Il marchese Francesco Nerli, ambasciadore del duca di Mantova a Roma, scriveva al duca:
«Languivano le antiche glorie nella Corte di Roma, non senza discapito della nostra santa religione negli ultimi periodi del vivere d'Innocenzo X, avendo non solo la più infetta Germania e le rabbiose lingue di tutti gli eretici, ma le bocche profane d'empj cristiani, vomitato ignominiosi improperj contro la sacrosanta maestà papale: o che li ministri del defunto pontefice, o che l'avara natura dei più cospicui nella Casa Pamfilia, fosse bastevol materia ad eccitar da ogni parte contumaci clamori. Con queste obbrobriose memorie caduto infermo per alcuni mesi, l'odiato pontefice terminò con l'idropica sete di respirare l'aure vitali».
[344.] Bayle alla voce Chigi. Il libro suo sopra accennato è Judicium theologicum super quæstionem an pax qualem desiderant Protestantes sit secundum se illicita..... opera ac studio Ernesti De Eusebiis civis romani.
[345.] Della costui politica, di cui tanto ebbe a soffrir l'Italia, così rideva Pasquino:
Guerra a Cesare muove e propon pace,
Pronto sempre egualmente a pace e guerra
Quel ch'è sì glorioso in guerra e in pace,
Arbitro della pace e della guerra.
Guerra, dic'egli, io porto, e porto pace,
Ciò che vuol scelga il mondo, o pace o guerra: