[492.] Esistono negli archivj, e presto saranno pubblicate dal signor Kervyn de Lettenhove nel Belgio, lettere di Maria Teresa, che rimprovera a suo figlio il farnetico delle innovazioni ecclesiastiche.

[493.] Era Gaetano Incontri (-1781) di cui lodaronsi grandemente la spiegazione sopra la celebrazione delle feste. Il suo Trattato teologico sulle azioni umane, denunziato alla sacra Congregazione, non fu trovato riprovevole.

[494.] «Molti invero sono i pregiudizj che dalla libertà di pensare, di parlare, di leggere ho riconosciuto esser derivati alla nostra santa religione da qualche tempo in questa nostra città, e che hanno aperto più libero il campo al libertinaggio, dappoichè le podestà ecclesiastiche non hanno potuto usare dell'autorità loro; ed essendone da più parti giunta la notizia alla santa sede, ho ricevuto dei forti eccitamenti dal sommo pontefice per riparare agli abusi onde l'ho supplicato a confortarmi col suo ajuto nell'adempimento del mio ministero. All'occasione, nelle maniere più proprie, ho pensato alle volte, affine di non mancare verso il popolo alle mie cure spirituali confidato, d'istruirlo con degli avvertimenti pastorali, e mi è stato impedito come è noto; me ne sono rispettosamente rammaricato; ho fatto sovra a varj punti appartenenti alla religione ed al costume, siccome sopra altre materie concernenti l'ecclesiastica disciplina, delle umili rappresentanze, e per mio demerito non sono stato esaudito. Vostra eccellenza sa quante volte mi sono dato l'onore d'essere ad ossequiarla per parteciparle le mie più riverenti e fervorose istanze; sicchè confesso che nelle divisate contingenze mi trovo alquanto disanimato. Qualora poi venga assistito nell'esercizio del mio vescovile impiego dalla suprema autorità che vivamente imploro, m'incoraggierei molto, nè avrei più che desiderare. Con tal fiducia pregando V. E. a riprotestare all'imperial consiglio la mia più distinta venerazione mi pregio di rassegnarmi di V. E. ecc.». È del 1752. A proposito dell'abolizione della censura avendo il vescovo di Chiusi mosso alcun richiamo, fu obbligato ritrattarsi, e scriveva: «Sacra Cesarea maestà. Con estremo rammarico e cordoglio dell'anima mia appresi da sua santità le aspre doglianze avanzate dalla maestà vostra contro la mia povera persona, come che abbi avuto il temerario ardimento di offendere la di lei imperiale persona, mio augustissimo sovrano... Mi riconosco in debito di presentarmi ossequioso al trono della c. m. v. ecc.»

[495.] Prima memoria del 21 luglio 1781.

[496.] Così il Ricci, nell'autobiografia manuscritta.

[497.] La sua Justification de frà Paul Sarpi (Parigi 1811) sono lettere a un magistrato (presidente Agier) in difesa dell'indole e dei sentimenti di frà Paolo. Nel 1820 stampò a Lipsia il Catechismo de' Gesuiti, in sei dialoghi fra un avvocato e un Gesuita, imitando, troppo da lontano, le Provinciali di Pascal. Mandò una lettera di adesione alla costituzione civile del clero francese. Col Gregoire viaggiò in Inghilterra, in Olanda, in Germania; separandosi, convennero che, l'ultimo giorno di ogni mese, alle sette del mattino si prostrerebbero innanzi a Dio a pregare uno per l'altro soccorsi spirituali. Quest'accordo saputosi, fu imitato da altri, che sebben lontanissimi e neppure conosciuti, s'associavano ad ora fissa nella preghiera.

[498.] Oltre molte opere letterarie, e principalmente versi, e molte traduzioni, fra cui i Principj sull'essenza delle due podestà del La Borde, e quel che dicemmo sopra la Via Crucis e il Sacro Cuore, scrisse sopra la definizione della Chiesa, inserita nel catechismo adottato da quattro vescovi toscani: Annotazioni sopra le annotazioni pacifiche d'un parroco cattolico (era il Marchetti) al vescovo di Pistoja: alle quali fecero sgarbata risposta l'Esame d'un giovane ecclesiastico, che era l'abate Sintich di Veggia, e alcune lettere del canonico Muzzani. Caduto agli Austriaci il Veneto, il Pujati si ritirò nel convento di Praglia, e visse esemplarissimo.

[499.] Ricasoli Anton Giuseppe studiò col Ricci sotto il Lami, poi sotto monsignor Filippo Martini; fece tradurre e stampare la Storia ecclesiastica del Racine, poi le opere del Machiavello, sebbene il nunzio Crivelli vi si opponesse invano, perchè l'arcivescovo Incontri (dice il Passerini) era uomo che sapea discernere il bene dal male, e convenne col Ricci sul pregio del Machiavello e sull'utilità di far più popolari le opere sue (Genealogia nella casa Ricasoli, f. 212). Morì del 1783 mancando al Ricci «uno de' più validi ajuti nell'opera di riforma che aveva intrapresa» (ibid.).

[500.] Tra la farragine d'opere pubblicate allora, citiamo:

Memorie istorico-ecclesiastiche per servire d'apologia a quanto viene presentemente praticato in differenti corti d'Europa per condurre la disciplina ecclesiastica, e specialmente regolare (per quanto sia possibile) nel primiero suo istituto, opera d'un italiano; colla falsa data di Conisberga 1782, e l'avviso che si vende dal librajo Bindi a Siena.