[175.] Selectarum disputationum theologic., vol. I, p. 206.
[176.] Elogi d'uomini letterati, T. II, p. 124.
[177.] Vives, De veritate fidei, lib. II, pag. 264.
[178.] Bullarium Romanum.
[179.] Defensione al serenissimo doge Donato. «Un certo Muzio, la cui professione è dettar cartelli e condurre gli uomini ad ammazzarsi negli steccati, è fatto teologo papesco in tre giorni, e di più bargello de' papisti. E se ne domandi il signor castellano di Milano se è vero che colui avesse preso la corte e la sbirreria, e fosse andato cum fustibus et gladiis per prender quel buon servo di Cristo M. Celso Martinengo, e darlo in man degli Scribi e Farisei». Negli archivj di Ginevra è notato: «Il conte Celso Massimiliano Martinengo di Brescia arrivò in questa città nel mese di marzo 1552, e poco dopo fu stabilito ministro della Chiesa».
[180.] Filippo Gallizio scrive al Bullinger da Coira, l'ultimo di febbrajo 1552.
«Celso Martinenghi, passando di qua, mi sostenne che non si può colle scritture canoniche provare la parola di trinità e di persone; e che noi non dobbiamo usar voci non usate da' Padri: che la verginità di Maria dopo il primo parto non ci è accertata dalle Scritture: che il battistero deve escludersi dal tempio... Comander si meraviglia che cosa vogliano: io credo rechino in petto cose che poi oseranno versar fuori..... Dall'Italia s'ode esservi chi non teme dire che Cristo nacque dal seme di Giuseppe, e quel che Matteo e Luca narrano della concezione di Cristo per opera dello Spirito Santo, non è altrimenti appoggiato al vangelo. Quelle teste ambiziose non possono requiare».
E il Comander al Bullinger, 5 aprile 1552: «L'Italia è sbranata dagli Anabatisti, ed anche la nostra Valtellina. Il Martinengo, infetto di questa macchia andò in Inghilterra: mettansi in avvertenza i buoni contro costoro».
[181.] Il Morone, interrogato se conoscesse il Soranso, rispose: «Quest'uomo veniva qualche volta da me, e mostrava di esser riformato, e sempre mi parlava delle cose di Cristo. Ed una volta essendo lui stato chiamato a Roma, mi disse ch'era stato accusato in molti articoli, e lo trovai che voleva cavalcare a spasso fuor di Roma, e cominciò a parlare del matrimonio de' sacerdoti, e contendeva che questo si poteva fare, e che il cardinale Sfondrato avea tollerato un prete che avea moglie. Io non potea patir questa impudenza di parlare, e gli diceva che non era vero, e cercava con molte ragioni persuadergli il contrario».
[182.] Hieronimi Zanchii Responsio ad Jo. Sturmium. Nel tom. VIII delle Oper. Theol., col. 835.