alemagna fossero stati simili a lui! E io mi ricordo in Augusta all'ultima Dieta, Melanton cercando poner pace e riconciliar la Germania alla sede apostolica, scrisse una sua, ancorchè fosse presente a M. Luca Bonfilio, allor secretario del reverendissimo Campeggio, ricercando gli fosse concesso tre cose: comunicare sub utraque specie; matrimonio de' sacerdoti; del terzo non mi ricordo, ma mi par era cosa più leggiera di ciascuna di queste due: e prometteva che del resto s'aquieteriano, ed io parlandone col reverendo Campeggio, mi rispose in conclusione che conosceva le domande non esser tali che la sede apostolica gliele potesse senza scandalo concedere: ma che li conosceva ghiotti, e che quando avesse concesso questo, non stariano contenti, e domanderiano etiam delle altre cose, persuadendo alli popoli che, così come erano stati gabbati in queste, non altrimenti erano nel resto....» (Archivio vaticano, Nuntiatura Germaniæ, VIII).
[121.] Comme ainsi soit que par ton excellente doctrine et grace merveilleuse en parler tu ayes (et à bon droit) mérité qu'entre les gens savans de nostre temps tu sois tenu comme en grande admiration et estime, et principalement des vrais sectateurs des bonnes lettres, il me desplait merveilleusement qu'il faille que, par cette mienne expostulation et complainte qu'à présent pourras ouir, soye contraint publiquement toucher et aucunement blesser icelle tienne bonne renommée et opinion.
Vedasi il nostro vol. III, p. 153, e Joly, Étude sur Sadolet. Caen 1856.
[122.] Registro della Chiesa italiana.
«Bernardino di Seswar, uomo dotto, desidera predicar pubblicamente la parola di Dio in italiano, si risolve di dargli posto nella cappella del cardinale a San Pietro per un po' di tempo, poi potrà esser messo a San Gervaso». Registri, 13 ottobre 1542. Troviamo questo passo in Picot, Istoria di Ginevra, ma noi, alla nota 17 del Discorso XXIII, supponemmo deva dire Bernardino di Siena. L'errore stesso tornerebbe ove Calvino dice: Bernardinus de Seswar, primus pastor ecclesiæ; italicæ, quæ Genevæ, mense octobris 1542, erecta est in gratiam Italorum qui se huc, evangelii causa, receperant; e lo loda per la vigorosa guerra che moveva all'anticristo. Epistola Calvini Vireto.
[123.] Amsterdam 1686, parte III, lib. III.
[124.] Parte III, lib. I.
[125.] Dai registri di Stato copiati da Galiffe, Notices généalogiques.
[126.] Fra i tanti libri di colà conosciamo Antithesis Christi et Antichristi, videlicet papæ, versibus ac figuris venustissimis illustrata. Genevæ 1578, in-8º piccolo con 36 figure in legno.
[127.] Bolla Dilectum filium, 14 giugno 1560.