[322.] Vedasi specialmente Philarete Chasles.
[323.] Arduini, La primogenita di Galileo, Firenze 1864. Egli scrive pure che il levar a cielo il poema del Tasso «non è che un pregiudizio della scuola de' Gesuiti e Gesuitisti, finora interessati e privilegiati maestri di lettere d'Italia» (p. 233) e che si servivano di quel poema sulle crociate per assodar la loro dottrina cattolica.
È notevole che l'aver censurato il Tasso fu apposto come gran colpa alla scuola di noi altri Lombardi, che allora eravamo chiamati romantici, e dappoi clericali.
[324.] Viri Galilæi, quid statis aspicientes in cœlum? fu il testo preso da un predicatore a Firenze. Un'altra applicazione felice di testo trovo in una lettera del Pignoria, 26 settembre 1610: «Le do nuova come in Germania il Keplero ha osservato anch'esso i quattro pianeti nuovi, e che vedendoli esclamò, come già Giuliano apostata, Galilee vicisti».
Guglielmo Libri, che denigra a tutta possa l'operar della Chiesa in quest'affare, non tace che, quando il domenicano Caccini declamò contro Galileo, il Maruffi generale di quell'Ordine ne scrisse scuse a Galileo, dolendosi di dover essere partecipe a qualunque bestialità facessero trenta o quarantamila frati. In Inghilterra, nella patria de' grandi pensatori e non cattolica, e molti anni più tardi, quando Newton insegnò il metodo delle flussioni, v'ebbe dottori che dal pulpito metteano in avviso contro codesti «novatori, gente perduta che cadeano nelle chimere», ed esortavano ad evitare il loro commercio, «pernicioso per lo spirito e per la fede». Saverien, Dictionnaire des mathématiques, tom. I.
[325.] L'autenticità della Bibbia e delle singole sue parti è dogmaticamente stabilita dal Concilio di Trento, dichiarando anatema chi non riceve il sacro testo e le sue parti, prout in Ecclesia catholica legi consueverunt, et in veteri vulgata latina editione habentur. Eppure i più savj interpreti tengono che scientificamente possa discutersi di certi versetti e incisi, e anche correggerli; come, a tacer altro, si fece nell'edizione clementina. Vedi una dissertazione del padre Vercelloni, Sulla autenticità delle singole parti della Bibbia Vulgata.
[326.] Breitschwerth, Vita e influenza di Keplero secondo nuove fonti originali. Stuttgard 1851. Il Capitoul di Tolosa ordinò a Margherita Melaure, verso il 1690, di vestirsi da uomo, benchè ella dicesse d'esser ermafrodito. Saviard conobbe ch'era una malattia, la guarì, ma ci volle un decreto del re per permetterle di vestir da donna qual era.
[327.] «Noi Roberto cardinale Bellarmino, rilevato avendo come il signor Galileo è stato calunniato, e come imputato gli fu d'aver fatto un'abjura in nostre mani, e d'esser stato condannato a salutar penitenza; dietro ricerca fattacene, affermiamo, conformemente alla verità, che il predetto signor Galileo non ha fatto abjura di sorta alcuna, nè in nostre mani nè in quelle d'altre persone, per quanto è a nostra conoscenza, nè a Roma nè altrove, d'alcuna delle sue opinioni e dottrine; ch'ei non è stato assoggettato a veruna salutare penitenza di qualsivoglia specie; che solamente gli si è partecipata la dichiarazione del nostro santo Padre, pubblicata dalla Congregazione dell'Indice, cioè come la dottrina attribuita a Copernico, che la terra si muova intorno al sole, e che il sole occupi il centro del mondo senza muoversi dall'oriente all'occidente, è contraria alla sacra Scrittura, e che in conseguenza non è permesso difenderla nè sostenerla. In fede di che abbiamo scritta e sottoscritta la presente di nostra propria mano, questo giorno 26 maggio 1616. Roberto, cardinale Bellarmino».
Non è inutile ricordare che del Bellarmino stesso l'opera De romano pontifice fu messa all'Indice, poi levatane. La Chiesa non considerò mai come infallibili i decreti delle Congregazioni.
[328.] Dilecte fili, nobilis vir, salutem et apostolicam benedictionem. Tributorum vi et legionum robore formidolosam esse Etrusci principatus potentiam, Italia quidem omnis fatetur: at etenim remotissimæ etiam nationes felicem vocant nobilitatem tuam ob subditorum gloriam ac Florentinorum ingenia. Illi enim novos mundos animo complexi, et oceani arcana patefacientes potuerunt quartam terrarum partem relinquere nominis sui monumentum. Nuper autem dilectus filius Galilæus æthereas plagas ingressus ignota sidera illuminavit, et planetarum penetralia reclusit. Quare, dum beneficum Jovis astrum micabit in cœlo quatuor assectis comitatum, comitem ævi sui laudem Galilæi trahet. Nos tantum virum, cujus fama in cœlo lucet et terras peragrat, jamdiu paterna charitate complectimur. Novimus eum in eo non modo literarum gloriam, sed etiam pietatis studium; iisque artibus pollet, quibus pontificia voluntas facile demeretur. Nunc autem, cum illum in urbem pontificatus nostri gratulatus reduxerit, peramanter ipsum complexi sumus, atque jucunde identidem audivimus florentinæ eloquentiæ decora doctis disputationibus augentem. Nunc autem non patimur eum sine amplo pontificiæ charitatis commeatu in patriam redire quo illum nobilitatis tuæ beneficentia revocat. Exploratum est quibus præmii magni duces remunerentur admiranda ejus ingenii reperta, qui Medicei nominis gloriam inter sidera collocavit. Quinimo non pauci ob id dictitant, se minime mirari tam uberem in ista civitate virtutum esse proventum, ubi eas dominantium magnanimitas tam eximiis beneficiis alit. Tum ut scias quam charus pontificiæ menti ille sit, honorificum hoc ei dare voluimus virtutis et pietatis testimonium. Porro autem significamus solatia nostra fore omnia beneficia, quibus eum ornans nobilitas tua paternam munificentiam non modo imitabitur, sed etiam augebit.