Avendo noi ripetuto che Lutero dissuadeva dalla guerra contro i Musulmani, giustizia vuole che accenniamo come Melantone vi esortava Carlo V, e soggiungeva: «Per cominciar la guerra turca, bisogna ch'e' passi in Egitto con una flotta ben fornita, onde forzar le armate turche ad abbandonare l'Europa. È serbato al nostro secolo di veder questa eroica impresa, che, a parer mio, è divinamente preparata e che sarà il segnale della decadenza dell'impero turco». Corpus reformatorum, edizione di Bretschneider, t. VII, 683.
[303.] Federico Morin, nel Dictionnaire de phylosophie et de théologie scholastique, ch'è il più ampio ed erudito e insieme vigoroso trattato di questa scienza, mostra, oserei dire esagera gl'immensi meriti de' filosofi del medioevo, e asserisce che la Riforma, anzichè essere una riazione della libertà, repressa in quelli, contro l'autorità cui si fosse data troppa prevalenza sopra i diritti della coscienza, fu invece il disastro della libertà razionale, surrogandovi il fatalismo razionale. E lo prova da ciò, che la Riforma imputava gli scolastici di sottomettere la teologia alla loro scienza, cioè di seguir piuttosto i barlumi della ragione che la voce infallibile della fede: e negava all'uomo il libero arbitrio, sostenuto invece apertamente dalla teologia.
[304.] Il Lagomarsino, commentando le lettere del Pogiano (vol. IV, p. 335) dice: Fuit illa hominum ætate cum multorum ingens in Italia græcarum literarum studium, tum egregia in italis hominibus græca interpretandi facultas.
[305.] Qui quidem tali ingenio præditi, barbari certe non sunt. Non enim quos a nobis montium excelsitas aut latitudo æquorum disjunxit, sed qua cum veræ religionis cultu non peragravit humanitas et artium amor ingenuarum, ea certa et sola est barbaries. Sadoceti, Phædr., pag. 561.
[306.] Ch. Villers, Essai sur l'espritt e l'influence de la Réforme. Parigi 1806.
[307.] «Un principio più ampio e assoluto venne espresso dal Machiavelli; il quale però non sembra averne misurata appieno la grandezza, l'universalità, l'efficacia, poichè ne fece uso in modo scarso e ristretto. Il qual pronunziato si è che, a volere che una setta o una repubblica viva lungamente, è necessario ritirarla spesso verso il suo principio. Il che torna a dire che l'ideale progresso verso l'unità e la perfezione finale è un regresso verso l'unità e perfezione primitiva. Tal è la formola cristiana, che è la sola vera. Noi dobbiamo pertanto risalire verso il medioevo, per ciò che spetta all'idea, perchè il medioevo, ch'è essenzialmente ideale, è il principio, onde mosse la civiltà moderna.... Il medioevo fu barbaro e cristiano. La barbarie, che deriva dal predominio del senso, è per se stessa un elemento negativo, e consiste nel difetto di coltura civile. Di costa a questo difetto, ai mali, alle tenebre, alle calamità, che ne nascevano, pullulavano nella età media i germogli di una civiltà meravigliosa, essenzialmente cristiana, e avvalorata dalle sane reliquie dell'antica umanità e gentilezza. Ma questa pianta era giovine, e i suoi fiori erano chiusi, o cominciavano appena a sbocciare: la stagione era piena e ricca di speranze, propizia alla coltura, lieta di frutti primaticci e tenerelli, che promettevano un maturo e abbondante ricolto.... Il progresso moderno dee essere l'esplicazione della civiltà potenziale, contenuta negl'istituti del medioevo.... Non vi ha alcun rischio, svolgendo i semi positivi e cristiani dell'età trascorsa, di dar nel barbaro; perchè in tanto allora il mondo era barbaro in quanto i preziosi germi non erano esplicati. La barbarie di quella età era tutta gentilesca; tramandata ai popoli cristiani, parte dal politeismo greco-latino, parte e assai più, dalla fiera superstizione dei popoli boreali.... Ma la società ecclesiastica, che vegliava fra le ruine colla sua mirabile struttura, e colla forte unità, spense a poco a poco la violenza e l'anarchia feudale, coltivando, svolgendo i rudimenti civili di autorità governatrice e di libertà nazionale; i quali ridotti quasi a nulla, pur non erano morti, e sopravvivevano nei sovrani, e nei Comuni. Oggi non è più duopo provare che i papi e i vescovi del medioevo, cioè la monarchia e l'aristocrazia elettiva della Chiesa, creavano i popoli ed i re; e con essi le nazioni moderne: la cui vita e il fiore dipendono dall'amichevole concordia del potere e della libertà, delle nazioni e dei principi».
Gioberti, Introd. allo studio della filosofia. Conciliarlo col riferito più sopra non è impresa che ci torremmo.
[308.] Il Sismondi nel famoso cap. 127 della storia delle Repubbliche italiane avea detto che «la Chiesa sostituì lo studio de' Casisti a quello della filosofia morale». Il Manzoni rispondeagli che le dottrine de' Casisti non vanno attribuite alla Chiesa, la quale non si fa mallevadrice dell'opinione di privati, nè pretende che alcun de' suoi figli non possa errare: i Casisti fondaronsi su ragionamenti e autorità umana, piuttosto che sulla Scrittura o la tradizione: e appunto quelli che, nella Chiesa, si elevarono contro le loro asserzioni, vi opposero la Scrittura e la tradizione.
Il medesimo Sismondi al famoso predicatore americano Channing scriveva qui: Ceux qui croient que la moralité ne consiste qu'en quelques préceptes vite épuisès, me semblent des observateurs bien superficiels. Plus au contraire on l'etudie, plus on voit le champ s'elargir. Ou peut s'en convaincre en lisant les milliers de livres ecrits sur des cas de conscience dans l'Église catholique. Le secret du confessional, la necessité d'accorder enfin l'absolution et de maintenir le pouvoir sacerdotal, ont certainement fait dévier les casuistes, et créer avec leur aide ce qu'on a appelé la moral jésuitique: toutefois des grands progrés ont été faits par eux dans cette noble science, et nous leurs devons peut-étre plus qu'à la Bible elle-méme l'etablissement du système de moralité chrètienne.
[309.] Gerusalemme Conquistata XX, 77.