[259.] Del Muzio abbiamo parlato a lungo. Egli scrive che «legge alcuna nè di patria, nè di principe, nè interesse di avere e di vita all'onore non debbe esser anteposta», Risposta III.

Uno dei più assidui cercatori delle memorie istriane, il Kandler, nel 1861 mi scriveva d'aver fatto molte ricerche sul Vergerio, ed esser venuto nella persuasione fosse «uno sfortunato, che non seppe regolarsi nelle agitazioni mosse da quel birbo suo conterraneo e compagno di gioventù, che fu Girolamo Muzio. Tutta quella storia mi è sembrata guerra di Francescani, mossa al vescovo per vendetta d'avere scoperte e punite certe irregolarità. Il Vergerio non fu preparato alle cose di Chiesa; da più di dieci anni era vescovo, senza aver neppure la tonsura; e contro voglia si pose al governo di chiesa, o dovette porsi; credo avesse più udito parlare della fede protestante che della cattolica, occupato come fu sempre in diplomazia. Nè fu miglior protestante; incerta assai la sua fede; sol fermo nel voler conservare la dignità episcopale, di cui il titolo mai non volle deporre; teneva, contro la Corte romana, or coi Reti, or coi Polacchi, or coi Tedeschi, mai però non dimenticando l'appanaggio d'un buon benefizio. Sarebbe anche rientrato in seno della Chiesa se avesse potuto recuperare l'episcopato. Le persecuzioni che patì furono da' suoi patrioti; dal Grisoni sopra gli altri, dallo Stella, dal Muzio; l'Inquisizione, ch'era in mano di Francescani, fu attivissima; processi, carcerazioni, abjure, liste di eretici, di ereticanti, di sospetti d'eresia; si dissero infetti i monasteri, le fraglie, i capitoli, i letterati; ma in fondo a tanto rimescolamento rimase la credenza, fossero cattiverie ed esagerazioni; gli esuli, o perseguitati contro ragione, od avventurieri che cercavano con quell'abito qualche fortuna.

«Tutto questo baccano doveva, a mente dei novatori, produrre l'alzamento della lingua slava, contando convertire gli Slavi fra la Giulia e Costantinopoli, onde si stamparono assai cose. Ma gli Slavi non sapevano leggere, e sol tardi lo seppero; i caratteri, fusi a spese de' Protestanti, passarono per caso a Roma, e servirono a stampare messali e breviarj».

Fra le opere anonime o pseudonime del Vergerio è quella Delle commissioni et facultà che papa Giulio III ha dato a monsignor Paulo Odescalco comasco, suo nuncio et inquisitore in tutto il paese dei magnifici Grisoni, 1553.

Stampò pure Illustri atque optimæ spei puero D. Ebherardo ill. principis Christophori ducis Wirtembergensis filio primogenito, munusculum, 1554. Ma Celio Curione dice ch'è traduzione di un'opera di Giovanni Valdes.

[260.] L'attesta in una lettera da Zurigo, 4 giugno 1558 a Federico Salis, lagnandosi che altrimenti gli avesser fatto dire i fratelli di Lelio Soccino. Vedi De Porta, P. II, pag. 392.

[261.] In altra lettera spiega che costui era Pietro da Casalmaggiore. Mus. Helv., Parte XIX, pag. 489.

[262.] Diamone un saggio:

Remissionem peccatorum,

Credo etiam, certusque cano, intrepidusque repono