[310.] «Fatti che basta rammentare per sentirsi raccapricciar d'orrore (sic) ed empir l'animo d'indignazione». Così lo Zobi, il quale commisera la Toscana che stava allora «sotto il ferreo scettro della casa Medici, che oppresse Firenze pel corso di 205 anni».
[311.] Galileo la sua scoperta di saturno tricorporeo velò sotto quest'anagramma: Altissimum planetam tergeminum observans.
[312.] Hist. de l'astronomie moderne.
[313.] Mécanique analytique, p. 207. Nella prima parte della Statica Lagrangia rivela i meriti meccanici del Galilei. Anche Arago diminuisce il merito delle scoperte celesti di Galileo, e dice che poche ore poteano bastare alle osservazioni ch'esso fece nel 1610 e 1611.
[314.] Si ha una lettera di Martino Hasdale a Galileo, che gli riferisce come Keplero si lagnava non avesse neppur mentovato il Bruno nel suo Nunzio sidereo. Op. di Galileo, c. VIII, p. 59. Esso Keplero parlò del Bruno in una lettera al dottor Brenger, il quale gli rispondeva: «Tu scrivi di Giordano Bruno, abbruciato colle fascine (prunis tostus). Il fatto è certo? e in qual tempo e perchè finì così? Ho compassion di lui» (J. Kepleri opera, ed. di Frisch., vol. II, p. 592). Il Keplero rispondeva sapere dal Walcher che fu arso in Roma, e sopportò con costanza il supplizio, pur asserendo che tutte le religioni son vane, e che Dio s'immedesima col mondo, col circolo, col punto. E il Brenger, uom positivo, a stupirsi della insania del Bruno, il quale, se non credeva esistere alcun Dio vindice della colpa, poteva impunemente simulare, e così sottrarsi alla morte.
Questi indizj sarebbero da aggiungere a quanto dicemmo sulla morte del Bruno, oltre quelli recati dal professore Berti in una vita di esso, di cui una parte stampò dopo quel nostro discorso.
Esso Bruno fu infervorato del sistema di Copernico, cui salutava come un nuovo Colombo che sorpassa i confini, e abbatte le muraglie fantastiche, e sprigiona la ragione umana da altri ceppi inventati dalla filosofia plebea. Eppure, sebbene processato, non troviamo che al Bruno si facesse colpa di tale opinione.
[315.] Annal. Bojorum. Lipsia 1710, pag. 262.
[316.] Chi rinfaccia sempre il lusso dei nunzj apostolici, voglia non dimenticare questo Nicolò da Cusa, nunzio di quattro papi, fatto cardinale da Nicolò V. Allorchè nel 1451 andava nunzio in Germania, fu incontrato da magnati in gran pompa, ma ipse super mulum suum cum exiguo romano comitatu humiliter insidens, cruce argentea a domino apostolico sibi data, cum suo stipite deargentato semper præcedente, ad ecclesiam processionaliter deductus, ibidem devote fuit susceptus... ab omni munere manus suas servavit: quod tamen terræ magnates et alii divites copiose offerebant, esculentis et poculentis, sine quibus vita præsens transigi non potest, tamen exceptis... Vedasi Clemens, Giordano Bruno et Nicola von Cusa, 1847.
[317.] Varj Italiani pretesero alla priorità nell'insegnare il sistema di Copernico. Tommaso Cornelio, che nel secolo XVII scriveva Problemata physica, dice che Gerolamo Tagliavia calabrese molto avea pensato sopra questo sistema e scritto alcune cose, che dopo la sua morte vennero in mano di Copernico. Migliori titoli potrebbe addurre Domenico Maria Novara ferrarese, morto il 1514 in Bologna, dove essendo professore d'astronomia, ebbe scolaro e compagno delle osservazioni Copernico. Ciò attesta Giorgio Gioachimo Retico, compagno e amico del Copernico (Narrat. de Copernico etc.), il quale soggiunge che questo ancor giovane spiegò astronomia in Roma, e v'ebbe moltissimi uditori, anche ragguardevoli.