[329.] Galilée, par le docteur Perchappe, 1865.
Les fondateurs de l'astronomie; par Joseph Bertrand.
La lettera di Galileo al padre Ranieri, dove racconta per disteso il suo processo, e che dal Tiraboschi fu data come autentica, era stata inventata dal duca Gaetano per prendersi gabbo di esso Tiraboschi. Quando Roma fu invasa dai Francesi, nel 1809, nulla fu più pressante agli spogliatori che di metter la mano sul processo di Galileo. Fu portato a Parigi, e quando nel 1814 Pio VII recuperò gli archivj delle sacre Congregazioni, questo non fu reso, dicendo era bruciato, poi che era smarrito in quell'oceano di carte. Solo Gregorio XVI potè riaverlo; e Pio IX lo consegnò a monsignor Marini che tanto erasi adoprato al suo ricupero; indi reduce da Gaeta, nel 1850 lo donò agli Archivj Vaticani, e fu poi pubblicato da esso monsignor Marini col titolo Galileo e l'Inquisizione (Roma 1850): dov'è compreso anche il processo del 1615.
[330.] Lettera 27 febbrajo 1633. Leviamo queste frasi dalle Lettere inedite di uomini illustri, stampate dal Fabroni, vol. II, p. 272 e seg.
[331.] Era facile rispondere che, se è onnipotente, potè anche far la terra che gira attorno al sole. Esponendogli io gli argomenti che i geologi danno sull'antichità della terra, Carlo Troya mi rispondeva che Dio come creò piante vecchie, così potè creare e le ossa fossili, e gli strati sovvertiti, e le roccie metamorfosate, ecc.
[332.] La sentenza fu letta a velo levato nell'aula del Sant'Uffizio; invitativi i professori di matematica e fisica.
[333.] Il Bernini, nella Storia delle eresie, fa star Galileo prigione cinque anni; Pontéconlant dice che, anche nelle carceri dell'Inquisizione, sostenne la rotazion della terra; Brewster, che fu tenuto prigioniere un anno: Montucla riporta altri che dicono essergli stati cavati gli occhi ecc. Il professore Trouessart (Quelques mots sur le procès et la condamnation de Galilée nella Revue de l'Instruction publique, 1860) che è forse il più diligente ponderatore, in Francia, delle opere del Galilei, e nemico violento delle cose ecclesiastiche, conchiude: Galilée ne fut donc pas soumis à la torture physique. C'est à l'idée, non à l'homme qu'on en voulait. Ces pauvres inquisiteurs, qu'on nous represente comme des monstres, étaient, il faut oser le dire, d'aussi braves gens que vous et moi, c'étaient, pour la plupart, des amis, des admirateurs de l'illustre accusé. Ils furent pour lui bons et cléments, bien plus que ne le permettait la redoutable loi inquisitoriale qu'ils avaient à appliquer. Galilée était un relaps: sa mauvaise intention, je parle en style d'inquisiteur, était évidente... et ils eurent à craindre bien plus, dans ce procès, d'étre accusés d'avoir peché par trop d'indulgence que par trop de rigueur. Les inquisiteurs valaient mieux que l'inquisition, et c'est là encore une moralité consolante, que nous esperons avoir fait sortir de ce procès.
Della tortura si trova bensì cenno nel processo. Et ei dicto quod dicat veritatem, alias devenietur ad torturam, respondit... Io non tengo nè ho tenuto questa opinione del Copernico dopo che mi fu intimato con precetto ch'io dovessi lasciarla. Del resto son qui nelle loro mani, facciano quello che lor piace.
Et cum nihil aliud posset haberi, remissus fuit ad locum suum.
Ciò prova talmente non essergli stata inflitta, che lo stesso Arduini conchiude: «Dunque Galileo ebbe la tortura morale, la più dolorosa delle torture, quella ove egli è tanto grande ai nostri occhi; e chi gliela inflisse riman condannato per sempre».