[469.] Lettere teol. politiche.
[470.] È qualcosa più che ridicola il veder quest'atto riprodotto da Carlalberto nel 1831. A Ciamberì nel 1631 fu stampata «Apologia francese per la serenissima casa di Savoja contro le scandalose invettive intitolate Première et seconde Savoysienne». Questo libello gli accusava, 1º d'avere usurpato parecchi Stati ai re di Francia; 2º di averne usurpato altri agli imperatori; 3º d'avere recato grandi offese alla Chiesa. L'apologista, che è lo storiografo di Savoja, risponde trionfalmente a queste tre accuse, e divide la sua apologia in tre parti: l'Apologia francese, l'Apologia imperiale e l'Apologia romana, e stabilisce che la casa di Savoja «ben lungi dall'usurpare indebitamente gli Stati dell'Impero, vi ha riunito quelli che n'erano distratti, sottomettendo all'obbedienza coloro che si mostravano ribelli. E la santa sede e la Chiesa non hanno mai avuto figli più obbedienti dei reali di Savoja, che i sovrani pontefici in riconoscenza del loro zelo onorarono dei più grandi elogi».
[471.] Ap. Becan, T. V, opusc. 17, aph. 15, De modo propagandi calvinismi. Vedi Lucii Cornelii Europaei Monarchia solipsorum. Venezia 1645, più volte ristampato con operette satiriche di Gaspare Scioppio. Invece di Clemente Scotti, altri ne crede autore il gesuita Melchiorre Inchofer.
N'è una traduzione fatta a Lucca il 1760, e una del 75 fatta a Lugano.
[472.] Il Botta, acerrimo contro i Gesuiti, scrive: «In ciò tanto maggior lode meritano quanto non solamente si conservarono immuni da questa peste dell'inquisizione, ma s'ingegnarono anche coi loro consigli e credito di moderarne il furore ne' paesi in cui ella più crudelmente infieriva». Cont. del Guicc., L. IV.
Il più fiero nemico de' Gesuiti, frà Paolo Sarpi il 14 febbrajo 1612 scrive al Leschasserio, non veder come quel capo del Direttorio degli Inquisitori, dove si ordinano i processi secreti, e le condanne da secretamente eseguirsi dai crociati, possono imputarsi ai Gesuiti, cum illi, neque in Hispania, neque in Italia, inquisitioni se immisceant: rogo te perscribas quonam modo in eos accomodaveritis. Pare che il Leschasserio gli avesse detto che l'Inquisizione avea fatto un processo segreto contro esso frà Paolo, e demandata l'esecuzione ai Crociati. Ma il Sarpi dice che essi Crociati sono ben pochi in Italia, nel napoletano non essendovi inquisizione, e nel veneto non può far nulla senza intervento del magistrato secolare, nè aver famiglia armata, nè arrestare. Non ha mai letto la parabola del giuramento di questi Crociali, nè le preci che dicono prima d'andar in guerra, nè mai gli era venuto in mente che di tali formole o preci si facesse uso.
[473.] Vedasi l'opera di Navarrette De viris illustribus in Castella veteri soc. Jesu ingressis et in Italia extinctis. Bologna 1797.
[474.] Vedasi il Theiner, che pur loda Clemente XIV per coraggio, prudenza, grandezza.
[475.] In pochissimi anni noi vedemmo ucciso il duca di Berry, erede del trono di Francia; forse quindici volte attentato alla vita di Luigi Filippo: quattro alla regina d'Inghilterra; al re di Prussia nel 1850, poi nel 61: trafitto l'imperatore d'Austria nel febbrajo 1853; ucciso il duca di Parma nel 54: la regina di Spagna assalita nel 1852 e 1856: colpito il re di Napoli nel 1858: a Napoleone III attentato più volte, e ferocemente dall'Orsini: alla regina di Grecia nel 62: all'imperatore di Russia nel 66 ed ora a Parigi dove correggo questi fogli (giugno 1867): ucciso il presidente degli Stati-Uniti nel 65: a tacer gli attentati d'assassinj, confessati dai proprj autori, contro i re di Piemonte e contro ministri: e l'uccisione di tanti capi di partito, come Kotzehue, Giuseppe Lee, Pellegrino Rossi ecc.
Questo sostituire la ragione individuale alla sociale, accreditato sotto l'impero romano, e che non tolse vi fossero pessimi principi, rivisse al tempo della rivoluzione francese, e non parlavasi, non effigiavansi che pugnali: cento giovani giurarono spargersi per assassinar i sovrani che la convenzione lor designasse: lo stesso Chénier Andrea cantava: