[318.] È ristampata fra le opere di Galileo a Firenze, tom. V, 1854: «Da questi fondamenti e dalle dichiarazioni loro si manifesta l'opinione pitagorica e la copernicana essere tanto probabile, che forse non è altrettanto la comune di Tolomeo; perchè da quella se ne deduce un chiarissimo sistema ed una maravigliosa costituzione del mondo, molto più fondata in ragione ed in esperienza, che non si cava dalla comune, e si vede chiaramente che si può salvare; di modo tale che non occorre ormai più dubitare che ripugni all'autorità della sacra scrittura, nè alla verificazione delle proposizioni teologiche; ma anzi con ogni facilità non solo i fenomeni e le apparenze di tutti i corpi, ma scopre anco molte ragioni naturali, che per altra strada difficilmente si possono intendere».
[319.] Altri scrisse contro il moto della terra, fra cui
Accarisi, Terræ quies, solisque motus demonstratus (Era qualificatore della santa Inquisizione) Roma 1637.
Grandamico, Nova demonstratio immobilitatis terræ. Flexiæ 1645.
Dubois, Liber de veritate et auctoritate s. scripturæ in naturalibus contra Christophorum Wittichium. Trajecti 1654. Contro di questo fu scritta Demonstratio mathematica ineptiarum J. Durandi in oppugnanda hypothesi Copernici et Cartesii de mobilitate terræ. Roma 1656.
Anche nel 1806, un Domenico Pino milanese stampava a Milano L'incredibilità del moto della terra, opuscolo ove compendia quanto disse in tre tomi dell'Esame del newtoniano sistema intorno al moto della terra. Non si sgomenta delle opinioni contrarie, giacchè anche la teoria dei vortici di Cartesio fu per un pezzo abbracciata e promossa comunemente. Naturalmente è condotto a parlare del processo di Galileo. A sostener la sua tesi si vale della scienza, e non solo dell'autorità.
Quando il dottor Cullen fu elevato arcivescovo di Dublino, un giornale asserì che esso avea pubblicato un libro sostenendo il sistema tolomaico, e ribattendo il copernicano, e con esso tutti gli acquisti della scienza moderna: così esigere la Chiesa cattolica. Il fatto era falsissimo, ma come tante altre falsità continuò e continua ad essere ripetuto: e qualvolta si vuole screditar la Chiesa cattolica come nemica del sapere, si cita l'arcivescovo Cullen e il suo libro che nessuno ha veduto: e pur dianzi ne parlava con orrore il Times, come si parla e riparla della tortura di Galileo.
[320.] Anche l'illustre Cremonini era avverso a Galileo; onde Daniele Antonini friulano scriveva a questo: «Possibile che si trovino al mondo uomini così goffi, e quel ch'è peggio, che sian quelli stimati saputi? che cosa si potrebbe fare al mondo per farli confessare la verità, se il fargliela vedere con gli occhi proprj non basta? Da una parte me ne rido, dall'altra mi vien collera, e voglia quasi di dire come quel buon religioso, che, se io fossi messer Domenedio, non sopporterei che vivesse tal razza d'uomini irragionevoli. Ma credo che messer Domenedio lasci costoro acciò servano per buffoni della madre natura».
Noi diciamo per espiazione a qualche velleità d'ambizione.
[321.] Dialoghi, IV giornata. Surrogava l'esperienza anche all'analisi, come fece cercando la quadratura della cicloide. Costruiva delle cicloidi con foglie che poi pesava accuratamente, e così trovò che l'area di quella curva è eguale a tre volte l'area del circolo descrivente. Si sa quanto attorno a quel problema s'affaticarono, cominciando dal cardinal di Cusa, e finchè l'analisi infinitesimale lo risolse con facilità.