[252.] Lettera 2 marzo 1658 a Gian Luca Durazzo. «Chi legge la storia esattissima del Pallavicino, attonito della libertà dei Padri, saria talor tentato di appellarla licenza; ma è tale la saldezza di forza organica, che la Chiesa mai non teme rimostranze». Tapparelli, Saggio teoretico di diritto naturale, n. CXXVII. E il De Maistre diceva che ai papi non si deve se non la verità.

[253.] Vita di Alessandro VII.

[254.] Quinet, Les révolutions d'Italie.

[255.] Questi non era già da Saluzzo; ma nacque il 1504 a Puntvilla in val di Monastero.

[256.] Sono la XIV e la LIII delle Epistolæ ab ecclesiæ helveticæ reformatoribus, vel ad eos scriptæ; Centuria 1 ex autographis recensuit ac edidit Johannes Conradus Freslinus. Zurigo 1742.

[257.] A Vicosoprano, dopo il Maturo, troviamo registrati come parroci Giulio da Milano, Aurelio Sittarca già domenicano, Giambattista di Teglio, Tommaso Casella genovese, Lorenzo Martinengo dalmata, Francesco Trana, Martin Poncera, Alberto Martinengo verso il 1600. È notevole che gli storici della Valtellina trasvolarono queste origini del protestantismo nel loro paese: parmi che il Lavezzari non nomini tampoco il Vergerio.

[258.] Su Giulio da Milano vedasi Schoelhorn, Ergötzlichkeiten, Stück 5.

Ciò che discorriamo in questo capitolo fu da noi esposto altre volte nella Storia della diocesi di Como, e nel Sacro macello di Valtellina. Opera capitale in proposito è la Historia Reformationis ecclesiarum ræticarum ex genuinis fontibus et adhuc maxima parte numquam impressis, sine partium studio deducta.... a Petro Dominico Rosio de Porta, T. 2. Coira 1771. Quanta possa essere l'imparzialità si rivela dalla dedica — Almæ matri — ecclesiæ J. C. — vocatis sanctis — venerandis ampliss. ac magnificis communitatibus — in exc. trium Rætiæ fœderum rep. — religionem — ad ss. evangelium reformatam — fidem semel sanctis traditam — corde tenentibus — ore profitentibus — opere defendentibus — Dominis suis clementissimis — beatæ reformationis — historiam — in devotæ mentis monumentum — dedicat. E nella lettera seguente, sempre in latino, dice: «Se v'ha benefizio, pel quale noi e i figli nostri a Dio siamo eternamente obbligati, è certo la riforma... Ad essa dobbiamo l'aver cacciata la crassissima ignoranza che avea coperto il nostro cielo di tenebre cimerie». E parlando delle difficoltà della sua opera, duolsi che fossero, anche al tempo suo, negletti gli studj, e che «i preti cattolici non intendeano altro che messe e purgatorj, cioè quel che serve alla cocina: gli Evangelici credono aver fatto ogni dovere quando recitarono una predica imparata a memoria».

Tali prevenzioni non promettono l'imparzialità, che in fatto si desidera sempre. Pure quest'opera sì poco conosciuta è delle meglio importanti del secolo passato, lontanissima dallo sprezzo che allora faceasi della storia; cercando la verità negli archivj e ne' carteggi privati, divisando il carattere degli attori, descrivendo i luoghi, mostrando continuamente amore alla patria, alla religione e al proprio soggetto.

Si lagna della pochissima attenzione che gli prestarono i suoi compaesani, del non averlo ajutato, nemmanco per la trascrizione; e non tenuto conto del suo lavoro — modi troppo abituali anche oggi, e massime dov'io scrivo.